Zlatan Ibrahimovic – Here comes the pain

Lunedì 30 Agosto 2010 20:36 Roberto Arosio Sport - Calcio
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A poche ore dall’inizio della nuova stagione, il calciomercato sta entrando nella fase più strana e imprevedibile di un’estate con pochi colpi di sciabola e zero emozioni. In questi giorni l’affare più impensabile sembra diventare realtà: Ibra al Milan. Un’operazione in cui Berlusconi investirà in totale circa 100 milioni di euro, tra costo del cartellino e ingaggio quadriennale. Dopo anni di dittatura interista la storia del calcio italiano sta forse per cambiare?

 

Nato a Malmo da una famiglia di emigranti proveniente da Bijeljina in Bosnia-Erzegovina, Zlatan trascorre la sua infanzia a Rosengard. Inizia a giocare a calcio nella squadra degli immigrati slavi, la FBK Balcan, dopodiché a 13 anni viene acquistato dal Malmo FF. Durante l'adolescenza alterna il calcio al Taekwondo, disciplina in cui diventa cintura nera, e all’età di vent’anni, nel 2001, viene ceduto all’Ajax per una cifra di 8,7 mln di euro. Le grandi squadre d’Europa già conoscono e seguono il nuovo Van Basten; Capello cerca di portarlo subito a Roma ma riuscirà ad averlo solo l’anno successivo, da allenatore della Juventus, per una cifra intorno ai 20 milioni di euro.

“IBRA CADABRA” E “RAIOLONE” – Sono la coppia da schiaffi dell’universo calcistico. Il primo alto col nasone, il secondo basso e tondeggiante; così diversi fisicamente ma maledettamente simili quando si parla di affari. Sono due componenti chimici che se agitati distrattamente fanno il botto; una granata innescata tra le mani della società di turno che spesso perde la sicura. Se le cose non vanno come previsto Mino parte all’attacco, parla e straparla ogni cinque minuti, sbeffeggia allenatori, accusa giocatori, sfianca i presidenti. Allo stesso tempo Zlatan non resta sicuramente con le mani in mano. Ai tempi dell’Ajax, per andare via litigò con l’allenatore Koeman e con il leader dello spogliatoio Van Der Vaart, mentre alla Juventus nel 2006 fece un girone di ritorno desolante e svogliato a causa di un rinnovo milionario che non arrivava; cosa successe poi all’Inter lo ricordano tutti. È la coppia d’oro che strappa ingaggi astronomici, che non ha rispetto e ritegno per colleghi o tifosi, società e istituzioni sportive. Via Balotelli e Mourinho sembrava essere tutto troppo tranquillo e sereno; invece ecco che ritorna, nel Paese della polemica, la coppia di guastafeste più strafottente e urticante del pianeta.

“IO BALLO DA SOLO” – In tutta la sua carriera Zlatan ha sempre giocato per conto suo, come il bimbo che all’oratorio si porta il pallone da casa. L’unico modulo che conosce non è il 4-4-2 o il 4-3-3, ma il 10 + 1. Lo ricordiamo all’Inter giocare là davanti, allargarsi a sinistra, mettere giù di petto i “campanili” di J.Cesar, rientrare sul destro e fare l’assist o andare al tiro. Gioca per sé non per gli altri: lui è il bomber, il rifinitore, il campione, la stella cometa che indica la via; i compagni non possono fare altro che le comparse. A Barcellona è andato non tanto per far parte di un progetto ma per arricchire la sua personale bacheca, aumentare il suo prestigio mediatico e vincere facile ciò che fin’ora aveva visto soltanto con il binocolo; la Champions League. Suo malgrado, però, si è dovuto scontrare con i propri limiti. Arrivato in Catalunya come vedette del calcio spettacolo, in risposta ai rivali mediatici del Real, dopo pochi mesi è caduto nel baratro della normalità in una squadra di veri e propri artisti. Così l’ha battezzato, una volta per tutte, Johan Cruyff: “Ha una buona tecnica per un giocatore mediocre e una tecnica mediocre per un giocatore bravo”. La sua incapacità di pensare veloce, la sua difficoltà nel giocare di prima o al massimo a due tocchi; la necessità di avere spazio e tempo per controllare il pallone, alzare la testa, “gigioneggiare“ qualche secondo e poi cercare l’azione personale. Troppo lento, troppo solista, troppo abituato al calcio italiano “capelliano”, basato sulla forza; inadatto ad un meccanismo perfetto dove tempi e movimenti di gioco sono spietati e totalitari. In una squadra dove Xavi dà via la palla ancora prima di riceverla, dove Messi parte a razzo e chiede triangolazioni alla velocità della luce in spazi ridotti, Ibra ha cercato invano di adattarsi e imparare ma la doppia sfida di coppa con l’Inter ha decretato la resa in terra spagnola.

TRE DAVANTI E DIETRO TUTTI GLI ALTRI – Con l'arrivo di Ibra, molto probabilmente il modulo di gioco di Allegri sarà impostato con un tridente offensivo; un tridente pesante, che fa paura, composto da tre grandi illusionisti del calcio. C’è un giocoliere che dal suo monolocale abusivo, sulla fascia sinistra, dà lezioni di stile e precisione ad ogni tocco; poi abbiamo un carro armato, là davanti, che ribalta come birilli i difensori. Infine ecco sfrecciare una gazzella sulla destra; ad ogni accelerazione le sue gambe rotanti scatenano scintille che illuminano ed esaltano San Siro. È il regalo che i tifosi milanisti aspettavano da tempo, la rivincita tanto sperata dopo aver sofferto le pene dell’inferno nel vedere i “cugini” vincere e stravincere in Italia ed Europa. Dopo anni di sfottò, orecchie da cocker e bastonate sui denti, sembra arrivare il momento del riscatto, della vittoria, dei bandieroni per le strade alla riconquista della città, della nazione, del Mondo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 20:09

Commenti  

 
0 # Davide Borsani 2010-08-31 18:22
Carine le ultime due frasi: le avevo lette per lustri e lustri riferite ad ogni nuovo acquisto dell'Inter pre-2006! :lol:
Comunque, quest'anno si vedrà! :-)
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