A conclusione di un lungo anno celebrativo, la storica cornice del teatro Dal Verme riverisce il Centocinquantenario dell’unificazione italiana con Voci di donne, di patria e d’amore, orazione civile a quattro voci - progetto dell’Associazione Spettacolo e Culture di Pavia - patrocinata dalla Provincia di Milano, che accoglie un prestigioso progetto culturale perseguito in collaborazione con la Scuola del Fumetto e volto a commemorare l’essenziale contributo che le donne di ieri e di oggi, figlie e sorelle delle eroine risorgimentali, hanno offerto e continuano a offrire alla coesione civile e all’idea di nazione.
Indimenticabili e troppo spesso dimenticate, parlano attraverso le parole da loro stesse impresse, un secolo e mezzo fa, su cronache, memorie, lettere e poesie che nell’unica replica milanese del 29 settembre al Dal Verme hanno impegnato la voce di quattro giovani attrici e il silenzio raccolto di un’intera platea. Sono, per citarne solo alcune, Erminia Fuà Fusinato, «poetessa, educatrice e patriota», curatrice della prima edizione postuma delle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo; Cristina Trivulzio di Belgiojoso, giornalista milanese e rivoluzionaria del 1848, partita da Napoli per la città natale insorta offrendo il viaggio a duecento napoletani che decisero di seguirla; Colomba Antonietti, moglie del conte Porzi, impavida combattente umbra contro il nemico francese per la Repubblica Romana, morente tra le braccia del marito al leggendario sospiro di “Viva l’Italia”; Giuseppina Bolognani detta “Peppa ‘a cannunera”, che durante una rivolta catanese, nel 1860, riuscì a impadronirsi con un cappio di un cannone borbonico sotto il fuoco nemico. E ancora Enrichetta Caracciolo, vittima di una monacazione forzata da cui si riscattò con ideali liberali, sposando un patriota e pubblicando un libro di memorie tradotto poi in diverse lingue; Adelaide Bono, intellettuale, accorta amministratrice dei beni di famiglia, madre e tutrice dei fratelli Cairoli; Jessie White Mario, scrittrice, giornalista, infermiera e filantropa, resa nota da Giuseppe Mazzini come la “Giovanna d’Arco” del Risorgimento italiano; Anita Garibaldi, celeberrima compagna dell’eroe dei Due Mondi. Sono le Madri della Nazione, umili e guerriere, sagge e coraggiose; le protagoniste di una solenne rievocazione del passato che vuole essere soprattutto una meditazione sul presente e sul futuro, sul ruolo chiave di cellula della società civile che la donna è destinata a rivestire, con intelligenza, umanità e predisposizione al sacrificio, nelle grandi imprese storiche e nelle piccole realtà di tutti i giorni.
LA STORIA AL FEMMINILE - L’azione drammaturgica mira a ripercorrere, nel suo particolare sviluppo narrativo, l’asse trasversale che unisce moltitudine e singolo, uomini e donne nel comune destino che è la nascita e la vita di una patria. È proprio da qui che occorre partire: dalle origini del concetto di patria e di nazione, per poi chiedersi quali mani abbia una patria e scoprire che in essa lavorano da sempre mani maschili e mani femminili, le une a sostegno delle altre ma ciascuna con i propri segni e le proprie irripetibili testimonianze. L’uno si fa molteplice, e viceversa, nell’intreccio spazio-temporale che abbraccia i centocinquant’anni dell’Italia unita: da Milano a Catania, le numerose figure di eroine risorgimentali si susseguono nel racconto diretto delle attrici come portavoci universali delle virtù del gentil sesso; i loro scritti originali, tramandati ai posteri, si sommano a fonti varie e più moderne – dalla Costituzione a Wikipedia – nella restituzione degli eventi storici, del pensiero intellettuale, dei sentimenti e delle aspirazioni sociali che hanno visto nascere la nostra nazione. Nel lucido alternarsi di riflessioni e avvenimenti, valori e gesta, ethos e mithos, si carica di senso l’accostamento tra lo sfondo scenografico dal salotto in classico arredo ottocentesco, luogo emblematico e simbolico di una temperie culturale, e la barricata esterna allestita dalle stesse attrici nel corso della recitazione. Gli intermezzi canori e le note finali di un violino suggellano la cifra popolare e liturgica della rappresentazione, perfettamente romantica nella sua natura di appassionato elogio al femminile tanto da concedere, talvolta, qualche lieve forzatura retorica all’imparzialità della Storia.
Marzo 1861. Voci di donne, di patria e d'amore
drammaturgia di Natale Benazzi, Gian Franco Freguglia, Marco Merlini
con Laura Bombonato, Lisa Capaccioli, Marlen Pizzo, Elisabetta Scarano
regia di Marco Merlini
scene e costumi di Guia Buzzi
unica replica: giovedì 29 settembre 2011, Teatro Dal Verme, Milano
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