E’ toccato a Lewis Hamilton, in Cina, interrompere il predominio di Vettel e della Red Bull, che hanno monopolizzato le due prima gare della stagione. Una strategia accorta, un mix perfetto tra gestione pneumatici e grinta, hanno permesso all’anglo-caraibico di salire sul gradino più alto del podio. In Cina si è vista anche la battaglia per la conquista del titolo, quella tra la McLaren Mercedes e la Red Bull Renault, in attesa che la Ferrari possa tornare a lottare per la vittoria. Ma, dopo quello che si è visto sul circuito di Shangai, sembra proprio che la strada per la rossa sia in salita e colma di ostacoli.
BENTORNATI SORPASSI – Kers, ala mobile e pneumatici Pirelli sembrano funzionare veramente bene in queste tre prime gare del mondiale: si sono registrati una quantità di sorpassi in pista impressionante, nettamente maggiore rispetto alle precedenti stagioni. L’ala mobile dà sicuramente un vantaggio per il pilota, ma i problemi sono ancora molti e non è certo un dispositivo in grado di fare la differenza.
In Cina si è assistito anche ad un pericoloso guasto che ha colpito la vettura di Alonso durante il suo duello con Michael Schumacher: la sua ala mobile si è attivata in ritardo restando “aperta”, anche dopo il rettilineo dove era previsto il suo utilizzo, lasciando così lo spagnolo senza carico aerodinamico in frenata e nella successiva curva. Un precedente grave che deve essere analizzato con attenzione dalla Federazione.
Il kers non riesce a dare nessun vantaggio sul giro di qualifica e in gara. L’unico reale vantaggio che i piloti riscontrano è in fase di difesa, quando vengono attaccati da un pilota con l’ala mobile attivata (per ora ha funzionato solamente sulla pista di Melbourne) e in partenza, ma il resta il fatto che, ad oggi, la vettura più veloce della griglia vince senza utilizzarlo.
La vera protagonista però di questa “rivoluzione” è l’incognita rappresentata dai pneumatici Pirelli.
Come si è visto soprattutto in Malesia e a Shangai, vetture più lente possono proiettarsi nelle parti alte della classifica solamente grazie a strategie ben sviluppate e a una buona gestione delle gomme.
Un esempio lampante è stata la fenomenale gara di Webber in Cina (partito in 18° posizione a causa di un errore di valutazione del team durante le qualifiche) che, usando ben tre treni nuovi di gomme morbide (e supportato dalla velocità della sua Red Bull), è riuscito a recuperare fino a giungere terzo al traguardo, posizione tra l’altro conquistata proprio nel giro finale del Gran Premio.
CRISI FERRARI - A Maranello credevano davvero di arrivare sul podio in Cina, ma le cose non sono andate come si sperava. Anzi, le rosse si sono viste superare anche dalla Mercedes di Rosberg, che ha duellato con i primi per tutta la gara. Nessuna novità all’orizzonte e nessun sviluppo che riesca a far uscire da questo tunnel il team di Domenicali. La ormai celebre ala flessibile dovrebbe debuttare al prossimo Gran Premio di Turchia, una pista dove l’aerodinamica conta moltissimo, dettaglio che però non aiuterà la scuderia italiana, attanagliata da ben altre problematiche.
Il vero problema delle rosse, secondo lo stesso Domenicali, deriva da un errata calibrazione della galleria del vento, che ha condizionato lo sviluppo della vettura durante l’inverno.
Considerando che nell’attuale Formula1 l’aerodinamica è l’unica area di sviluppo dove ingegneri e ricercatori possono dire la loro ( lo sviluppo dei motori è congelato per regolamento), si resta allibiti: ciò non può capitare alla Ferrari, al team che ha dominato la scena di questo sport negli ultimi anni e che ora compie errori di valutazione degne di una scuderia di secondo livello.
In Formula1, però, la storia può cambiare dal giorno alla notte: le prodezze del team McLaren sono lì davanti a tutti a dimostrarlo, ma sembra veramente difficile riuscire a riportare le rosse in lotta per questo mondiale. Le risorse per un grande recupero ci sono tutte, ma il tempo stringe e forse è già scaduto.
IL FUTURO DELLA CATEGORIA- L’attuale patto della concordia che lega i team al circus della Formula1, scadrà al termine della stagione 2012, data in cui probabilmente assisteremo ad una nuova radicale rivoluzione, della quale già si discutono i team, Ecclestone e la Federazione Internazionale.
La proposta di Jean Todt prevede l’introduzione di un motore più piccolo (come già avvenuto quest’anno nel campionato del mondo rally e in quello turismo) , un quattro cilindri turbo da 1.5 litri. La Ferrari si è già detta contraria a questa soluzione: una motorizzazione del genere non sarebbe di nessuna utilità a Maranello per lo sviluppo delle vetture di serie che non impiegheranno mai una cilindrata così piccola. Anche Ecclestone ha espresso grossi dubbi su questi nuovi motori, in particolar modo il patron della Formula1 si è detto preoccupato per il “sound” dei motori dichiarando apertamente che “La Formula 1 è rombo dei motori e la Ferrari”.
La prima novità di questa “vera rivoluzione” è già ufficiale: infatti la Formula1, dal 2013, avrà monoposto con motori ibridi e i piloti quindi transiteranno in pit-lane per il cambio gomme solamente utilizzando un motore elettrico.
Una svolta “verde” che garantirebbe una riduzione dei consumi di circa il 35% : che sia questa l’arma di Todt per convincere i grandi costruttori a rinnovare il patto della concordia e a restare nel circus iridato?
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