L’Inter, ultimo baluardo italiano in Europa, non riesce nell’improbabile rimonta sullo Schalke e viene eliminata dalla Champions League. Nella semifinale i tedeschi incontreranno il Manchester United di Alex Ferguson, capace non solo di difendere il vantaggio ottenuto all’andata, ma anche di replicare il successo sul Chelsea. Dall’altro lato del tabellone ci sarà invece la preannunciata sfida tra spagnole, entrambe già praticamente qualificate una settimana fa dopo i larghi successi casalinghi.
ADDIO EUROPA –Finisce con un’altra sconfitta la notte della rimonta impossibile: per la squadra di Leonardo svanisce il sogno di ripetersi in Champions. Eppure nel cuore dei tifosi, alla vigilia del match, c’era un’inconfessabile speranza di vedere la pazza Inter inventarsi un’altra impresa sportiva, ma a Gelsenkirchen non ci sono state sorprese. Lo Schalke si presenta compatto nel primo tempo, attento a non concedere spazi agli ospiti. Eto’o e compagni faticano a trovare il modo di scardinare la difesa tedesca, senza riuscire ad impaurire Neuer, se non cercando la fortuna con qualche conclusione dalla distanza. Inter mai pericolosa e al 44’ arriva pure la beffa: un appoggio sbagliato da Thiago Motta, con una difesa ancora una volta mal schierata, apre la strada per il vantaggio dello Schalke. Il marcatore è ancora una volta Raul, alla sua rete numero 72 nelle competizioni europee. Al 3’ del secondo tempo Thiago Motta trova la deviazione vincente su calcio d’angolo e forse induce qualche tifoso a credere ancora nella qualificazione impossibile, ma in realtà si rivela essere solo l’ultimo sussulto dei campioni d’Europa in carica. Lo Schalke, rincuorato da Raul e dal cronometro, inizia ad azzardare qualcosa in attacco: l’Inter, stanca e demoralizzata, non oppone neanche troppa resistenza. I tedeschi creano qualche occasione e all’80’ Howedes finalizza in rete il passaggio in profondità di Raul. Il 7-3 complessivo consolida il risultato dei tedeschi e condanna i neroazzurri, eliminati pesantemente da un avversario comunque non irresistibile. L’Inter è sembrata innanzitutto stanca fisicamente, come testimoniato dal declino del rendimento nel secondo tempo in entrambe le gare, ma anche poco determinata. A Gelsenkirchen si sperava di assistere ad una grande impresa, ma della rabbia agonistica necessaria per un risultato del genere non se ne è avuta traccia. Non c’è comunque tempo per i rimpianti ora, visto che Leonardo ha ancora otto (o nove in caso di finale di Coppa Italia) per riconquistare il cuore dei tifosi neroazzurri
RED DEVILS AVANTI –Va al Manchester di Alex Ferguson l’unico posto in semifinale che era rimasto davvero vacante. Lo 0-1 firmato Wayne Rooney nel match d’andata era, infatti, l’unico risultato che lasciava margini di recupero. All’Old Trafford i Blues iniziano bene, riuscendo a trovare gli spazi per arrivare a impensierire Van der Saar, ma forse mancando di un po’ di grinta. Al 26’ però sembra calare il sipario per il Chelsea: incornata vincente di Hernandez su cross di Rooney, ma la posizione del Chicarito è irregolare e il gol viene annullato. Per il ventiduenne messicano però è solo questione di tempo, perché al 42’ è il sempreverde Giggs – già assist man all’andata – a servire il gol dell’1-0 ad Hernandez. La gara rimane comunque intensa, con le due squadre che continuano ad affrontarsi a viso aperto, anche se al 69’ Ramires rimedia il secondo giallo con un intervento scomposto su Nani. Il discorso qualificazione sembra riaprirsi quando Drogba, che aveva iniziato la partita dalla panchina, rimedia il pari. “Sembra” perché in meno di un minuto lo United rimette tutto a posto: la difesa del Chelsea lascia colpevolmente solo Park che, servito dal solito Giggs, trova la rete e il passaggio in semifinale. Una partita decisa anche da alcune scelte degli allenatori: vincente quella di Ferguson di preferire Hernandes a Berbatov, discutibile l’esclusione di Drogba a favore di uno spento Fernando Torres. Eliminato precocemente dalla corsa scudetto e ora dall’Europa, Carlo Ancelotti finisce nuovamente nel mirino dei tabloid inglesi, che già speculano sul successore alla sua panchina. Avanzano invece i Red Devils, che si dimostrano essere magnifico esempio di sinergia tra veterani – Giggs era alla 870° presenza con lo United – e giovani talenti.
EL CLASICO – Tutto facile per le due spagnole che, come preventivato, si affronteranno in una semifinale strepitosa. Gli ucraini dello Shakhtar ci provano, almeno a inizio di gara, a difendere l’onore e Valdes viene impegnato in un paio di occasioni. Però poi sale in cattedra il Barcellona, con il suo mix di fraseggi veloci, movimenti rapidi e tecnica raffinata: le occasioni per i blaugrana si sprecano. Protagonista è, come sempre, Messi che, dopo aver sprecato al 30’una facile rete per leziosità, segna il gol numero 48 della stagione sul finire del primo tempo. Nonostante le altre molte occasioni per entrambe le parti, al triplice fischio il risultato è 0-1. Stesso risultato anche per il Real Madrid di Mourinho, ma partita più sofferta. Il Tottenham, infatti, ci prova con più continuità dello Shakhtar, ma nonostante le numerose occasioni non trova il gol, se non quello di Bale, annullato per fuorigioco. Gli Spurs lamentano pure un paio di interventi dubbi in area madrilena, ma per l’arbitro Rizzoli non ci sono irregolarità. Il Tottenham non finalizza e allora è il Real Madrid a trovare il vantaggio, con una conclusione dalla distanza di Cristiano Ronaldo e con la complicità di un Gomez pasticcione. Mourinho raggiunge ancora una volta la semifinale e nel prossimo mese dovrà affrontare ben quattro clasicos: Barcellona e Real Madrid si affronteranno nelle due sfide di Champions League, ma anche nel ritorno della Liga e nella finale di Coppa del Re. Ci si chiede ora se i blancos saranno in grado di rifarsi dopo il pesantissimo 5-0 rimediato al Camp Nou lo scorso novembre o se piuttosto la squadra di Guardiola confermerà la sua superiorità.
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