A poche ore dall’inizio della nuova stagione, il calciomercato sta entrando nella fase più strana e imprevedibile di un’estate con pochi colpi di sciabola e zero emozioni. In questi giorni l’affare più impensabile sembra diventare realtà: Ibra al Milan. Un’operazione in cui Berlusconi investirà in totale circa 100 milioni di euro, tra costo del cartellino e ingaggio quadriennale. Dopo anni di dittatura interista la storia del calcio italiano sta forse per cambiare?
Nato a Malmo da una famiglia di emigranti proveniente da Bijeljina in Bosnia-Erzegovina, Zlatan trascorre la sua infanzia a Rosengard. Inizia a giocare a calcio nella squadra degli immigrati slavi, la FBK Balcan, dopodiché a 13 anni viene acquistato dal Malmo FF. Durante l'adolescenza alterna il calcio al Taekwondo, disciplina in cui diventa cintura nera, e all’età di vent’anni, nel 2001, viene ceduto all’Ajax per una cifra di 8,7 mln di euro. Le grandi squadre d’Europa già conoscono e seguono il nuovo Van Basten; Capello cerca di portarlo subito a Roma ma riuscirà ad averlo solo l’anno successivo, da allenatore della Juventus, per una cifra intorno ai 20 milioni di euro.
“IBRA CADABRA” E “RAIOLONE” – Sono la coppia da schiaffi dell’universo calcistico. Il primo alto col nasone, il secondo basso e tondeggiante; così diversi fisicamente ma maledettamente simili quando si parla di affari. Sono due componenti chimici che se agitati distrattamente fanno il botto; una granata innescata tra le mani della società di turno che spesso perde la sicura. Se le cose non vanno come previsto Mino parte all’attacco, parla e straparla ogni cinque minuti, sbeffeggia allenatori, accusa giocatori, sfianca i presidenti. Allo stesso tempo Zlatan non resta sicuramente con le mani in mano. Ai tempi dell’Ajax, per andare via litigò con l’allenatore Koeman e con il leader dello spogliatoio Van Der Vaart, mentre alla Juventus nel 2006 fece un girone di ritorno desolante e svogliato a causa di un rinnovo milionario che non arrivava; cosa successe poi all’Inter lo ricordano tutti. È la coppia d’oro che strappa ingaggi astronomici, che non ha rispetto e ritegno per colleghi o tifosi, società e istituzioni sportive. Via Balotelli e Mourinho sembrava essere tutto troppo tranquillo e sereno; invece ecco che ritorna, nel Paese della polemica, la coppia di guastafeste più strafottente e urticante del pianeta.
“IO BALLO DA SOLO” – In tutta la sua carriera Zlatan ha sempre giocato per conto suo, come il bimbo che all’oratorio si porta il pallone da casa. L’unico modulo che conosce non è il 4-4-2 o il 4-3-3, ma il 10 + 1. Lo ricordiamo all’Inter giocare là davanti, allargarsi a sinistra, mettere giù di petto i “campanili” di J.Cesar, rientrare sul destro e fare l’assist o andare al tiro. Gioca per sé non per gli altri: lui è il bomber, il rifinitore, il campione, la stella cometa che indica la via; i compagni non possono fare altro che le comparse. A Barcellona è andato non tanto per far parte di un progetto ma per arricchire la sua personale bacheca, aumentare il suo prestigio mediatico e vincere facile ciò che fin’ora aveva visto soltanto con il binocolo; la Champions League. Suo malgrado, però, si è dovuto scontrare con i propri limiti. Arrivato in Catalunya come vedette del calcio spettacolo, in risposta ai rivali mediatici del Real, dopo pochi mesi è caduto nel baratro della normalità in una squadra di veri e propri artisti. Così l’ha battezzato, una volta per tutte, Johan Cruyff: “Ha una buona tecnica per un giocatore mediocre e una tecnica mediocre per un giocatore bravo”. La sua incapacità di pensare veloce, la sua difficoltà nel giocare di prima o al massimo a due tocchi; la necessità di avere spazio e tempo per controllare il pallone, alzare la testa, “gigioneggiare“ qualche secondo e poi cercare l’azione personale. Troppo lento, troppo solista, troppo abituato al calcio italiano “capelliano”, basato sulla forza; inadatto ad un meccanismo perfetto dove tempi e movimenti di gioco sono spietati e totalitari. In una squadra dove Xavi dà via la palla ancora prima di riceverla, dove Messi parte a razzo e chiede triangolazioni alla velocità della luce in spazi ridotti, Ibra ha cercato invano di adattarsi e imparare ma la doppia sfida di coppa con l’Inter ha decretato la resa in terra spagnola.
TRE DAVANTI E DIETRO TUTTI GLI ALTRI – Con l'arrivo di Ibra, molto probabilmente il modulo di gioco di Allegri sarà impostato con un tridente offensivo; un tridente pesante, che fa paura, composto da tre grandi illusionisti del calcio. C’è un giocoliere che dal suo monolocale abusivo, sulla fascia sinistra, dà lezioni di stile e precisione ad ogni tocco; poi abbiamo un carro armato, là davanti, che ribalta come birilli i difensori. Infine ecco sfrecciare una gazzella sulla destra; ad ogni accelerazione le sue gambe rotanti scatenano scintille che illuminano ed esaltano San Siro. È il regalo che i tifosi milanisti aspettavano da tempo, la rivincita tanto sperata dopo aver sofferto le pene dell’inferno nel vedere i “cugini” vincere e stravincere in Italia ed Europa. Dopo anni di sfottò, orecchie da cocker e bastonate sui denti, sembra arrivare il momento del riscatto, della vittoria, dei bandieroni per le strade alla riconquista della città, della nazione, del Mondo.
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Comunque, quest'anno si vedrà!
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