Una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Questo il resoconto della quinta giornata di Champions League per le squadre nostrane. Risultati diversi, ma soddisfazione per tutte le italiane. Con la vittoria sul Manchester City il Napoli mette un piede nella fase finale, mentre il pareggio basta all’Inter per assicurarsi il primo posto del girone. Il Milan esce sconfitto dalla sfida contro il Barcellona, ma conferma di essere in crescita e si riscopre in grado di poter affrontare alla pari le grandi d’Europa.
IMPRESA E SPETTACOLO – La serata al San Paolo è di quelle che i tifosi del Napoli aspettavano da parecchio tempo. In novanta minuti si concentrano molte delle aspirazioni europee per la squadra di Mazzarri. Considerata l’importanza della sfida e l’imponenza degli avversari, capaci di collezionare campioni a suon di milioni di euro, ci si potrebbe aspettare un po’ di timore reverenziale nei primi minuti dei partenopei. Ma non è affatto così: gli azzurri scendono in campo spavaldi, decisi a giocarsela alla pari. Il risultato è una partita spettacolare, dai ritmi intensissimi e dalle molte emozioni.
L’organico del Napoli funziona bene nel suo complesso, ma è soprattutto Lavezzi, con la sua corsa e le sue giocate, a fare la differenza. È lui a servire Hamsik in area, la cui conclusione è troppo centrale. Poi arriva anche alla conclusione, ma senza inquadrare la porta. La vera svolta però arriva da calcio d’angolo al 17’: Hamsik crossa sul primo palo, dove Cavani spizzica di testa e beffa Hart. Impossibile contenere la gioia per i 60 mila del San Paolo, che accarezzano l’impresa. A questo punto il City non può più limitarsi a contenere gli azzurri e comincia a sbilanciarsi in avanti, mettendo in affanno la difesa del Napoli. Con freddezza e cinismo, la squadra di Mancini approfitta della prima svista – un rilancio goffo di Aronica – per imbastire il gol del pari con Balotelli. Il Napoli pare incassare il colpo e gli inglesi guadagnano campo, sfiorando il vantaggio con Kolarov. L’intervallo arriva dunque come una grazia ad interrompere un’inerzia sfavorevole agli azzurri.
Nella ripresa è il Napoli a partire più deciso e al 49’ ecco il piattone di Cavani che vale il 2-1. Doppietta del Matador, che risponde così a chi gli lamentava un’annata non all’altezza della passata stagione. Il Manchester sente la paura e si riversa nervosamente in attacco, così le squadre si allungano e ne guadagna lo spettacolo. Il City potrebbe pareggiare, ma non concretizza: Balotelli, rimasto solo contro De Sanctis, si fa ipnotizzare dall’estremo difensore e spreca un’occasione colossale. Del resto anche il Napoli crea e sciupa chances evidenti per chiudere il match: Hamsik salta Kolarov, ma conclude sul palo. Nel finale la tensione è alle stelle e il triplice fischio arriva come una liberazione, che fa esplodere il San Paolo di gioia per una grande impresa.
Il Napoli sconfigge il Manchester City e prevale sulla classe degli avversari grazie ad una prestazione di cuore e determinazione. Mazzari può celebrare un secondo posto che spiana la strada verso gli ottavi di Champions. Un risultato che era un miraggio quando l’urna aveva decretato questo girone di ferro per il Napoli, ma che ora può diventare una splendida realtà. Ma non solo. Tenendo testa al City, gli azzurri hanno il diritto di sperare in una ben più lunga permanenza nella massima competizione europea.
INTER PRIMA, MA SENZA CONVINCERE – La prima buona notizia di serata arriva ancora prima di scendere in campo. Con la vittoria del Lilla sul campo del CSKA i neroazzurri si scoprono qualificati matematicamente per la fase finale. Basta un solo punto nella sfida contro il Trabzonspor per assicurarsi anche il primo posto. Decisamente diverse le motivazioni dei turchi, che invece inseguono una qualificazione che avrebbe dell’incredibile.
