Rugby - Italia annichilita, addio sogni mondiali: Irlanda ai quarti

Mercoledì 05 Ottobre 2011 08:23 Matteo Mezzalira Sport - Altri sport
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Vincere non è un sogno, ma una concreta possibilità”: parole di Mauro Bergamasco alla vigilia della sfida decisiva per il prosieguo del Mondiale di rugby tra Italia e Irlanda, di quelle che se vinci passi, se perdi sei fuori. Parisse e compagni si mostravano fiduciosi in una vittoria che sarebbe valsa loro un posto di diritto nella storia della palla ovale italiana, dal momento che mai gli Azzurri sono riusciti a qualificarsi ai quarti di finale in una Coppa del Mondo. Speranze rinfocolate dalla straordinaria prestazione offerta dagli uomini di Nick Mallet il 5 febbraio scorso, quando solamente un drop di O’Gara a tre minuti dalla fine soffocò in gola l’urlo di gioia del pubblico presente allo Stadio Flaminio di Roma. I Verdi sono questi, non puoi contare su loro leggerezze o disattenzioni: li batti solo se sei più forte. Ecco spiegato il 36-6 di Dunedin: di fronte all’immensa esperienza internazionale Made in Ireland, Mallet ha mandato in campo un gruppo di giocatori nervosi e deconcentrati, oltre che inferiori tecnicamente. E la partita ha messo nero su bianco, se ce ne fosse stato bisogno, la superiorità irlandese nei confronti del rugby nostrano.

DENTRO O FUORI - L’Otago Stadium di Dunedin è letteralmente una marea verde, con qualche sprazzo d’azzurro. L’appuntamento è sentitissimo, chi vince si qualifica per i quarti. La classifica, prima del fischio d’inizio, dice Australia in testa con 15 punti, Irlanda seconda a quota 13 e Italia in terza posizione a 10. In caso di vittoria di O’Driscoll & Co. i nostri avversari avrebbero terminato da capolisti la fase a gironi eliminando definitivamente l’Italia, mentre se la Nazionale azzurra avesse vinto con almeno quattro mete sarebbe passata insieme ai Wallabies, estromettendo i Verdi; se invece Parisse & Co. avessero vinto con meno di sette punti di distacco e senza mettere a segno più di tre mete, sarebbe stata premiata la formazione con il maggior numero di mete all’attivo.

ESCE CASTRO: E’ LA FINE - L’avvio è equilibrato, ai calci di O’Gara rispondono colpo su colpo quelli di Mirco Bergamasco: 0-3, 3-3, 3-6 e poi 6-6. Al 30° gli irlandesi vanno in meta, annullata per un in avanti. Ma gli Azzurri, che si difendono con ordine e coraggio, sono sempre più in difficoltà. Al 34° O’Gara riporta i Verdi in vantaggio: 6-9. Un minuto dopo Castrogiovanni si arrende per un guaio muscolare e al suo posto subentra Lo Cicero. Infortunio, questo, che avrà ripercussioni negative oltre ogni aspettativa. “Bergamirco” colpisce il palo su un piazzato, si resta sotto di tre punti. Il primo tempo si chiude con una magistrale maul azzurra non sfruttata a dovere. Nella seconda frazione Mallet inserisce in mediana Bocchino per Orquera, ma la musica non cambia, anzi, l’Irlanda si rende sempre più pericolosa. L’Italia non riesce a sfondare e soffre le rapide ripartenze del Trifoglio, tamponate solo a costo di commettere un gran numero di infrazioni. Intanto O’Gara è implacabile: 6-12. Senza Castro “Cuor di Leone” è dura, Bocchino è un disastro e al sesto arriva la prima meta del match, ovviamente per i nostri avversari. Bowe brucia in velocità proprio l’apertura degli Aironi e passa ad O’Driscoll, che non ha problemi a segnare. O’Gara impeccabile, si è sul 6-19. Gli Azzurri spariscono totalmente dal campo. Al 10’ seconda meta irlandese: a marcare ci pensa Earls, che finalizza un insistito assedio dei Verdi. Tracollo azzurro. O’Gara porta al largo i suoi: 6-26. L’Irlanda è padrona del campo e si vede nettamente, per un nonnulla Kearney sfiora la terza meta, l’Italia ormai ha rinunciato ad attaccare. Perdiamo pure il controllo: i nervi saltano per le provocazioni generate ad arte dai nostri avversari e reagiamo con accenni di rissa. Il rugby è anche un guerra psicologica, ma per competere su tale piano non abbiamo né furbizia né esperienza. A dieci minuti dal termine Sexton (entrato per O’Gara) rimpingua il bottino con un altro piazzato: 6-29. Nemmeno le mischie ci vanno bene, commettiamo troppi falli. Nel finale esce Parisse, ferito al sopracciglio. Il volto scuro e sanguinante del capitano racchiude tutta la delusione per una partita che avrebbe potuto essere giocata ben diversamente. 38°: Bowe prende in contropiede la difesa, calcio a seguire, Bocchino e Benvenuti lo ostacolano, impedendogli di schiacciare in meta, ma lo fanno commettendo fallo, l’arbitro sudafricano Kaplan chiude un occhio. Allo scadere, in ogni caso, arriva la terza meta per l’Irlanda: in un battibaleno Earls ha davanti a sé una prateria per scrivere la parola fine su questo match. Sexton fa il suo dovere e usciamo, così, a testa bassa dall’Otago Stadium di Dunedin: 6-36, 0 mete a 3.

