La quarta tappa del Mondiale Superbike si è svolta a Monza. Fusi Orari ha seguito per voi l’evento per intero, in un week-end passato all’autodromo lombardo, tempio indiscusso della velocità.
SABATO: LE PROVE - Moto non vuol dire solo GP: anche la Superbike, classe minore, ha il suo fascino e la sua importanza, soprattutto per i veri appassionati delle due ruote. Innanzi tutto si tratta di moto “comuni” ossia di modelli tranquillamente in vendita al pubblico, con ovvie modifiche per correre in pista, ma fondamentalmente uguali a quelle che possiamo acquistare nei concessionari. Piloti non più giovanissimi, oppure per cui non c’è più posto nelle classi regine, finiscono a correre in questa categoria, come, allo stesso tempo, giovani leve che vogliano farsi le ossa per essere poi notati e magari fare il grande salto nelle classi più al top. L’autodromo di Monza fa sempre il suo effetto, seppur in un sabato qualunque. Già dalla prima mattinata i paddocks sono allestiti ed in piena attività, così come le varie hospitalities. Il programma della giornata prevede sia dei turni di prove libere che poi le prove ufficiali di qualificazione per stabilire la pole position. Curiosiamo fra i box, e tanti nomi ci sono sconosciuti. Alcuni, invece, sono ben noti: Carlos Checa, spagnolo, classe 1972, ha militato un po’ ovunque, in primis in Moto GP (o 500, come si chiamava una volta): con il suo numero 7 ora corre per il team Althea Racing su una Ducati 1098R. Poco distante, Max Biaggi, team Aprilia Alitalia, moto Aprilia RSV4 con il numero 1 visto che è campione del mondo in carica (di solito corre con il 3), noto non solo per le sue performances sulle due ruote ma anche per il carattere un po’ polemico e non sempre riguardoso nei confronti dei colleghi. Accanto, una new entry della Superbike, proveniente direttamente dalla Moto GP: Marco Melandri (detto inspiegabilmente “Macho”), team Yamaha World, su una Yamaha YZF R1 con il numero 33. Nelle prove per la pole, vola Biaggi, seguito dall’irlandese Eugene Laverty su Yamaha (compagno di squadra di Melandri) e Jonathan Rea su Honda. Solo undicesimo Carlos Checa, che al momento guida la classifica piloti. Ci sono anche altre classi, Superstock 600 e 1000 e W Supersport, che si alternano con la Superbike, anche se è quest’ultima a fare da padrona. Seguendo le prove della Superbike, ci troviamo fianco a fianco con parte del team S.S. Lazio che, oltre alla ben nota squadra di calcio, scopriamo avere un team in classe Superstock 1000. Il loro giovane pilota, Andrea Boscoscuro, ci racconta un po’ la vita di un ragazzo di 21 anni che ha deciso di fare delle due ruote la sua vita. Tornando alla Superbike, il pubblico sembra amare molto Melandri, davanti al cui box c’è sempre molta gente, ed in secondo luogo Biaggi: forse perché sono italiani? Può essere. Nessuno dei due è molto cordiale, non si fermano per autografi né rilasciano un saluto od un sorriso. No comment.