Ranieri si affida a un tridente tutto argentino, composto da Milito, Zarate e Alvarez, rinunciando così a Coutinho, nonostante avesse ben figurato nell’ultima sfida contro il Cagliari. All’avvio i turchi si dimostrano più decisi e dinamici, ma la loro manovra rimane sterile. L’Inter quindi, pur senza riuscire a imporsi, non corre grossi rischi. La prima emozione arriva al 18’, quando Alvarez, il più dinamico dell’Inter, trova una bella triangolazione con Milito e, smarcato in area, conclude facilmente a rete. La gioia dei tifosi neroazzurri ha però breve durata: solo cinque minuti dopo Altintop tenta la conclusione da fuori area, trovando la deviazione di Samuel che rende il tiro imparabile per Julio Cesar.
Tutto da rifare per l’Inter, ma la partita rimane su ritmi blandi senza emozionare. Il resto della prima frazione registra solo una parata di Julio Cesar, nuovamente impegnato da fuori area, e una conclusione di Zarate da posizione ravvicinata, che termina sull’esterno della rete.
Nessuna novità nel secondo tempo, né nella composizione delle formazioni e neanche nell’approccio alla partita. Il ritmo rimane sottotono, i neroazzurri non rischiano e neppure riescono ad imporre il loro gioco su una squadra che appare comunque modesta. Come sempre in questa stagione, alla squadra di Ranieri manca quell’intensità che aveva reso l’Inter letale negli anni di Mancini e Mourinho. Così la partita si conclude con un pareggio che accontenta comunque entrambe le squadre, dato che qualifica l’Inter agli ottavi come prima del girone e tiene in corsa i turchi per la fase finale. Ma al di là del risultato, i neroazzurri hanno creato troppo poco per volersi candidare a seri contendenti per la massima coppa europea. Nel secondo tempo, si può recriminare per solo l’occasione sprecata da Zarate, che salta il portiere, ma si fa parare il tiro dall’ultimo difensore. Una grande chance, che è però pareggiata dal palo clamoroso colto da Adrian, colpevolmente lasciato solo al centro dell’area.
L’Inter può certamente essere contenta di una qualificazione ottenuta senza patemi, anche se raccolta in un girone certamente non proibitivo. Ma se vuole rimanere nella competizione e giocarsela con i grandi team europei la strada da fare per tornare competitivi è ancora lunga.
SFIDA TRA GIGANTI – Per una notte San Siro torna ad essere la Scala del Calcio, quello con la “C” maiuscola. Da un lato il Milan, in netta ripresa rispetto all’inizio della stagione, e dall’altro il Barcellona, forse la squadra meglio strutturata di tutti i tempi. Entrambe già qualificate agli ottavi, si contendono il primo posto nel girone per una strada più semplice verso la finale di Monaco. In palio ovviamente anche l’onore di due squadre molto orgogliose. Una rivalità ulteriormente amplificata dalle vicende relative alle dichiarazioni dell’ex Ibrahimovic riguardanti Guardiola.
Sin dal primo momento la partita si dimostra essere molto intensa, con le due squadre che si affrontano a viso aperto. Il Barcellona fa leva immediatamente sul suo celeberrimo possesso palla e su un pressing molto aggressivo, che rende difficile al Milan impostare il proprio gioco. Ed è proprio questo pressing che genera il vantaggio del Barcellona. Zambrotta si fa rubare palla, che arriva a Keita smarcato sulla sinistra, il quale serve in area un rapido cross rasoterra.Van Bommel si lascia sorprendere e devia nella propria porta per il vantaggio del Barcellona.
I rossoneri sembrano accusare il colpo e subire la solita sorprendente dinamicità dei blaugrana, rischiando di affondare al 17’ quando un filtrante smarca Fabregas in area, che però conclude su Abbiati da posizione ravvicinata. Il Milan barcolla in difesa, ma fa valere la qualità della suo reparto offensivo. Infatti, solo un minuto dopo, una bella azione corale frutta un assist a Robinho, che però spara inspiegabilmente sopra la traversa da posizione ravvicinata. L’azione serve comunque a ridare coraggio al Milan, che ci riprova subito dopo: Seedorf dalla sinistra serve un pallone basso in area per l’inserimento di Ibrahimovic, che incrocia di sinistro e batte Valdes. I tifosi esplodono di gioia e anche la partita diventa entusiasmante, intensa e ricca di occasioni. Dopo Robinho è Messi a non trovare la porta da pochi metri, anche se in questo caso il merito è anche di Abbiati. Il Milan è in partita, ma pare soffrire molto gli inserimenti degli attaccanti e dei centrocampisti rapidi del Barcellona.
