Identico risultato in entrambe le semifinali, ma con importanza completamente differente. Se infatti era preventivabile la sconfitta dello Schalke 04 contro il Manchester United di Alex Ferguson, la disfatta casalinga del Real Madrid a favore degli eterni rivali del Barcellona era decisamente più inaspettata. La finale di Wembley appare quindi già delineata: i Red Devils, per difendere l’orgoglio inglese, contro i blaugrana, che vogliono confermarsi una delle squadre più forti di sempre.
DOMINIO MANCHESTER – A Gelsenkirchen lo Schalke scende in campo per continuare il sogno europeo contro un Manchester United che non vuole certo rinunciare ad una finale da giocare in patria. Qualche tifoso tedesco teme che Neuer sia distratto dalle voci di mercato che lo vogliono a difendere la porta del Bayern la prossima stagione, ma il portiere fa capire presto che la sua attenzione è tutta sulla semifinale. Gli inglesi infatti prendono subito in mano la partita e dello Schalke determinato e in grande forma che aveva schiacciato l’Inter non sembra esserci traccia. Le occasioni per i Red Devils si sprecano, nel solo primo tempo costruiscono almeno quattro occasioni clamorose per trovare il vantaggio ma, tra imperdonabili imprecisioni e pronte reazioni dell’ottimo Neuer, si arriva all’intervallo a reti inviolate. 45 minuti di gioco praticamente in una sola metà campo, con Farfan e Raul che timidamente tentano di sorprendere la retroguardia inglese con rapide ripartenze, ma senza successo. Il secondo tempo riprende esattamente come era terminato il primo: assalto del Manchester allo Schalke, ma la porta pare stregata, con Neuer che respinge il colpo di testa di Carrick e Giggs che svirgola a lato sciupando una buona chance. La maledizione si spezza però al 67’, quando Rooney si inventa un filtrante che consente proprio al gallese di finalizzare facilmente. Passano due minuti ed è ancora Rooney, più concreto del Chicharito, a insaccare la prima palla buona che gli viene servita. 0-2 che premia uno splendido Manchester United e che ridimensiona le ambizioni dello Schalke 04, troppo inconsistente per tenere il passo dei campioni di Sir Alex Ferguson. La partita di settimana prossima all’Old Trafford appare solo come una formalità, una tappa obbligata prima di fare rotta verso la vicina Londra per la finale del 20 maggio.
MOU QUASI FUORI – Real Madrid contro Barcellona, Mourinho contro Guardiola, Cristiano Ronaldo contro Messi, blancos contro blaugrana: al Barnabeu viene messa in scena una delle sfide più intense di sempre, una delle rivalità più forti del mondo del calcio. Il clima già solitamente caldo del derby spagnolo diventa quasi torrido, sia per l’importanza della posta in palio, sia per gli altri tre clasicos che ci ha offerto questa stagione. Per non citare poi la capacità di Mourinho, da noi in Italia ben conosciuta, di saper creare un’atmosfera da campo di battaglia per i grandi match. Il Barcellona pareva aver sancito la sua superiorità nel match d’andata di campionato, con quel 5-0 al Camp Nou che non lasciava possibilità di appello. Ma lo Special One è duro a morire e al ritorno strappa un pari casalingo, nonostante l’inferiorità numerica del suo Real, privato di Albiol al 52’ per rosso diretto. Poi, solo una settimana fa, l’allenatore portoghese riusciva a strappare la Copa del Rey a Guardiola, in una finale combattutissima e risolta a supplementari inoltrati da Cristiano Ronaldo. Al Barnabeu il Barcellona si presenta con un’assenza importante, quale è lo spagnolo Andrés Iniesta, bloccato da un problema al polpaccio, e privato dei terzini sinistri, Maxwell, Abidal e Adriano. Dall’altra parte Mourinho, privo del suo pupillo Carvalho, presenta un Real prudente, senza la prima punta Adebayor, ma con Cristiano Ronaldo a guidare l’attacco e il difensore Pepe a fare da diga a centrocampo. Sin dal fischio d’inizio ci vuole poco per capire che sarà una partita votata alla prudenza: si gioca molto a centrocampo, nessuna delle due squadre si scopre e il grande derby spagnolo rischia di rivelarsi, con delusione, una partita piuttosto moscia. Il Barcellona insiste con il suo infinito possesso palla, ma si rivela nel complesso sterile. Il Real Madrid controlla gli avversari e punta sulle ripartenze veloci dei vari Ronaldo, Di Maria e dello stesso Pepe, ma è spesso impreciso e Valdes rimane tranquillo. I primi 45’ minuti si concludono senza emozioni e l’unica cosa che rimane impressa nello spettatore è l’accesa rivalità. Per gran parte del primo tempo infatti si sfiora la rissa, che si accende poi proprio mentre le squadre rientrano negli spogliatoi, con Josè Pinto, portiere di riserva blaugrana, che aggredisce un dirigente del Real e paga con l’espulsione. Nella ripresa Mourinho prova a spingere un po’ di più e fa entrare in campo Adebayor per un opaco Ozil. Il Real Madrid in effetti è più presente, in una partita che comunque pare non decollare mai. Ma al 61’ ecco l’episodio che fa infuriare lo Special One, espulso per eccessive proteste: intervento un po’ troppo deciso di Pepe su Dani Alves e per l’arbitro Stark è rosso diretto. Forte della superiorità numerica, il Barcellona inizia lentamente a prendere in mano la partita e sfiora la rete con Pedro. Ma è questione di tempo e al 76’ ci pensa il solito Messi a insaccare da posizione ravvicinata l’ottimo assist di Afellay. La partita è ormai indirizzata sui binari giusti e all’87’ la stella argentina dà sfoggio completo della sua classe e chiude i conti: palla al piede, supera con impressionante facilità mezza difesa madridista e confeziona un gol magnifico. Raggiunge così quota 52 reti stagionali, 36esimo centro su 35 gare di Champions League e vince la sfida personale su un anonimo Cristiano Ronaldo. Il Barcellona prenota la finale e porta in attivo il conto stagionale contro i rivali del Real Madrid. Mourinho, costretto fuori dal campo per gli appalusi ironici, ora rischia seriamente di finire anche fuori dalla massima competizione europea e al Camp Nou dovrà dimostrare di essere davvero “special” per riuscire in una quasi impossibile remuntada.
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