“Vergogna”, “disastro”, “umiliazione”. Ecco i titoli dei quotidiani sportivi francesi all’indomani della sconfitta della loro Nazionale di rugby contro l’Italia nella IV giornata del Sei Nazioni 2011, per la prima volta nel torneo e per la seconda volta in assoluto. Nick Mallet, dopo le critiche delle settimane scorse, salva la propria panchina in vista della Coppa del Mondo. Ora a tremare è Marc Lièvremont, il CT dei transalpini, messo in croce dall’opinione pubblica del suo Paese. Andrea Masi nominato Man Of The Match.
LA PRIMA VOLTA: GRENOBLE ’97 - Le jour de gloire est arrivé, per dirla alla francese. Dopo 32 incontri disputati, di cui il primo nel 1937, la selezione italiana di rugby vince 22-21 contro la Francia e si assicura il Trofeo Garibaldi, premio istituito nel 2007 che viene assegnato ogni anno alla vincitrice di questa sfida. Si tratta del primo successo contro i transalpini da quando gli Azzurri sono stati ammessi nel Sei Nazioni, nel 2000, e del secondo in assoluto nella storia tra le due compagini: il 22 marzo 1997 infatti, a Grenoble, i nostri si imposero 40-32 nella finale di Coppa FIRA, l’equivalente di un campionato europeo. Quattordici anni dopo gli italiani sono riusciti a bissare l’impresa nel più prestigioso contesto del Six Nations. L’unico azzurro presente sia nel 1997, sia nel 2011, è Alessandro Troncon: nella prima occasione come giocatore, nella seconda come assistente-allenatore.
L’ITALIA? UNA BANDA DI SCARSI - Alla vigilia dell’impresa nessuno credeva in una vittoria: la squadra era reduce da tre sconfitte in tre giornate (contro Irlanda, Inghilterra e Galles) e la panchina del tecnico Nick Mallet traballava vistosamente; il match contro la Francia era già considerato perso in partenza. I giornali d’oltralpe ironizzavano sui nostri, definendoli senza mezzi termini “una banda di scarsi” (L’Equipe) e si chiedevano cosa ci facessero gli italiani, i loro “cugini minori” (L’Equipe), nel Sei Nazioni. D’altra parte, il XV francese era reduce dalla sconfitta di Twickenham e avrebbe dovuto imporsi largamente a Roma per sperare ancora nella conquista finale del torneo. Insomma, per l’Italrugby l’incontro dello scorso 12 marzo avrebbe dovuto essere solo un “purgatorio” prima di giocarsi tutto contro la Scozia, l’unico avversario abbordabile. Solo l’allenatore dei Bleus era consapevole di un possibile passo falso : «Non dobbiamo dimenticarci che veniamo da una sconfitta. Questa una partita sulla quale abbiamo molto da perdere» riconosceva Lièvremont, «si parla molto della serie positiva della Francia di fronte all’Italia, ma ogni serie prima o poi deve finire, e non vorrei che la fine arrivi proprio domani».
FRANCIA DOMINATA… PER UN QUARTO D’ORA - Le cose sono andate diversamente. L’inizio di gara è stato subito in mano agli Azzurri: pronti via e Mirco Bergamasco trova i pali del 3-0 su calcio piazzato. Per i primi 15’ c’è una sola squadra in campo, l’Italia, che per l’occasione veste in maglia bianca. La meta di Clerc, grazie ad un pallonetto a scavalcare un lento Gonzalo Canale, e un calcio piazzato, hanno l’effetto di ricordare a tutti che i campioni in carica sono sempre loro, i Bleus. Al 24’ un altro calcio di Bergamasco porta gli Azzurri sul 6-8, punteggio sul quale termina la prima frazione, perché Parra, a sette minuti dal fischio, colpisce un palo a seguito di una penalità inflitta agli uomini di Mallet. Nel primo tempo l’Italia si è difesa con ordine, ma i galletti hanno dato l’impressione di poter dominare, anche se il loro gioco non è certo un “rugby champagne”.
BERGAMASCO CROCE E DELIZIA - I successivi 40 minuti si aprono con un arrembaggio di marca francese. Fa tutto Parra: nel giro di un quarto d’ora realizza un piazzato, schiaccia in meta e la trasforma. Il momento no dei nostri viene confermato da due calci imprecisi di Bergamasco che ci condannano ad un passivo parziale di 6-18. Al ventesimo, però, la svolta della partita: al termine di una grande azione orchestrale, l’estremo Andrea Masi segna una meta che inietta fiducia alla formazione italiana. Dopo la trasformazione di Bergamasco, la Francia perde lucidità e concentrazione: tanti gli errori nelle aperture e alcuni in avanti. Il trequarti del Racing Métro trova i pali anche su un piazzato e riporta i suoi compagni sul 16-18. Trinh-Duc fallisce un drop, ma al 28’ Parra aggiunge altri tre punti per i Bleus. Ormai la partita è aperta a qualsiasi risultato, le due squadre se la giocano alla pari. Attacchiamo alla grande e la stanchezza sembra farsi vedere solo sui volti transalpini. Un altro calcio di Bergamasco ci riporta a -2 dagli avversari a dieci minuti dalla fine. Al 35’ minuto un grave errore di Huget ci dona la possibilità, irripetibile, di segnare il piazzato dell’apoteosi. Tutti i 32.000 dello Stadio Flaminio in piedi. Bergamasco non si emoziona, ovale dentro i pali e buonanotte Francia: 22-21. Il Trofeo Garibaldi, per la prima volta, è nostro. Quale miglior modo per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia?
