Dopo gli scioperi e le polemiche, è tornata la Serie A, che è cominciata dalla 2a giornata. I primi 90 minuti del campionato della massima serie hanno evidenziato il grande entusiasmo della Juventus nel suo nuovo stadio, le amnesie difensive del Milan e i problemi tattici dell’Inter, le forti ambizioni di Lazio e Napoli e le incognite della rinnovata Roma “Made in Usa”. Il cammino è ancora lungo, ma se il buon giorno si vede dal mattino…
A KLOSE E CISSE’ RISPONDONO IBRA E CASSANO - Ad inaugurare la nuova stagione calcistica ci hanno pensato nientedimeno che i campioni in carica del Milan. I rossoneri, freschi di scudetto tricolore sul petto e con una Supercoppa di Lega appena conquistata, scendono in campo titubanti e con le gambe molli. E la Lazio, dell’inedito tandem di attacco Klose-Cissé (63 anni in due ma con oltre 400 gol all’attivo), ne approfitta subito: entrambi in rete all’esordio e inizio shock che avrebbe spezzato i nervi a chiunque, ma non alla compagine meneghina, che trova rapidamente la forza di reagire e la possibilità di riaggiustare il tabellino sul 2-2, grazie al tap-in di Ibrahimovic e all’incornata di Cassano. La seconda frazione è quasi un monologo del Diavolo, inframmezzato da alcune pericolosissime ripartenze biancocelesti. Ma nonostante le numerose occasioni e il ritmo alto di gioco, il risultato non cambia più. Un punto da non buttare né per Allegri né per Reja, i quali hanno ambedue formazioni di elevato spessore. In casa Milan il debutto di Aquilani è stato discreto, mentre preoccupa, specialmente in ottica Camp Nou, l’orribile prestazione di Nesta, forse arrivato definitivamente al capolinea. In casa Lazio è visibile la soddisfazione per i neo acquisti Miroslav Klose e Djibril Cissé, e la sensazione di poter gareggiare per l’ingresso diretto in Champions League è più che mai viva.
NAPOLI IN POLE POSITION - Il secondo anticipo del venerdì ha visto il Napoli sbarazzarsi in trasferta del Cesena per 3 a 1. Al secondo minuto è già vantaggio azzurro, con Lavezzi che sfrutta alla perfezione una lunga rimessa laterale di Campagnaro. Davanti al proprio pubblico il Cesena non ci sta e mette in apprensione più volte De Sanctis, fino a trovare il pareggio grazie a Guana. Nel secondo tempo però la maggiore classe dei partenopei si traduce nel 2 a 1 di Campagnaro, con il folletto Hamsik che sigilla la vittoria sul sintetico del Manuzzi a quattro minuti dalla fine. Sono i tre punti che donano a Mazzarri già la testa, oltre che la ritrovata fiducia di De Laurentiis. E così alle pendici del Vesuvio si comincia a sognare l’impresa, quello scudetto che alla società campana manca da ventuno anni. Del resto l’undici che il coach ex-Sampdoria può schierare non ha subito defezioni durante l’estate e il reparto avanzato fa paura ad ogni avversario, Manchester City compreso.
PIRLO GIA’ IN FORMA - Nuovo stadio, vecchie abitudini. La Juventus battezza l’impianto appena costruito con un successo largo e convincente su un malcapitato Parma, spazzato via dal genio inesauribile di Pirlo e dagli inserimenti intelligenti degli uomini nelle retrovie. E’ subito grande Juve: Pirlo innesca Lichtsteiner che scarta il portiere e fa 1 a 0. L’ex rossonero giganteggia in mezzo al campo e detta i tempi del gioco bianconero. I tifosi, fisicamente vicinissimi ai loro beniamini, si aspettano una bella prestazione dalla Vecchia Signora e non restano delusi: nei successivi 45’ il diagonale di Pepe, la botta al volo del neoacquisto Vidal e l’acrobazia di Marchisio completano la goleada delle Zebre, festa che non viene guastata dal gol della bandiera emiliana messo a segno da Giovinco nel recupero. La squadra di Antonio Conte ha impressionato: riuscirà ad essere costante? Dopo le fallimentari ultime due stagioni la Juve prova a cambiare mentalità, in più dalla sua non dovrà sprecare energie in coppe europee. Nel frattempo sono da segnalare il positivissimo impatto dei nuovi, Pirlo e Vidal su tutti, mentre le punte sono rimaste a secco (anche se Matri è stato autore di una rete, annullata ingiustamente dal direttore di gara).
