Inizia il 2012, un anno solare che potrebbe regalare ai tifosi del Barcellona ancora tante altre soddisfazioni. Pep Guardiola è ormai definitivamente l’allenatore che ha inanellato più successi sulla panchina blaugrana: la sua squadra ha rivoluzionato il calcio mondiale abolendo i ruoli tradizionali e, allo stesso tempo, giocando in modo delizioso. Alle accuse di simulazione, i giocatori del Barça rispondono con i risultati. Gli unici ostacoli al nuovo dominio blaugrana nel 2012 sono il Real di Mourinho (già battuto in questa stagione) e i rari, ma possibili, cali di concentrazione.
SUPERATO CRUIJFF - Nuovo anno, soliti obiettivi. Il Futbol Club Barcelona si appresta a cominciare il 2012 allo stesso modo con cui aveva finito il 2011, cioè vincendo. L’ultimo trofeo della collezione blaugrana è la recentissima Coppa del Mondo per Club FIFA, conquistata il 18 dicembre scorso dopo aver battuto, con un inequivocabile 4-0, il Santos campione di Sudamerica nella finale di Yokohama. In Giappone i barcelonistas hanno festeggiato il 13 ° trofeo in soli tre anni e mezzo dell’era Guardiola, facendone il tecnico più vincente della storia del club (Johan Cruijff si era fermato a 11 in otto anni). Ereditando dal suo predecessore Frank Rijkaard una rosa di altissimo valore, Pep non ha esitato a metterci mano, lasciando partire gente come Deco, Ronaldinho, Eto’o, puntando sui giovani della cantera e concentrandosi su alcuni acquisti mirati (Piqué, Keita, Daniel Alves). La strategia si è confermata più che azzeccata: 3 titoli di Spagna, 1 Coppa di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe europee, 2 Coppe del Mondo per club. Record su record infranti. E la striscia non accenna a rallentare.
FC BARCELONA, MAS QUE UN CLUB - Il Barcellona attuale, si sa, non è una squadra normale. Non solo è un undici che ha vinto e che continua a vincere tutto, la crème de la crème del football moderno, una formazione quasi imbattibile, che include Xavi Hernandez, Andres Iniesta, David Villa, Carles Pujol e il top player mondiale, Lionel Messi. Il Barcellona è anche, e soprattutto, una filosofia di gioco, un modo diverso e al contempo rivoluzionario di concepire questo sport. I catalani non colpiscono la palla, ma l’accarezzano; non sgomitano nell’area di rigore avversaria, ma ci entrano camminando: pensano solo a costruire e ad attaccare. Un meraviglioso carillon che, al termine di un’elegante manovra, depone inesorabilmente il pallone in rete, grazie ad uno dei suoi innumerevoli fuoriclasse. Il Barcellona è un’utopia resasi realtà: una squadra composta totalmente di palleggiatori, con un possesso palla che oscilla tra il 70 e l’80 percento. Il modulo adottato è il 4-3-3, ma i ruoli sono fluidi ed interscambiabili: nel Barcellona non ci sono specialisti, tutti sanno fare tutto, e anche molto bene. Ecco perché non è raro vedere Messi o Pedro recuperare palla in area di rigore (le poche volte in cui gli avversari riescono ad arrivarci), oppure Mascherano e Busquets schierati centrali difensivi.
