Prosegue, nella stagione in corso al Teatro Libero di Milano, il breve percorso dedicato alla rivisitazione della figura e del mito di Amleto: dopo Hamletelia, dal 12 al 17 maggio sarà in scena Gli ultimi 45 minuti di vita di Amleto. L’eroe shakespeariano, appena defunto ma non ancora giunto nel mondo dei morti, compie un viaggio a ritroso nel suo più recente passato per dissolverne conflitti e lacerazioni. Un dramma simbolico, ricco di potenti suggestioni culturali, di cui sorprende la profonda traccia religiosa e cristologica. Scritto e diretto da Luigi Saravo.
Uno spettrale principe Amleto si confida a bassa voce con l’elegante sindaco di un’oscura e misteriosa cittadina, in cui la nave che doveva traghettarlo nel regno ultraterreno lo ha accidentalmente recato. Tormentato e incapace di liberarsi, in vita come da morto, della struggente ambiguità esistenziale tra l’essere e il non essere, il principe, dietro consiglio del suo sindaco provvisorio, decide di tornare sulla spiaggia di partenza del proprio vascello funebre, nei luoghi dei suoi ultimi istanti di vita, per affrontare e risolvere pene, dilemmi e rovelli altrimenti condannati all’insanabilità. Così, nella tenebrosa e sospesa atmosfera di una Elsinore fuori dal tempo, Amleto rivive il fatale duello con Laerte e poco dopo, morente tra le braccia del fedele Orazio, avverte l’allucinazione mistica che lo ricongiunge ai corpi e agli spiriti defunti di sua madre, la regina Gertrude, dell’amata Ofelia e, infine, di suo padre, l’oltraggiato re Amleto. I tre più grandi capitoli della sua tragedia si susseguono in una religiosa triade a conclusione della quale, rinunciando a vendicare l’uccisione di suo padre, Amleto scioglie i nodi del proprio dramma interiore per risorgere a nuova vita, elevandosi finalmente al mondo ultraterreno.
UN AMLETO PAGANO E CRISTIANO – Luigi Saravo riscrive la storia e il destino dell’Amleto shakespeariano, ricorrendo a una sintesi poetica – a tratti affascinante, altrove deformante e poco pertinente – di classicismo e cristianesimo. Sublime, nel suo potenziale suggestivo poco avvalorato, la simmetria tematica tra l’incontro di Amleto con gli affetti trapassati e la discesa omerica di Odisseo nell’Ade, scenario intensamente evocato dal regista degli Ultimi 45 minuti di vita di Amleto con la sequenza descrittiva che allude alla tangibilità del corpo materno: precluso ad Ulisse, che per tre volte tenta di abbracciarlo nel commovente passo omerico; raggiunto e brandito invece da Amleto nella sua temporanea sospensione tra la vita e la morte. Se nelle pagine classiche l’Ade è soprattutto il luogo della predizione futura, nell’Amleto di Saravo il dialogo con i morti è occasione per il principe di gettare uno sguardo sul passato e sulla vita, ma anche un provvidenziale purgatorio dantesco in cui sanare il proprio tragic flaw, l’incerto desiderio di vendetta che è motore dell’intreccio nel testo shakespeariano e che ora, invece, si converte in rinuncia alla violenza e in attitudine al perdono. È così che assistiamo, dalla platea di Teatro Libero, a un’esplicita e parossistica deviazione della figura di Amleto in quella di Gesù, citato, con tanto di scettro e corona di spine, prima tra le braccia materne nell’inconfondibile posa della Pietà michelangiolesca, poi nell’atto stesso, cruciale e risolutivo, di levarsi dal sepolcro.
BREVI CONCLUSIONI – Tra reminescenze letterarie e culto religioso, l’opera di Saravo è frutto di un’immaginazione artistica astrattiva, esoterica e sovversiva, tesa a impadronirsi del mito di Amleto fino a modificarne radicalmente – e quindi, inevitabilmente, a violarne – prospettive e valori originari. Nel muto simbolismo della rappresentazione, che alterna lunghi silenzi a scarni dialoghi e sommessi monologhi, lo spettacolo adotta la scenografia più sobria, a tratti intaccata dal poco ortodosso sposalizio tra scena teatrale e proiezione tecnologica di immagini video sul palco. Anche dietro eccentriche scelte espressive di forma o contenuto, tuttavia, il mito shakespeariano continua a rivelare il proprio fascino e il proprio segreto, confermando l’Eroe del dubbio tra i più discussi e rappresentati personaggi della drammaturgia mondiale.
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