Ibra sembra in una delle stagioni migliori della sua carriera: ha siglato un terzo dei gol della sua squadra in campionato, fa giocate di alto livello e si mette a disposizione della squadra. Eto'o ha sbagliato e il suo gesto va condannato. Ma resta un esempio di fair play.
Nel segno del Milan di Ibra. La rovesciata del campione fa volare i rossoneri in testa alla classifica, solitari, a più tre sulla Lazio, più quattro sul Napoli e addirittura più nove sull’Inter. Juve e Roma? Rispettivamente a sei e sette punti. Un vuoto quasi incolmabile.
IBRA AL TOP - Ma il campionato non è finito e propone sempre nuovi spunti di riflessione. Lo strepitoso momento di forma di Ibrahimovic, per esempio, è il valore aggiunto di una squadra che fino all’anno scorso era catalogata come vecchia e da rifare. Oggi invece il trentaquattrenne Seedorf insieme ai suoi coetanei Gattuso (32), Ambrosini (33), Pirlo (31), Nesta (34), senza dimenticare l’infortunato Inzaghi (37), rappresentano l’elite del calcio italiano. E se fra i rossoneri gli unici giovani italiani sono Abate e Antonini, con tutto il rispetto, il nostro movimento del pallone non è proprio in fase di avanzamento ma di stagnazione o recessione. Tanto che il Milan per tornare grande è dovuto ricorrere a stelle straniere come Robinho. Ibra poi sembra in una delle stagioni migliori della sua carriera: ha siglato un terzo dei gol della sua squadra in campionato, fa giocate di alto livello e si mette a disposizione della squadra. A 30 anni, lui, è davvero nel pieno della maturità, al contrario di Ronaldinho sempre più ai margini dello spogliatoio per i suoi atteggiamenti poco professionali. Qualche giorno fa il Gaùcho è stato pizzicato alle due di notte fuori da un ristorante brasiliano insieme a dei suoi amici: da circa un mese non parte titolare e, da quando è fuori, è tutta la squadra ad averne beneficiato in termini di risultati. Allegri ha deciso di non fare sconti a nessuno e in conferenza stampa ha bollato la serata come “poco adatta ad un atleta” e di fatto ha lasciato intendere di averne abbastanza dell’ex pallone d’oro.
ETO'O RESTA UN ESEMPIO - Chi invece non ha deluso le aspettative del mister è Samuel Eto’o. Con i suoi gol sta tenendo in piedi l’Inter. Se lui è in forma, i nerazzurri vanno avanti e nonostante la sconfitta, anche nell’ultimo turno ha segnato. Prima però ha commesso una sciocchezza che sconterà nei prossimi turni. Forse provocato, ha colpito con una testata al petto a palla lontana il difensore del Chievo Cesar, in un perfetto remake dello storico gesto di Zidane a Materazzi nella finale del Mondiale 2006. Quella volta a salvare l’arbitro Elizondo fu il quarto uomo, che segnalò il fallo dopo averlo visto sul monitor di servizio. Stavolta nessuno ha aiutato Rocchi e così le polemiche contro gli arbitri sono subito fioccate e non importa se c’è la prova televisiva a fare giustizia postuma. I fischietti, come è d’abitudine italiana, sono finiti nel ciclone e anche Eto’o, che si è sempre mostrato un campione di sportività in campo, adesso è sotto il fuoco della critica. È giusto condannare il gesto antisportivo ma non un giocatore che anche adesso, dopo la caduta di stile di ieri, resta un esempio di fair play. Anche Maldini in un Milan-Venezia di dieci anni fa, colpì con una testata Fabio Bilica, ma non per questo è stato messo alla berlina e nessuno si è mai segnato di accostarlo a un cattivo modello di comportamento. Eto’o ha sbagliato e pagherà come Totti qualche anno fa. Sono uomini e hanno debolezze ma non prendiamo un singolo episodio come pretesto per cambiare un bell’esempio di sportività solo per il gusto della critica.
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