UNA SQUADRA DI NANI - La rivoluzione paradigmatica del club spagnolo sta esattamente in questo, nell’aver abolito i ruoli tradizionali. Innanzitutto, mancano dei centravanti puri: Eto’o, Henry ed Ibrahimovic hanno scelto di accasarsi altrove, lasciando spazio a Messi, Villa, Sanchez e Pedro, i quali non superano il metro e settanta. Non esistono nemmeno vere e proprie ali: gli esterni non crossano, ma si limitano a far girare palla per poi metterla al centro rasoterra. Non c’è neppure un trequartista, dato che chiunque tra Iniesta, Xavi Hernandez, Messi o Fabregas è capace della giocata illuminante per i compagni. Si potrebbe dire che il Barcellona sia costituito da dieci cloni, tutti piccoli, veloci e molto dotati tecnicamente. Il gioco del Barça è unico al mondo e, sulla carta, terribilmente semplice e monotono: passaggio e controllo, passaggio e controllo, in ogni zona del campo. Sul terreno del Camp Nou c’è sempre una serenità ovattata e anestetizzante, data dalla sicurezza che prima o poi la butteranno dentro. Ecco che quindi il Barcellona di questi anni, quello del tiqui-taca, di Guardiola e di Messi, è già entrato nella storia e sarà ricordato per aver rivoluzionato il modo di intendere il calcio, come fecero, in passato, il Real Madrid di Di Stefano, Kopa e Puskas durante gli anni ’50 e ‘60, Cruijff e il suo Ajax allenati dall’inventore del “calcio totale”, Rinus Michels, negli anni ’70, e il Milan di Arrigo Sacchi che, a cavallo del 1990, disponeva del meraviglioso trio olandese Rijkaard-Gullit-Van Basten.
MOU: “FURBISSIMI SIMULATORI” - Nel mondo dello sport i dominatori, oltre ai numerosi elogi, subiscono però anche delle critiche. Come è accaduto a Michael Schumacher nella Formula 1, Pete Sampras nel tennis o Lance Armstrong nel ciclismo, anche Messi e, in generale, il Barcellona, sono stati rimproverati per atteggiamenti anti-sportivi. Tra i critici, ovviamente spicca José Mourinho, attuale tecnico portoghese del Real Madrid, che ha accusato in varie riprese i blaugrana di essere, oltre che “molto fortunati”, “disonesti” e “furbissimi simulatori”. Certo, conoscendo il personaggio, non stupiscono tali dichiarazioni, rilasciate essenzialmente in seguito alle sconfitte della sua squadra nel Clasico, ma si deve riconoscere che c’è del vero nelle sue parole: i dieci nanetti in divisa a strisce verticali blu-granata cadono parecchio nei contrasti. O saltano l’uomo, o finiscono per terra. E nel dubbio gli arbitri tendono a fischiare a favore del Barcellona, dando per assodata, forse, la superiorità tecnica catalana tramite il cosiddetto meccanismo della “sudditanza psicologica”, concetto utilizzato a lungo, nella nostra Serie A, in riferimento alla Juventus di Luciano Moggi.
REAL MADRID IN CRESCITA - Una squadra così forte ha ben pochi motivi per preoccuparsi dell’anno che verrà, ma le insidie sono sempre in agguato. Il nemico numero uno si chiama José ed è portoghese. Nella Liga, infatti, i blancos di Mourinho si stanno facendo molto minacciosi, desiderosi di interrompere il dominio blaugrana che dura dall’arrivo di Guardiola sulla panchina catalana, mentre in Europa hanno concluso il girone a punteggio pieno triturando Olimpico Lione, Ajax e Dinamo Zagabria. Vero è che il Barcellona si è confermato sempre di più la bestia nera dello Special One, dopo l’ennesima batosta per 3-1 del 10 dicembre scorso nella Primera Division. Al momento, però, il Madrid è in testa alla Liga e non ha nessuna voglia di interrompere il proprio cammino in Champions League. Gli altri ostacoli sono decisamente più abbordabili, a partire dal Bayer Leverkusen prossimo avversario negli ottavi di Coppa Campioni e, in patria, dai cugini dell’Espanyol nel derby del 7 gennaio prossimo. In realtà, i pericoli maggiori per la banda di Guardiola sono i cali di concentrazioni e i turnover, che potrebbero compromettere una stagione che, al giro di boa, sembra una fotocopia delle precedenti. A maggio sapremo se Messi & Co. avranno conquistato ancora la Spagna e l’Europa, oppure se avranno passato il testimone a CR7 e compagni o a qualche imprevedibile outsider. Intanto godiamoci l’elezione del Pallone d’Oro FIFA, che premierà uno tra Messi, Xavi e Iniesta. Che novità eh?
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