Alla mezz’ora ecco l’episodio che farà scatenare le moviole del post partita: l’arbitro, aiutato dall’assistente, segnala l’intervento falloso di Aquilani su Xavi in area e concede il rigore agli spagnoli. Il contatto pare esserci, ma troppo lieve per giustificare la caduta di Xavi e il conseguente rigore. Messi segna il rigore, ma la sua rincorsa è irregolare e deve ripetere. È impeccabile anche nel secondo tentativo e arriva così il primo gol del campione argentino contro una squadra italiana. La rete dell’1-2 è anche la sesta rete in cinque partite in questa edizione della Champions League. Nel restante quarto d’ora il Barcellona rischia di dilagare, sprecando una grande occasione con Villa, ma il Milan riprende campo e grinta nel finale, impensierendo la difesa blaugrana in un paio di occasioni.
Nella ripresa è ancora il Barcellona a tenere in mano il pallino del gioco e crea occasioni per allungare il vantaggio. Ma nel momento più difficile del Milan ecco la magia di Kevin Prince Boateng. Al 53’ il si inventa un controllo di tacco per saltare Abidal e, smarcato in area, fulmina Victor Valdes con una saetta sul primo palo. San Siro nuovamente in delirio per il capolavoro del campione ghanese. Il Barcellona si trova per la seconda volta a dover rifare tutto da capo, ma non è certo una di quelle squadre che si scoraggiano in fretta. A Messi servono infatti solo dieci minuti per trovare l’assist vincente per Xavi. Lo spagnolo riceve in area e realizza con freddezza il 2-3. Da questo punto al triplice fischio le occasioni sono poche, anche per la stanchezza crescente, che comunque non incide sul grande agonismo del match.
Il Barcellona conquista così il primo posto nel girone, ma il Milan esce comunque soddisfatto dalla serata di coppa. Ha saputo tenere testa agli spagnoli, privi sì di Iniesta, ma comunque apparsi in ottima forma. Qualche nota negativa, come l’infortunio muscolare a Nesta e la prestazione opaca di Pato, ma soprattutto tante conferme, a partire dalla ritrovata consapevolezza di essere all’altezza degli altri giganti d’Europa.
Una vittoria, un pareggio e una sconfitta. Questo il resoconto della quinta giornata di Champions League per le squadre nostrane. Risultati diversi, ma soddisfazione per tutte le italiane. Con la vittoria sul Manchester City il Napoli mette un piede nella fase finale, mentre il pareggio basta all’Inter per assicurarsi il primo posto del girone. Il Milan esce sconfitto dalla sfida contro il Barcellona, ma conferma di essere in crescita e si riscopre in grado di poter affrontare alla pari le grandi d’Europa.
IMPRESA E SPETTACOLO – La serata al San Paolo è di quelle che i tifosi del Napoli aspettavano da parecchio tempo. In novanta minuti si concentrano molte delle aspirazioni europee per la squadra di Mazzarri. Considerata l’importanza della sfida e l’imponenza degli avversari, capaci di collezionare campioni a suon di milioni di euro, ci si potrebbe aspettare un po’ di timore reverenziale nei primi minuti dei partenopei. Ma non è affatto così: gli azzurri scendono in campo spavaldi, decisi a giocarsela alla pari. Il risultato è una partita spettacolare, dai ritmi intensissimi e dalle molte emozioni.
L’organico del Napoli funziona bene nel suo complesso, ma è soprattutto Lavezzi, con la sua corsa e le sue giocate, a fare la differenza. È lui a servire Hamsik in area, la cui conclusione è troppo centrale. Poi arriva anche alla conclusione, ma senza inquadrare la porta. La vera svolta però arriva da calcio d’angolo al 17’: Hamsik crossa sul primo palo, dove Cavani spizzica di testa e beffa Hart. Impossibile contenere la gioia per i 60 mila del San Paolo, che accarezzano l’impresa. A questo punto il City non può più limitarsi a contenere gli azzurri e comincia a sbilanciarsi in avanti, mettendo in affanno la difesa del Napoli. Con freddezza e cinismo, la squadra di Mancini approfitta della prima svista – un rilancio goffo di Aronica – per imbastire il gol del pari con Balotelli. Il Napoli pare incassare il colpo e gli inglesi guadagnano campo, sfiorando il vantaggio con Kolarov. L’intervallo arriva dunque come una grazia ad interrompere un’inerzia sfavorevole agli azzurri.