GALLES AVVERTITO - Che l’Irlanda fosse più forte si sapeva, ma dai proclami della vigilia il miracolo pareva possibile, addirittura probabile. Dichiarazioni, invece, completamente disattese dai fatti: la Nazionale si è resa protagonista di una vera debacle. Mallet ha le sue colpe per aver mandato sul terreno di gioco una formazione di ragazzi poco concentrati e nervosi, ma forse non avremmo mai potuto sperare di vincere contro questa Irlanda, già capace di battere l’Australia e che si candida, ora, ad arrivare fino in fondo al torneo di New Zealand 2011. Si troverà di fronte il Galles, una squadra ostica. Non sarà facile vincere, ma il XV del Trifoglio ha le carte in regola per puntare molto in alto.

ITALIA, I QUARTI SONO TABU’ - Perciò salutiamo i quarti, anche stavolta. Sono stati compiuti, comunque, numerosi passi avanti e stabiliti alcuni record: mai prima d’ora l’Italia aveva totalizzato 10 punti in quattro incontri e messo a segno tredici mete. Nella prima edizione della World Cup, quella del 1987, fummo triturati dagli All Blacks (celebre la meta di John Kirwan, realizzata dopo una corsa di 80 metri evitando il placcaggio di 11 azzurri), ma non passammo il turno per aver segnato una meta in meno rispetto ai figiani. L’edizione del 1991 fu buona, ci classificammo ancora in terza posizione, dietro alle inarrivabili Inghilterra e Nuova Zelanda. In Sudafrica, nel 1995, la sola vittoria sui Pumas non fu sufficiente per la qualificazione. Wales ’99, di contro, fu disastrosa: 0 punti, umiliati perfino da Tonga. Nel 2003 e nel 2007 fummo molto vicini al passaggio del girone: nella prima occasione fu il Galles a toglierci tale possibilità nella partita decisiva, nella seconda la Scozia, che ci estromise grazie ad un calcio sbagliato da Bortolussi. Quest’ultima sfida rappresentò l’ultimo atto del predecessore di Nick Mallet, ovvero il francese Pierre Berbizier, ora allenatore del Racing Métro 92, club di Parigi in cui militano pure Mirco Bergamasco, Santiago Dellapè e Andrea Lo Cicero. Anch’egli, alla pari del sudafricano, era consapevole che sarebbe stato licenziato dopo il Mondiale, a prescindere dalla prestazione della sua squadra. Già, perché mesi fa era stato designato il successore di Mallet dopo l’avventura in terra oceanica: si tratta di un altro francese, Jacques Brunel, ex-allenatore del Perpignan. Troverà alle sue dipendenze un XV cresciuto sotto tutti i punti di vista, ma ancora incapace di essere protagonista di buone prestazioni con continuità. Nel Sei Nazioni scorso, per esempio, lo storico successo sulla Francia fu seguito da un’inattesa sconfitta contro la più modesta Scozia. Se il bilancio complessivo, a dir la verità, non depone a favore di Mallet, egli sarà ricordato dagli appassionati di sport, almeno, per quella sensazionale vittoria per 22 a 21, che permise all’Italia, per la prima volta, di conquistare il Trofeo Garibaldi. “Non posso parlare di quello che lascio a questa Nazionale, il tempo dirà se sono stato, o no, un buon coach”. Grazie Nick, benvenuto Jacques.

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