Sembrava di essere tornati indietro di qualche anno, quando un arrembante Michael Schumacher, seppur in deficit di prestazioni, riusciva, grazie al suo talento, a far balzare una Ferrari poco convincente davanti a tutti, conquistando vittorie e mondiali a suon di prodezze.
Il sogno però è durato troppo poco: solo 18 giri per tornare subito sulla terra. La Ferrari è in netta difficoltà, ma Domenicali non getta ancora la spugna.
LA GARA - Il via è stato un sogno tutto ferrarista, con Alonso che riesce a scartare la McLaren di Hamilton e il duo Red Bull portandosi in testa al Gran Premio con una mossa degna dei suoi due titoli iridati. Per 18 giri riesce a tenere il passo mandando letteralmente in visibilio le tribune catalane, nonostante sia seguito come un’ombra dal tedesco Vettel fino al primo stop.
Purtroppo la gioia nella scuderia italiana finisce presto: Alonso viene passato da Hamilton e Vettel durante il primo cambio gomme e successivamente da Webber e Button (l’unico a fermarsi solo tre volte) al momento di montare le coperture dure.
Un vero e proprio tallone d’Achille per le rosse di Maranello, già in crisi con la loro grave mancanza di carico aerodinamico rispetto alla concorrenza. Si è passati dal condurre il Gran Premio dall’inizio della gara, ad arrivare quinti e doppiati dai due team che, in questo momento, sembrano imprendibili per tutti.
La Ferrari e Alonso non sono stati gli unici a patire sofferenze nel torrido caldo del circuito di Montmelò: le due Mercedes hanno navigato quasi sempre nelle retrovie mentre Felipe Massa, dopo una serie di errori e di pit-stop poco felici (ormai una prassi per lui), si è dovuto arrendere con il cambio bloccato in folle. Da segnalare la “grande” performance del Team Lotus, con Kovalainen autore di una strepitosa qualifica, arrivando nella Q2 per la prima volta da quando il team è entrato in Formula 1 e con il sempre affidabile Jarno Trulli, addirittura transitato settimo durante la metà d
ella corsa. Un team in forte crescita, forse l’unico che riuscirà ad evolversi realmente tra quelle scuderie volute a tutti i costi l’ex presidente della Federazione Max Mosley.
ANCORA GOMME PROTAGONISTE - Ormai il copione è lo stesso e si ripete dall’Australia: sono le gomme a decidere le corse in questa stagione e probabilmente decideranno anche il mondiale, già per metà ipotecato dalla Red Bull e da Vettel.
I team e i piloti che riescono a conservare un treno di pneumatici morbidi nelle qualifiche, si ritrovano in gara con un treno nuovo in più e una performance sul giro inattaccabile da tutti, perfino da chi può usufruire dell’ala mobile, che come abbiamo visto in Spagna (ma già era chiaro a Melbourne), non può aiutare nei sorpassi in tutte le piste del calendario.
La Ferrari sembra non digerire le nuove hard Pirelli, eppure Hamilton ha realizzato il giro più veloce della gara proprio con questi pneumatici: un segnale per il team di Maranello. Sembra proprio che i problemi della rossa non siano unicamente legati alle gomme e soprattutto, siano ben più grandi di quanto si pensi.
DUBBI FINO A VALENCIA – Il prossimo weekend si correrà nel Principato di Monaco, un circuito dove tutto può succedere e che, quindi, non farà testo per le strategie future delle scuderie.
Dopo un lungo dibattito pare che l’uso dell’ala mobile venga consentito, anche se tutti i piloti hanno espresso parere contrario, soprattutto per le libere e la qualifica dove l’uso del DRS è libero. Charlie Whiting si è riservato di analizzare la questione e di parlarne con i piloti al briefing tecnico del giovedì direttamente a Montecarlo.
Intanto la Federazione ha reso noto nelle settimane scorse che tutti i team che montano un sistema di scarichi soffiati (attualmente sono dieci) dovranno rimuovere ogni sistema dalle loro vetture in tempo per il Gran Premio del Canada. I sistemi soffiati di scarico, di cui Red Bull fa la sua arma migliore, sembra che sfruttino una falla del regolamento tecnico (l’ennesima): infatti la farfalla del gas resterebbe aperta anche quando il pilota rilascia il gas, così da consentire al calore generato dagli scarichi di soffiare comunque all’interno dei diffusori dalle vetture.
Le monoposto ne trarrebbero un enorme vantaggio in curva considerato che questo sistema aiuta il grip sul posteriore della monoposto, generando un elevato carico aerodinamico e, quindi, ad una migliore prestazione sul giro.
La Federazione ha giudicato questi sistemi di soffiaggio contrari allo spirito del regolamento e pertanto dovranno essere rimossi: quello che tutti gli appassionati si chiedono è il perché la federazione abbia deciso solo ora l’abolizione di questi sistemi, introdotti nel mondo della Formula 1 nel lontanissimo 1996 e sfruttati al pieno delle potenzialità proprio dalla Red Bull dal 2009 ad oggi. Forse un modo per correre ai ripari nella speranza di salvare un mondiale che sembra già deciso? A rendere il tutto più movimentato ci si è messa anche la HRT, che ha promesso di presentare ufficialmente ricorso proprio durante il weekend monegasco: il team spagnolo chiederà una squalifica per tutti i team che ne faranno uso (praticamente tutto lo schieramento), chiamando in causa la Federazione, che dovrà esprimersi.
Uno stravolgimento che creerà non pochi problemi a tutte le scuderie, visto che dovranno ricostruire le loro vetture praticamente da zero e in un periodo in cui tutti si battono per risparmiare: è lecito chiedersi perché questi dubbi non siano sorti prima dell’inizio della stagione. In tutto questo caos in arrivo, ne potrebbe cogliere i frutti proprio la Ferrari.
Escludendo la lotteria di Montecarlo, alla Ferrari confidano in un salto di qualità in queste tre gare (Monaco, Canada e poi Valencia), dove Pirelli porterà gomme soft e super-soft, le più congeniali alla 150° Italia: la Scuderia italiana dovrà spremere al massimo ogni risorsa per cercare di recuperare un distacco oggi abissale. L’alternativa sarà concentrarsi sulla prossima stagione.
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