Con le mani ci sa fare, che faccia il pasticcere o il portiere. Christian Abbiati, infatti, aveva davanti a sé un luminoso futuro nel mondo della pasticceria, ma allo stesso tempo sognava di giocare in Serie A. Ha scelto la seconda opzione, diventando un beniamino della Curva Sud: la stagione appena conclusa lo ha consacrato autentico protagonista dell’annata eccezionale della sua squadra, il Milan, campione d’Italia dopo un digiuno durato sette anni. Uno dei segreti del trionfo sta proprio nell’ottima forma della saracinesca Abbiati, leader di una difesa che ha subito appena sei reti nel girone di ritorno. Dopo gli esordi strepitosi e il “miracolo di Perugia” nel 1999, il portiere lombardo ha attraversato fasi alterne e momenti di difficoltà, che lo hanno visto perfino emigrare da Milano. Ma l’amore per il Milan ha avuto il sopravvento e, rifiutando un’offerta del Palermo, ha saputo aspettare il suo momento fino all’arrivo di Massimiliano Allegri, che senza alcun timore lo ha confermato titolare.
GLI ESORDI - Nato l’8 luglio 1977 ad Abbiategrasso da padre custode (nonché interista sfegatato) e madre portinaia, il ventunenne Christian, appassionato di pasticceria, era stato prelevato dal Monza nel corso del mercato estivo 1998 per opera di Adriano Galliani, già ex-direttore generale della società brianzola. Il debutto nella massima serie calcistica avviene a San Siro il 17 gennaio 1999, alla 17a e ultima giornata del girone di andata. Quel giorno si affrontano Milan e Perugia: al termine del tempo regolamentare i rossoneri conducono per due reti a zero, ma nel secondo minuto di recupero viene assegnato una calcio di rigore al Perugia. Dopo la trasformazione del penalty da parte di Hidetoshi Nakata, il suo compagno di team Cristian Bucchi si affretta a recuperare il pallone. Il portiere milanista Sebastiano Rossi, innervosito, gli rifila una violenta manata che gli costerà l’espulsione e cinque giornate di squalifica. Questo episodio causerà la fine della gloriosa carriera di Rossi al Milan e l’inizio di quella di una giovane promessa, Christian Abbiati. L’esordiente sarà chiamato a difendere i pali per tutta la durata del girone di ritorno, conclusosi in maniera spettacolare, proprio con il titolo conquistato dal Diavolo. Christian diventerà un eroe per i tifosi rossoneri, soprattutto grazie alla splendida parata nel finale di Perugia-Milan, ultima giornata di Serie A, decisiva per lo scudetto. Su un destro al volo proprio di Bucchi, “Briciola”, così come viene chiamato dagli amici, salvò prodigiosamente la porta deviando il pallone in calcio d’angolo, con un intervento di rara bellezza e di altrettanta importanza.
I TRASFERIMENTI E GLI INFORTUNI - Negli anni a venire resterà il numero uno titolare fino ad un infortunio occorsogli ad agosto 2002 che spianerà la strada al brasiliano Nelson Dida. Complice un’annata straordinaria, culminata con i tre rigori neutralizzati nella finale di Champions League di Manchester contro la Juventus, Dida gli soffierà definitivamente il posto. Inizierà così un periodo di ripetute panchine e di vagabondaggio: prima sostituisce l’infortunato Buffon alla Juventus, poi verrà girato in prestito all’altra squadra del capoluogo piemontese, quindi si accaserà all’Atletico Madrid. Rifiuta un’offerta del Palermo e decide di tornare al Milan nel 2008, riuscendo a riconquistare la fiducia di Ancelotti, anche a causa dei numerosi errori di Dida. La “seconda vita” tra i diavoli, però, si interrompe presto, per esattezza il 15 marzo 2009: in seguito ad uno scontro con il compagno di squadra Giuseppe Favalli, è vittima dell’infortunio più grave che abbia subito in carriera, una distorsione del ginocchio destro con interessamento del legamento crociato anteriore. Stagione finita e Dida ringrazia. L’anno successivo non riesce ad imporsi poiché il tecnico brasiliano Leonardo gli preferisce Marco Storari prima, il suo connazionale Dida poi, nonostante quest’ultimo continui ad essere autore di papere imbarazzanti. Con l’arrivo di Allegri la situazione evolve in modo positivo per Abbiati: Dida viene svincolato e l’allenatore livornese gli affida la porta. Così Christian, ormai 33enne, diventerà uno dei protagonisti del campionato 2010/11 dominato dai rossoneri, inanellando prestazioni sontuose: tra le numerose perle, ricordiamo il salvataggio sulla linea di porta sul colpo di testa di Thiago Motta durante il derby di ritorno, e la parata sul destro a giro di Alessandro Diamanti nel Brescia-Milan dello scorso 23 aprile, che a molti ha ricordato il miracolo su Bucchi di undici anni prima.
UN RAGAZZO SEMPLICE - Dalla promessa del ’99 alla certezza del 2011: Abbiati ne ha fatta di strada. Nonostante ciò, Christian è rimasto un ragazzo semplice e umile, ancora un po’ timido. Ad oggi, è uno dei calciatori più amati dalla tifoseria per i suoi modi gentili e mai arroganti o sopra le righe. In campo non è molto spettacolare, ma è una concreta garanzia di affidabilità. Ha la qualità, abbastanza rara, di restare con il sangue freddo per tutti i novanta minuti. Oltre ad essere un campione nel calcio, è un campione di comportamento. Nonostante i suoi trascorsi torinesi (brevi peraltro), Christian Abbiati è considerato una bandiera del Milan: possiamo star certi, viste le sue prestazioni, che difenderà i pali rossoneri per diversi anni ancora.
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