“Vergogna”, “disastro”, “umiliazione”. Ecco i titoli dei quotidiani sportivi francesi all’indomani della sconfitta della loro Nazionale di rugby contro l’Italia nella IV giornata del Sei Nazioni 2011, per la prima volta nel torneo e per la seconda volta in assoluto. Nick Mallet, dopo le critiche delle settimane scorse, salva la propria panchina in vista della Coppa del Mondo. Ora a tremare è Marc Lièvremont, il CT dei transalpini, messo in croce dall’opinione pubblica del suo Paese. Andrea Masi nominato Man Of The Match.
LA PRIMA VOLTA: GRENOBLE ’97 - Le jour de gloire est arrivé, per dirla alla francese. Dopo 32 incontri disputati, di cui il primo nel 1937, la selezione italiana di rugby vince 22-21 contro la Francia e si assicura il Trofeo Garibaldi, premio istituito nel 2007 che viene assegnato ogni anno alla vincitrice di questa sfida. Si tratta del primo successo contro i transalpini da quando gli Azzurri sono stati ammessi nel Sei Nazioni, nel 2000, e del secondo in assoluto nella storia tra le due compagini: il 22 marzo 1997 infatti, a Grenoble, i nostri si imposero 40-32 nella finale di Coppa FIRA, l’equivalente di un campionato europeo. Quattordici anni dopo gli italiani sono riusciti a bissare l’impresa nel più prestigioso contesto del Six Nations. L’unico azzurro presente sia nel 1997, sia nel 2011, è Alessandro Troncon: nella prima occasione come giocatore, nella seconda come assistente-allenatore.
L’ITALIA? UNA BANDA DI SCARSI - Alla vigilia dell’impresa nessuno credeva in una vittoria: la squadra era reduce da tre sconfitte in tre giornate (contro Irlanda, Inghilterra e Galles) e la panchina del tecnico Nick Mallet traballava vistosamente; il match contro la Francia era già considerato perso in partenza. I giornali d’oltralpe ironizzavano sui nostri, definendoli senza mezzi termini “una banda di scarsi” (L’Equipe) e si chiedevano cosa ci facessero gli italiani, i loro “cugini minori” (L’Equipe), nel Sei Nazioni. D’altra parte, il XV francese era reduce dalla sconfitta di Twickenham e avrebbe dovuto imporsi largamente a Roma per sperare ancora nella conquista finale del torneo. Insomma, per l’Italrugby l’incontro dello scorso 12 marzo avrebbe dovuto essere solo un “purgatorio” prima di giocarsi tutto contro la Scozia, l’unico avversario abbordabile. Solo l’allenatore dei Bleus era consapevole di un possibile passo falso : «Non dobbiamo dimenticarci che veniamo da una sconfitta. Questa una partita sulla quale abbiamo molto da perdere» riconosceva Lièvremont, «si parla molto della serie positiva della Francia di fronte all’Italia, ma ogni serie prima o poi deve finire, e non vorrei che la fine arrivi proprio domani».
FRANCIA DOMINATA… PER UN QUARTO D’ORA - Le cose sono andate diversamente. L’inizio di gara è stato subito in mano agli Azzurri: pronti via e Mirco Bergamasco trova i pali del 3-0 su calcio piazzato. Per i primi 15’ c’è una sola squadra in campo, l’Italia, che per l’occasione veste in maglia bianca. La meta di Clerc, grazie ad un pallonetto a scavalcare un lento Gonzalo Canale, e un calcio piazzato, hanno l’effetto di ricordare a tutti che i campioni in carica sono sempre loro, i Bleus. Al 24’ un altro calcio di Bergamasco porta gli Azzurri sul 6-8, punteggio sul quale termina la prima frazione, perché Parra, a sette minuti dal fischio, colpisce un palo a seguito di una penalità inflitta agli uomini di Mallet. Nel primo tempo l’Italia si è difesa con ordine, ma i galletti hanno dato l’impressione di poter dominare, anche se il loro gioco non è certo un “rugby champagne”.
BERGAMASCO CROCE E DELIZIA - I successivi 40 minuti si aprono con un arrembaggio di marca francese. Fa tutto Parra: nel giro di un quarto d’ora realizza un piazzato, schiaccia in meta e la trasforma. Il momento no dei nostri viene confermato da due calci imprecisi di Bergamasco che ci condannano ad un passivo parziale di 6-18. Al ventesimo, però, la svolta della partita: al termine di una grande azione orchestrale, l’estremo Andrea Masi segna una meta che inietta fiducia alla formazione italiana. Dopo la trasformazione di Bergamasco, la Francia perde lucidità e concentrazione: tanti gli errori nelle aperture e alcuni in avanti. Il trequarti del Racing Métro trova i pali anche su un piazzato e riporta i suoi compagni sul 16-18. Trinh-Duc fallisce un drop, ma al 28’ Parra aggiunge altri tre punti per i Bleus. Ormai la partita è aperta a qualsiasi risultato, le due squadre se la giocano alla pari. Attacchiamo alla grande e la stanchezza sembra farsi vedere solo sui volti transalpini. Un altro calcio di Bergamasco ci riporta a -2 dagli avversari a dieci minuti dalla fine. Al 35’ minuto un grave errore di Huget ci dona la possibilità, irripetibile, di segnare il piazzato dell’apoteosi. Tutti i 32.000 dello Stadio Flaminio in piedi. Bergamasco non si emoziona, ovale dentro i pali e buonanotte Francia: 22-21. Il Trofeo Garibaldi, per la prima volta, è nostro. Quale miglior modo per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia?
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