MotoGP – Rossi e la Yamaha: una lunga love story ormai conclusa

Lunedì 25 Ottobre 2010 23:34 Matteo Mezzalira Sport - Motori
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Rossi in “rosso”, è arrivato il fatidico si: la due ruote di Borgo Panigale verrà affidata a Valentino Rossi per la stagione 2011 del MotoGP.

 

Il Dottore si congeda con un ultimo assaggio. Masao Furusawa, direttore generale del reparto corse Yamaha, ha concesso al pilota pesarese la possibilità di effettuare test sulla Desmosedici dopo l'ultima gara del mondiale, l'appuntamento di Valencia del 7 novembre. Pare che il sorriso compiaciuto del Dottore sul podio del circuito australiano di Phillip Island sia dovuto principalmente a questo, non tanto per il 3° posto in rimonta conquistato all'ultimo giro ai danni di Nicky Hayden. Mancano ancora due Gran Premi, ma la stagione 2010 è, per molti versi, già in archivio: il verdetto più rilevante è già stato pronunciato, Jorge Lorenzo campione del mondo. Tutto il resto è aria fritta. Piloti e team hanno già la mente rivolta al 2011 che sarà caratterizzato proprio dal passaggio del pilota più vincente in circolazione dalla Yamaha (con la quale Rossi ha gareggiato per sette stagioni) alla Ducati di Vittoriano Guareschi.

LA CRISI DELLA YAMAHA - L'addio alla casa giapponese assume i contorni di una separazione consensuale dopo anni costellati di successi che hanno regalato agli appassionati di questo sport duelli “epici” al limite del regolamento tra The Doctor e avversari tosti come Biaggi, Gibernau, Melandri, Capirossi, e, più recentemente, Stoner, Pedrosa e Lorenzo. Tale “matrimonio” ha recato un'estrema popolarità all'italiano e una ritrovata competitività nelle corse motociclistiche al costruttore. Dando uno sguardo al passato, ci si rende conto che Valentino è stato una vera panacea per l'azienda di Iwata: nella classe 500, in seguito al dominio di Wayne Rainey nei primi anni '90, la casa dei tre diapason sprofondò in una crisi di risultati abbastanza preoccupante, subendo la superiorità della Honda e della Suzuki per un decennio, nonostante avesse piloti del calibro di Luca Cadalora, Max Biaggi, Carlos Checa, Loris Capirossi e Norifumi Abe. Dal 2002 la classe regina raddoppiò la cilindrata e venne ribattezzata MotoGP; la Yamaha si riorganizzò e si preparò a dare l'assalto al titolo, tant'è vero che la nuova 4 cilindri fu denominata M1, che sta per primo mondiale conquistato nella neonata categoria. Nonostante i buoni propositi, la moto si rivelò disastrosa e il campionato fu senza storia, dominato da Rossi in sella ad una Honda. L'anno successivo la Yamaha schierava una moto da metà classifica, surclassata dalla Honda Repsol ufficiale, ma anche dalle Honda satelliti.

 

ROSSI STUPISCE TUTTI - Per questo motivo molti appassionati furono sconcertati dall'annuncio del passaggio di Rossi in Yamaha: sembrava palesemente errata la scelta del campione del mondo di correre con una motocicletta cosi poco competitiva, lasciando via libera a Gibernau, a Capirossi e all'arcirivale Biaggi di mettere le mani sul titolo. In realtà fu una decisione azzeccatissima, visto che il centauro di Tavullia poté dimostrare ai critici che non bastava avere la moto più veloce della griglia, ma ci voleva una dose enorme di talento, di cui Rossi era sicuramente il più dotato. Infatti, a dispetto dell'inferiorità tecnica della sua squadra, vinse il motomondiale 2004 trionfando in nove occasioni (a partire dal GP di Welkom, in Sudafrica, “la vittoria più bella” secondo lui stesso) e concedette il bis, dominando, l'anno seguente. Nel 2006 rimediò ad un inizio di campionato non esaltante rimontando una cinquantina di punti sul leader Hayden e trovandosi per la prima volta nella stagione, al via dell'ultima gara,  in testa alla classifica, ma una caduta lo costringerà a veder interrotta a cinque la serie consecutiva di allori mondiali. Nel 2007 pagherà caro la mancanza di cavalli della sua M1 e il successo finale andrà all'emergente Casey Stoner su Ducati, che beneficerà dell'incredibile potenza della sua Desmosedici GP7.  L'anno dopo Rossi si riscatterà conseguendo il suo ottavo titolo, il sesto nella top class, ripetendosi nel 2009. In questa stagione è stato penalizzato dall'incidente subito al Mugello che gli ha fatto saltare diverse gare e precluso ogni ambizione del primo posto in classifica generale, ma l'onore Yamaha è stato tenuto alto, eccome, dal compagno di box Jorge Lorenzo che ha battuto la concorrenza di Pedrosa e Stoner.

ROSSI E DUCATI, ORGOGLI ITALIANI - Proprio Lorenzo sembra essere una delle cause dell'addio alla casa giapponese: il giovane spagnolo pare avere davanti molti anni da protagonista nel mondo delle corse, mentre Rossi ha già 31 “primavere”. Per il momento, però, Rossi è una certezza: la Ducati, puntando su di lui, fa un investimento di sicuro valore. Già nel 2003 ci furono contatti tra il pilota e i vertici del reparto corse della casa di Borgo Panigale (come conferma Valentino stesso nella sua autobiografia “Pensa se non ci avessi provato”, edita nel 2005 da Mondadori e scritta in collaborazione con Enrico Borghi), ma poi le trattative si conclusero con un nulla di fatto. Ora, una prima metà del sogno di parecchi tifosi italiani si è avverata: avere un pilota italiano vincente in sella ad una moto vincente. Per l'altra metà del sogno bisognerà aspettare ancora una dozzina di mesi: contemplare l'accoppiata tricolore Rossi&Ducati sul tetto del mondo.

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Ottobre 2010 22:37

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