E’ ormai una tradizione per il popolo motociclistico milanese, e non solo, il meeting che ha luogo il giorno della Befana e di cui porta il nome. Dal 1967 il Moto Club Ticinese organizza il primo raduno del nuovo anno, un’occasione per far rombare i motori e allo stesso tempo fare del bene.
UN 6 GENNAIO DIVERSO - Sveglia all’alba e vestizione come se si andasse in Siberia: d’altronde, quando passiamo, il termometro in piazzale Loreto segna 2 gradi. Maglioni in serie, calzamaglia, doppi guanti, giaccavento sopra il giubbotto da moto… Accendiamo il nostro mezzo e partiamo in direzione piazza Duomo, ma non prima di aver riempito i bauletti di giochi dateci da amici e colleghi, i cui figli non usano più, e di aver sistemato una bella scopa proprio stile Befana su un lato della moto. Percorriamo le vie di una Milano deserta di prima mattina, sembra non ci sia nessuno in giro, ma quando arriviamo al Duomo troviamo già la piazza ed i dintorni affollati da due ruote. Sembra di stare in un immenso concessionario, c’è di tutto, tutte le marche e tutti modelli possibili, vecchi e nuovi, alcuni persino d’epoca, compresi anche motorini e scooters, tanto snobbati dalle moto vere e proprie (non so se lo sapete, ma fra motociclisti e scooteristi non corre assolutamente buon sangue). Screzi atavici che si superano per una buona causa, come in
questo caso. Gli stands del Moto Club Ticinese offrono ai partecipanti una scritta da apporre al mezzo e una medaglia a ricordo dell’evento. I turisti si guardano intorno incuriositi da questo delirio di due ruote, specie i giapponesi, che forse non hanno mai visto tante moto tutte insieme, nonostante buona parte siano prodotte da loro, e che scatenano le macchine fotografiche com’è loro tipico.
SI PARTE - Dopo il saluto delle autorità civili, rappresentate dal Sindaco di Milano Letizia Moratti e dal Vice Sindaco Riccardo De Corato, ecco la benedizione alle moto da parte delle autorità ecclesiasitche, che hanno definito i partecipanti “Moderni Re Magi su moderni cammelli”. Un paragone azzeccatissimo. Al termine di discorsi e benedizioni, si parte; un serpentone enorme di moto e affini che attraversa Milano e dal centro si sposta verso la zona di Bande Nere. Le forze dell’ordine ci guidano lungo il percorso, e per un giorno chiudono un occhio: clacsons che suonano senza motivo, sgasate che nemmeno in Moto GP assordano così (giusto per far notare che si ha una moto da pista), piloti travestiti da Befana senza casco… Oggi tutto è permesso!
GLI ISTITUTI - La prima sosta è al Piccolo Cottolengo; chi ne approfitta per chiacchierare con gli amici, chi per discutere sugli ultimi modelli, chi invece entra nella struttura che ospita disabili e anziani carico di regali. Ci dirigiamo subito verso il reparto infanzia, visto che anche noi abbiamo pelouches vari da donare ai bimbi, e il colpo è abbastanza forte: queste creature non hanno un futuro perché non saranno mai autonomi; affettuosissimi e dolcissimi, probabilmente stupiti da questa invasione di centauri, ci guardano con i loro visini deformi e con degli sguardi che penetrano l’anima. Lasciamo i nostri doni e ci avviamo verso l’uscita con le lacrime agli occhi ed un gran peso sul cuore. Tutti i problemi quotidiani, di fronte a situazioni di questo tipo, sembrano sciocchezze: ce la prendiamo per cose risolvibili, litighiamo per stupidaggini, ma i problemi veri sono ben altri. Riprendiamo il nostro moderno cammello dal pelo nero e con le zampe oro, destinazione Cesano Boscone: l’Istituto Sacra Famiglia, che ospita un genere di pazienti analogo a quello del Cottolengo, è la prossima ed ultima tappa. Anche qui, i piccoli ospiti ci toccano il cuore… Distribuiamo i doni, finché ci rimane s
olo un grosso orso bianco. Entrati in una delle sale comuni, notiamo subito un bambino che sembra guardarci. D’istinto, ci dirigiamo verso di lui e l’orso è suo: è quasi grande quanto lui. L’infermiera che lo assiste ci dice che si chiama Andrea, che sente e vede pochissimo, capisce principalmente grazie al tatto. Lasciamo Andrea ed i bambini con sempre più lo stomaco rivoltato. Abbiamo esaurito la nostra, seppur minima, funzione di Re Magi in miniatura, inforchiamo la moto e torniamo a casa, sperando di aver donato anche solo un minuto di gioia a queste creature così sfortunate.
Cogliamo l’occasione per ricordare che questi istituti, come molti altri del resto, necessitano sempre non solo di fondi, ma di beni materiali: biancheria intima, abbigliamento, giocattoli, saponette, asciugamani, ecc.. oltre che di un po’ del nostro tempo e del nostro amore. Cerchiamo di ricordarcene anche durante l’anno e non solo in occasione delle festività… Al prossimo anno!
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