Nella ripresa è il Napoli a partire più deciso e al 49’ ecco il piattone di Cavani che vale il 2-1. Doppietta del Matador, che risponde così a chi gli lamentava un’annata non all’altezza della passata stagione. Il Manchester sente la paura e si riversa nervosamente in attacco, così le squadre si allungano e ne guadagna lo spettacolo. Il City potrebbe pareggiare, ma non concretizza: Balotelli, rimasto solo contro De Sanctis, si fa ipnotizzare dall’estremo difensore e spreca un’occasione colossale. Del resto anche il Napoli crea e sciupa chances evidenti per chiudere il match: Hamsik salta Kolarov, ma conclude sul palo. Nel finale la tensione è alle stelle e il triplice fischio arriva come una liberazione, che fa esplodere il San Paolo di gioia per una grande impresa.
Il Napoli sconfigge il Manchester City e prevale sulla classe degli avversari grazie ad una prestazione di cuore e determinazione. Mazzari può celebrare un secondo posto che spiana la strada verso gli ottavi di Champions. Un risultato che era un miraggio quando l’urna aveva decretato questo girone di ferro per il Napoli, ma che ora può diventare una splendida realtà. Ma non solo. Tenendo testa al City, gli azzurri hanno il diritto di sperare in una ben più lunga permanenza nella massima competizione europea.
INTER PRIMA, MA SENZA CONVINCERE – La prima buona notizia di serata arriva ancora prima di scendere in campo. Con la vittoria del Lilla sul campo del CSKA i neroazzurri si scoprono qualificati matematicamente per la fase finale. Basta un solo punto nella sfida contro il Trabzonspor per assicurarsi anche il primo posto. Decisamente diverse le motivazioni dei turchi, che invece inseguono una qualificazione che avrebbe dell’incredibile.
Ranieri si affida a un tridente tutto argentino, composto da Milito, Zarate e Alvarez, rinunciando così a Coutinho, nonostante avesse ben figurato nell’ultima sfida contro il Cagliari. All’avvio i turchi si dimostrano più decisi e dinamici, ma la loro manovra rimane sterile. L’Inter quindi, pur senza riuscire a imporsi, non corre grossi rischi. La prima emozione arriva al 18’, quando Alvarez, il più dinamico dell’Inter, trova una bella triangolazione con Milito e, smarcato in area, conclude facilmente a rete. La gioia dei tifosi neroazzurri ha però breve durata: solo cinque minuti dopo Altintop tenta la conclusione da fuori area, trovando la deviazione di Samuel che rende il tiro imparabile per Julio Cesar.
Tutto da rifare per l’Inter, ma la partita rimane su ritmi blandi senza emozionare. Il resto della prima frazione registra solo una parata di Julio Cesar, nuovamente impegnato da fuori area, e una conclusione di Zarate da posizione ravvicinata, che termina sull’esterno della rete.
Nessuna novità nel secondo tempo, né nella composizione delle formazioni e neanche nell’approccio alla partita. Il ritmo rimane sottotono, i neroazzurri non rischiano e neppure riescono ad imporre il loro gioco su una squadra che appare comunque modesta. Come sempre in questa stagione, alla squadra di Ranieri manca quell’intensità che aveva reso l’Inter letale negli anni di Mancini e Mourinho. Così la partita si conclude con un pareggio che accontenta comunque entrambe le squadre, dato che qualifica l’Inter agli ottavi come prima del girone e tiene in corsa i turchi per la fase finale. Ma al di là del risultato, i neroazzurri hanno creato troppo poco per volersi candidare a seri contendenti per la massima coppa europea. Nel secondo tempo, si può recriminare per solo l’occasione sprecata da Zarate, che salta il portiere, ma si fa parare il tiro dall’ultimo difensore. Una grande chance, che è però pareggiata dal palo clamoroso colto da Adrian, colpevolmente lasciato solo al centro dell’area.
L’Inter può certamente essere contenta di una qualificazione ottenuta senza patemi, anche se raccolta in un girone certamente non proibitivo. Ma se vuole rimanere nella competizione e giocarsela con i grandi team europei la strada da fare per tornare competitivi è ancora lunga.
