Formula1 – Malesia, vietato il sorpasso

Lunedì 11 Aprile 2011 20:21 Fabrizio Donati Sport - Motori
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Ancora Vettel davanti a tutti, ancora una Red Bull imbattibile nel caldo torrido della Malesia: nulla di nuovo quindi al secondo appuntamento stagionale per il Mondiale di Formula1, che approda finalmente su una pista vera, dove si sono potuti valutare meglio tutti i valori in gioco.
Una gara ricca di sorpassi, favoriti tutti dall’unica vera variabile di questa stagione, i pneumatici Pirelli e dal loro degrado, che mette in crisi piloti e scuderie.
Si è pronti a spendere milioni di euro alla ricerca dello spettacolo, con tecnologia all’avanguardia tra recuperi d’energia e ali mobili, ma alla fine questo viene soffocato da penalità ai limiti del ridicolo.

LA GARA - Al via Vettel conduce senza problemi fino alla prima staccata, mentre dietro il suo compagno di squadra Mark Webber, scattato in terza posizione ma con problemi al Kers, crea caos al centro del gruppo frenando le due Ferrari di Alonso e Massa.
La vera sorpresa sono le due Lotus-Renault di Heidfeld e Petrov, che balzano rispettivamente al secondo e al quinto posto: il tedesco riesce a tenere a bada i due alfieri McLaren, mentre dietro le Ferrari perdono terreno, attardate dal russo della Lotus-Renault.
Dopo quindici giri inizia il valzer dei pit-stop, con la Ferrari di Alonso che riesce a recuperare terreno nei confronti di Hamilton, ormai molto vicino al tedesco della Red Bull, mentre Massa, dopo un gran recupero, resta attardato da un dado della ruota mal fissato che lo relega di nuovo dietro al gruppo degli inseguitori.
Le gomme Pirelli si degradano velocemente e, nella seconda parte di gara, in molti sono costretti a rientrare nei box repentinamente, tra cui Webber, che alla fine chiuderà quarto con ben quattro stop in pit-lane.
Dopo il secondo stop, Alonso si ritrova negli scarichi di Hamilton, che nel frattempo aveva montato gomme dure nel tentativo disperato di portare a termine la gara. Lo spagnolo esagera e colpisce con la sua ala anteriore la gomma posteriore destra dell’inglese, rovinando così un possibile e desiderato podio: la Ferrari è incredibilmente in difficoltà per quest’avvio di campionato.
L’episodio verrà esaminato a fine gara dai commissari che commineranno una penalità di venti secondi ad entrambi i piloti.
Il finale è riservato all’eroe della giornata, un Nick Heidfeld in formissima, che riesce a tenere a bada Mark Webber, conquistando una terza posizione finale e il secondo podio consecutivo per la Lotus-Renault.

VIETATO SORPASSARE - La collisione tra Alonso ed Hamilton nel finale di gara ha indubbiamente condizionato la gara di McLaren e Ferrari. I due piloti hanno battagliato duramente in pista per la conquista del secondo posto, con l’inglese in crisi di gomme (montava la mescola dura nella speranza di termine la corsa gestendone il decadimento) che ha velocemente perso terreno nei confronti di Alonso, in pista con coperture fresche e di mescola morbida in grado di prestazioni migliori. Lo spagnolo della Ferrari si è ritrovato con l’ala mobile difettosa ed ha incontrato difficoltà nel sorpassare il pilota della McLaren sui lunghi rettifili di Sepang.
Durante uno dei tentativi di sorpasso, il ferrarista si è spostato con troppo ritardo, mentre l’inglese tentava di coprire la traiettoria interna, finendo cosi per danneggiare la sua ala anteriore ed essere costretto ad una fermata extra per sostituire il musetto della sua vettura.
A fine gara i commissari hanno deciso di penalizzare entrambi con 20" aggiuntivi sull’ordine di arrivo, facendo scivolare cosi l’inglese dalla settima all’ottava posizione, mentre Alonso, grazie al distacco mantenuto in pista, riusciva a mantenere la sua posizione all’arrivo.
Un brutto precedente per questa Formula1 alla ricerca di sorpassi, una penalità che ha punito non solo Hamilton, colpevole secondo i commissari di aver cambiato traiettoria più volte durante la difesa della sua posizione (il regolamento concede un solo cambio di traiettoria), ma anche lo stesso Alonso, già danneggiato dal contatto con l’inglese e colpevole di aver provato ad attaccare.
Una decisione assurda e priva di qualsiasi fondamento, soprattutto alla luce del fatto che proprio in questa gara nella scorsa stagione, sempre l’inglese cambiò traiettoria ben quattro volte nello stesso rettilineo per difendersi da un attacco della Renault di Petrov, ma venne solamente “ammonito” dai commissari. Quello che poteva essere un normalissimo “incidente di gara” si è trasformato in  un boomerang per la Federazione e la Formula1 stessa, con i piloti da un lato bloccati dai limiti aerodinamici delle vetture e da un lato dall’incompetenza della Federazione che, ad oggi, non è ancora stata in grado di scrivere e applicare un regolamento chiaro e inequivocabile.

IN CINA LA RIMONTA O IL TRAMONTO - Domenica prossima si correrà il terzo appuntamento del mondiale sul circuito di Shangai. Qui la Red Bull potrebbe incontrare qualche difficoltà in più, vista la presenza di due lunghi rettifili molto veloci che, probabilmente, andranno ad avvantaggiare le scuderie che fanno del kers la loro arma di battaglia.
Per le Ferrari sarà nuovamente una corsa in difesa: il “catenaccio”, come l’ha definito Stefano Domenicali in Malesia, dovrà portare almeno uno dei due ferraristi sul podio, per sperare in una rincorsa in vista delle gare europee, magari facilitata da una vittoria di una McLaren che aiuterebbe a rimescolare le carte e “tarpare” momentaneamente le ali all’imprendibile meraviglia di Adrian Newey. Aldo Costa, direttore tecnico della Ferrari, ha promesso nuove importanti modifiche, tra queste l’ala anteriore flessibile in stile Red Bull e un approccio più aggressivo nello sviluppo della monoposto: una riscossa per la Ferrari, che potrebbe già iniziare a maggio, al Gran Premio di Turchia. Sempre che non sia troppo tardi per recuperare su Sebastian Vettel, che pare in fuga verso il suo secondo titolo iridato.

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