DOMENICA: LE GARE - La domenica la calca è decisamente maggiore, ma ci sta: ci sono le gare! Seguiamo per primo la gara delle Superstock 1000, ma purtroppo il nostro nuovo amico cade, insieme ad altri colleghi, non terminando la gara e facendosi pure male. A lui, ed agli altri incidentati, vanno i nostri migliori auguri! Ci dirigiamo verso le motor homes, dove i piloti alloggiano. Escono tutti su un motorino, guidato da loro o da altri, per raggiungere il proprio box. Qualcuno, invece, ci va in bicicletta! Biaggi e Melandri passano e tirano dritti, lasciando a piedi le rispettive (ed altissime) compagne; si fermano e salutano sorridenti Laverty e Checa, dimostrando ancora una volta classe e modo. Per tutti, due manches di gara. La prima manche, che parte a mezzogiorno, vede la vittoria proprio della Yamaha numero 58 di Laverty su Biaggi a 1.575 ed Haslam su BMW a 3.078; solo nono Checa. La seconda manche parte alle 15.30 sotto un sole cocente. Alla prima variante il gruppo arriva compatto e molto forte: cade il primo pilota e, ad effetto domino, altri assaggiano l’asfalto. Proprio davanti a noi vengono raccolti da terra il britannico Haslam (che di nome fa Leon: forse i suoi genitori sono fans de Le Cronache di Narnia), che esce in piedi ma zoppicando, ed il ceco Jakub Smrz, su una Ducati del team Effenbert-Liberty dai colori terribili. Jonathan Rea cade per colpa di una delle due moto che gli arriva dritta nelle ruote: si rialza, riparte, ma non arriva al giro successivo. Parte forte Biaggi e sta in testa per un bel po’, staccando gli inseguitori. Checa è decisamente lontano; seguono Laverty e Melandri non troppo a portata di ruota. Ad un certo punto passa per prima la Yamaha del ravennate: Biaggi è arretrato di diverse posizioni. Non avendo maxi schermi nella nostra postazione, veniamo a sapere solo a gara terminata che gli è stata inflitta una penalità a causa di un "lungo" alla prima variante nel corso del dodicesimo giro: il romano, infatti, è rientrato dopo essersi voltato, ma senza seguire il percorso tracciato nella variante che è previsto in questi casi. La Direzione di Gara lo ha quindi penalizzato con un ride-through che ha dovuto osservare, perdendo molte posizioni e chiudendo, dopo aver comunque recuperato un po’, ottavo. In testa continua la lotta Melandri-Laverty, che ricorda quella dell’ultimo Moto GP fra Lorenzo e Pedrosa: all’ultimo giro, poco prima di tagliare il traguardo, l’irlandesino infila il compagno di squadra e va a vincere. Terzo arriva l’italiano Michel Fabrizio su Suzuki GSX-R1000 (team Suzuki Alstare). Carlos Checa arriva decimo, decisamente in difficoltà: era risalito fino alla sesta posizione, per poi arretrare nel corso della gara. Nel giro di saluto a gara terminata, l’atteggiamento dei piloti conferma la loro personalità: Laverty e Checa passano e salutano le tribune sia a destra che a sinistra; Biaggi, non solo non saluta, ma alla prima variante passa dritto saltando le curve e quindi l’avvicinamento al pubblico. Poco dopo questa curva, Checa si ferma e la sua Ducati inizia a fumare bianco. Molto insolito, il pilota spagnolo tranquillamente scende dalla moto, esce di pista, proprio sotto la nostra postazione, e si avvia a piedi, casco in mano, ai suoi box, come uno spettatore qualsiasi, salutando il pubblico che lo acclama.
CARLOS CHECA, CAMPIONE AL 100% - E’ proprio lui che avviciniamo a fine gara, ancora con la tuta, visibilmente provato ed accaldato, ma nonostante tutto accetta di buon grado di commentare la sua gara con noi. Gli abbiamo chiesto subito cosa gli fosse successo e lui, in uno splendido spagnolo, ci dice che "La moto perdeva olio. Non so come mai, vedrò con i meccanici cosa possa essere successo. Ho corso tutta la gara temendo che la moto mi abbandonasse da un momento all’altro; per quello perdevo posizioni. Ho preferito rallentare e cercare di arrivare comunque alla fine, piuttosto che spingere per poi essere costretto al ritiro". Alla richiesta di un commento sul Mondiale e sul suo antagonista numero uno, Max Biaggi, dice "Sono ancora in testa alla classifica, anche per questo oggi ho preferito arrivare comunque, anche se indietro, e fare qualche punto: Biaggi oggi era decisamente avanti e avrebbe vinto se non fosse stato penalizzato. Meglio decimo che ritirato". Lo ringraziamo per il tempo dedicatoci e lo lasciamo ai fans: firma tutti gli autografi richiesti, non rifiuta di fare nessuna foto. Davvero un campione non solo in moto, ma come persona. Ora nel Mondiale è sempre in testa con 145 punti, contro i 118 di Melandri, che supera Biaggi di un solo punto; quarto Rea con 89 punti, e poi Laverty, che con la doppietta monzese, sale quinto, con 85. Dopo un ultimo saluto all’autodromo noto in tutto il mondo, ci avviamo verso il parcheggio in attesa della prossima esperienza su due ruote.
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