LA ROMA STECCA IL DEBUTTO - Passando alle note negative, la nuova Roma di Luis Enrique non decolla ancora e viene presa a schiaffi dal Cagliari. Tra le mura dell’Olimpico, i giallorossi si rendono protagonisti di un’altra performance negativa, dopo l’eliminazione nei preliminari di Europa League per opera del non irresistibile Slovan Bratislava. Nel primo tempo la Roma è padrona del gioco, ma non riesce mai a essere pericolosa, al contrario dei sardi che mettono i brividi a Doni quando Biondini colpisce la traversa. Nel secondo la Lupa ci prova con più convinzione e Borriello sfiora il gol, ma è il Cagliari a passare, con il giustiziere Daniele Conti, che marca il quinto gol in carriera alla squadra del cuore del suo illustre padre. Le cose non si riaggiustano e, anzi, il passivo diventa più pesante quando il neo entrato El Kabir trafigge Doni dalla fascia destra. De Rossi accorcia le distanze su una corta respinta di Agazzi, ma i tre punti vanno agli isolani. Per il tecnico spagnolo molti dubbi e la certezza che prima o poi si migliorerà, perché fare peggio di così è proprio difficile. L’alibi è sempre lo stesso: l’AS Roma è una società “work in progress” dall’arrivo di Di Benedetto e di Sabatini, una rosa piena di facce nuove (Stekelenburg, José Angel, Heinze, Lamela, Osvaldo, Bojan, Pjanic, Gago, Kjaer) oltre al neo allenatore Luis Enrique, che dovrà risolvere il rebus Totti. Ci vorrà tempo per carburare, ma quando i giallorossi troveranno la quadratura del cerchio sarà dura per tutti.
IL PALERMO SORPRENDE GASPERINI - Il posticipo della domenica metteva di fronte il Palermo e l’Inter. La squadra di Zamparini saluta la stagione 2011/12 letteralmente spolpata dei suoi gioielli (Pastore per esempio) e dei suoi punti di riferimento (il coach Delio Rossi), ma il traghettatore Devis Mangia trasmette ai suoi motivazione e dinamismo, al contrario dei ragazzi di Gasperini, che impiegano una buona mezz’ora per capire che la partita era iniziata. La legge a centrocampo è dattata dai rosanero, che hanno un paio di buone occasioni con Hernandez, ma al 33esimo Milito devia un tiraccio di Stankovic e l’Inter va al riposo sull’1 a 0. La ripresa si rivela molto più spettacolare della prima frazione e c’è subito il pareggio palermitano: intuizione di Barreto, che lancia Miccoli nello spazio, difesa presa in velocità e il capitano siciliano insacca. Neanche il tempo di festeggiare, che i nerazzurri si riportano in avanti e conquistano un rigore sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Diego Milito si incarica dell’esecuzione del penalty, conclusione centrale ma è quanto basta per segnare il 2 a 1. Passano un paio di minuti, e arriva di nuovo il pareggio del Palermo: Hernandez deposita in rete un cross di Miccoli, 2-2. E’ un match vivacissimo quello disputato al Renzo Barbera, ricco di ribaltamenti di fronte. Al 86esimo l’arbitro assegna un calcio di punizione al Palermo, ad una trentina di metri dalla porta difesa da Julio Cesar. Alla battuta si presenta il solito Miccoli che, scavalcando la barriera, beffa il portiere brasiliano sul palo alla sua destra. I rosanero passano in vantaggio nel momento cruciale della gara, ma c’è tempo anche per il 4 a 2 di Pinilla che, dal limite, fa partire un gran sinistro che si insacca alle spalle del distratto Julio Cesar, prima del terzo gol dell’Inter realizzato da Forlan, imbeccato in verticale da Sneijder. Finisce 4-3: falsa partenza per i nerazzurri, che dovranno mettere a posto parecchi meccanismi, soprattutto quelli difensivi: Gasperini è un fanatico della difesa a 3, ma è necessario che i suoi ragazzi si abituino ai dettami del nuovo tecnico. Inoltre l’azzardo di far diventare Sneijder una punta dovrà produrre in fretta buoni risultati, o la piazza chiederà a gran voce il suo esonero.
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