Operazione Last bet. Sembra il titolo di un thriller americano e invece è il nome della maxi inchiesta che sconvolge ora il calcio italiano. Partite combinate, giocatori minacciati, contatti con grandi nomi veri o millantati, relazioni anomale dall’estensione imprecisata. Un terremoto che, a soli cinque anni di distanza da Calciopoli, fa tremare il mondo del pallone e ne mina, ancora una volta, la credibilità.
CREMONA, DOVE TUTTO COMINCIA –Parte tutto da Cremonese – Paganese, match di Lega Pro dello scorso novembre, terminata con la vittoria dei padroni di casa per 2-0. Alcuni giocatori della Cremonese però hanno dei malesseri sia durante la partita che dopo, tra cui Carlo Gervasoni, che rimane coinvolto in un incidente d’auto. Dalle analisi mediche che seguono si evince che sono stati drogati con un ansiolitico disciolto nelle bevande disponibili negli spogliatoi che, come poi verrà scoperto, aveva lo scopo di peggiorarne le prestazioni e influenzare il risultato della partita. Una situazione preoccupante che porta Sandro Turotti, dg della U.S. Cremonese, a denunciare l’accaduto alla Questura di Cremona, dando il via alle indagini che hanno successivamente rivelato una situazione ben più grave e ramificata.
IL PORTIERE DELLA CREMONESE – L’inchiesta Last Bet porta lo scorso 1 giugno a misure cautelari per 16 persone con l’accusa di associazione a delinquere ed estorsione, a 28 indagati e a 18 partite considerate sospette. Dalle oltre 50.000 intercettazioni effettuate pare emergere una organizzazione atta a condizionare gli esiti delle partite per assicurarsi gli introiti delle scommesse. Tra gli arrestati Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese, considerato colpevole di aver somministrato il tranquillante ai compagni nella partita contro la Paganese. Il giocatore è stato interrogato lo scorso venerdì e ha ammesso di avere avuto contatti con gli altri protagonisti della vicenda, ma solo perché indebitato a causa di altre scommesse. Pressato dalle suddette motivazioni economiche avrebbe promesso di influenzare risultati attraverso i suoi contatti, per la maggior parte millantati, ma senza poi fare nulla in pratica. Ha negato quindi di avere avuto comportamenti atti a danneggiare la propria squadra, così come afferma di non essere coinvolto nell’episodio del tranquillante ai giocatori della Cremonese. Una posizione però considerata debole dagli investigatori, dato che la ricetta del farmaco in questione sarebbe stata prescritta alla moglie di Paoloni.
IL DOTTORE – Si chiama Marco Pirani il dentista che ha prescritto il tranquillante a Paoloni. Anche lui arrestato in quanto considerato tra gli esponenti del giro delle scommesse, è stato ascoltato dagli inquirenti in due occasioni durante la scorsa settimana. Dall’interrogatorio sarebbe emerso un quadro persino più sconcertante, che estende l’ombra dell’organizzazione anche su partite e club di Serie A, anche se sembrano mancare gli elementi che possano confermare eventuali combine. Pirani dal canto suo avrebbe minimizzato il suo coinvolgimento con gli altri membri del giro scommesse, così come avrebbe negato di essere a conoscenza del modo in cui sarebbe stato impiegato il farmaco che aveva prescritto per la moglie di Paoloni.
BEPPEGOL – Il nome celebre di questa indagine è però quello di Beppe Signori, mai citato direttamente nelle intercettazioni telefoniche, se non attraverso soprannomi come “Beppe nazionale” o “colui che ha segnato 200 gol in serie A”. L’ex bomber ha negato tutto nell’interrogatorio di giovedì 9 giugno, ma l’accusa parrebbe non essere convinta. Altri interrogati, nello specifico i commercialisti Manlio Bruni e Francesco Giannone, avrebbero infatti indicato proprio in Beppe-gol un cardine del giro scommesse. Un’ipotesi che sarebbe aggravata dal promemoria ritrovato in casa di Signori e scritto di suo pugno, che contiene le “condizioni” con gli scommettitori di Singapore per le puntate. L’attaccante di Lazio e Bologna si sarebbe giustificato dicendo che si trattava di un appunto scritto su dettatura di Bellavista, ex capitano del Bari e altro elemento centrale del giro secondo gli inquirenti. Nella giornata di martedì 14 giugno il gip ha revocato i domiciliari a Signori, che si definisce “massacrato, ma felice”, essendo venute meno le ragioni per le misure cautelari.
ACCUSE E QUERELE – In queste settimane, durante le quali le notizie arrivano a bocconi, sono usciti molti nomi noti associati all’inchiesta, talvolta troppo precipitosamente. Emblematico è il caso di De Rossi, che lo scorso 3 giugno è saltato alla ribalta come primo coinvolgimento “eccellente” tra i giocatori in attività. Il giocatore della Roma sarebbe stato citato da Marco Paoloni in merito della partita di Genoa-Roma, terminata 4-3. De Rossi però, infortunato nell’occasione, non giocò neanche la gara e il pm Di Martino ha immediatamente specificato che in realtà non è indagato e anzi il nome del giallorosso non compare da nessuna parte nelle intercettazioni. Un episodio che ha causato indignazione per la rapidità con cui vengono accostati personaggi estranei alla vicenda senza fondamenti reali. Tra questi anche il portiere della Nazionale Gigi Buffon, che afferma: “Siamo sempre l'Italia di piazzale Loreto. Basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro”.
I TIFOSI NON CI STANNO – Tremano intanto i tifosi dell’Atalanta, reduci da una stagione straordinaria in Serie B e dai festeggiamenti per la promozione nel massimo campionato. Nel mirino delle indagini è finito infatti anche il capitano dei bergamaschi, tirato in ballo nelle intercettazioni riguardo a tre partite della sua squadra. Se venissero confermate le accuse mosse a Cristiano Doni, anche la società potrebbe pagarne il prezzo, in funzione del concetto di responsabilità oggettiva (cioè senza la partecipazione diretta dei dirigenti). Ma i tifosi non ci stanno a farsi portare via il sogno della promozione e settimana scorsa sono scesi in strada in oltre 4000 per protestare contro il processo mediatico all’Atalanta.
COSA SUCCEDE ORA? – La maxi-inchiesta appare un mosaico ancora difficile da definire, i cui contorni sono ancora tutti da chiarire. Ad esempio l’accusa di Daniele Quadrini, calciatore del Sassuolo, che all’inizio di maggio aveva denunciato un tentativo di estorsione alla procura Federale e alla magistratura ordinaria. Secondo questa testimonianza la Figc era dunque già al corrente di situazioni quanto meno anomale con un mese di anticipo rispetto ai primi arresti. Intanto anche la società di scommesse austriaca, Skysport365, si è mossa presentando agli inquirenti di Cremona i dati su flussi di puntate anomali su una decina di partite. Persino il governo si è mosso e, tramite il ministro dell’Interno Maroni, ha istituito una task-force per combattere il fenomeno del calcio scommesse. Difficile dire come si concluderà l’inchiesta: una volta scoperchiato il vaso di Pandora non si può prevedere cosa salterà fuori. Ma i tempi, almeno per il processo sportivo, sono brevi, quindi entro la fine di luglio si dovrà arrivare alle decisioni definitive.
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