SFIDA TRA GIGANTI – Per una notte San Siro torna ad essere la Scala del Calcio, quello con la “C” maiuscola. Da un lato il Milan, in netta ripresa rispetto all’inizio della stagione, e dall’altro il Barcellona, forse la squadra meglio strutturata di tutti i tempi. Entrambe già qualificate agli ottavi, si contendono il primo posto nel girone per una strada più semplice verso la finale di Monaco. In palio ovviamente anche l’onore di due squadre molto orgogliose. Una rivalità ulteriormente amplificata dalle vicende relative alle dichiarazioni dell’ex Ibrahimovic riguardanti Guardiola.
Sin dal primo momento la partita si dimostra essere molto intensa, con le due squadre che si affrontano a viso aperto. Il Barcellona fa leva immediatamente sul suo celeberrimo possesso palla e su un pressing molto aggressivo, che rende difficile al Milan impostare il proprio gioco. Ed è proprio questo pressing che genera il vantaggio del Barcellona. Zambrotta si fa rubare palla, che arriva a Keita smarcato sulla sinistra, il quale serve in area un rapido cross rasoterra.Van Bommel si lascia sorprendere e devia nella propria porta per il vantaggio del Barcellona.
I rossoneri sembrano accusare il colpo e subire la solita sorprendente dinamicità dei blaugrana, rischiando di affondare al 17’ quando un filtrante smarca Fabregas in area, che però conclude su Abbiati da posizione ravvicinata. Il Milan barcolla in difesa, ma fa valere la qualità della suo reparto offensivo. Infatti, solo un minuto dopo, una bella azione corale frutta un assist a Robinho, che però spara inspiegabilmente sopra la traversa da posizione ravvicinata. L’azione serve comunque a ridare coraggio al Milan, che ci riprova subito dopo: Seedorf dalla sinistra serve un pallone basso in area per l’inserimento di Ibrahimovic, che incrocia di sinistro e batte Valdes. I tifosi esplodono di gioia e anche la partita diventa entusiasmante, intensa e ricca di occasioni. Dopo Robinho è Messi a non trovare la porta da pochi metri, anche se in questo caso il merito è anche di Abbiati. Il Milan è in partita, ma pare soffrire molto gli inserimenti degli attaccanti e dei centrocampisti rapidi del Barcellona.
Alla mezz’ora ecco l’episodio che farà scatenare le moviole del post partita: l’arbitro, aiutato dall’assistente, segnala l’intervento falloso di Aquilani su Xavi in area e concede il rigore agli spagnoli. Il contatto pare esserci, ma troppo lieve per giustificare la caduta di Xavi e il conseguente rigore. Messi segna il rigore, ma la sua rincorsa è irregolare e deve ripetere. È impeccabile anche nel secondo tentativo e arriva così il primo gol del campione argentino contro una squadra italiana. La rete dell’1-2 è anche la sesta rete in cinque partite in questa edizione della Champions League. Nel restante quarto d’ora il Barcellona rischia di dilagare, sprecando una grande occasione con Villa, ma il Milan riprende campo e grinta nel finale, impensierendo la difesa blaugrana in un paio di occasioni.
Nella ripresa è ancora il Barcellona a tenere in mano il pallino del gioco e crea occasioni per allungare il vantaggio. Ma nel momento più difficile del Milan ecco la magia di Kevin Prince Boateng. Al 53’ il si inventa un controllo di tacco per saltare Abidal e, smarcato in area, fulmina Victor Valdes con una saetta sul primo palo. San Siro nuovamente in delirio per il capolavoro del campione ghanese. Il Barcellona si trova per la seconda volta a dover rifare tutto da capo, ma non è certo una di quelle squadre che si scoraggiano in fretta. A Messi servono infatti solo dieci minuti per trovare l’assist vincente per Xavi. Lo spagnolo riceve in area e realizza con freddezza il 2-3. Da questo punto al triplice fischio le occasioni sono poche, anche per la stanchezza crescente, che comunque non incide sul grande agonismo del match.
Il Barcellona conquista così il primo posto nel girone, ma il Milan esce comunque soddisfatto dalla serata di coppa. Ha saputo tenere testa agli spagnoli, privi sì di Iniesta, ma comunque apparsi in ottima forma. Qualche nota negativa, come l’infortunio muscolare a Nesta e la prestazione opaca di Pato, ma soprattutto tante conferme, a partire dalla ritrovata consapevolezza di essere all’altezza degli altri giganti d’Europa.
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