Pamela Villoresi infiamma il palcoscenico del Teatro Carcano evocando Medea, la complessa eroina della tragedia di Euripide. In questo allestimento, il testo tradotto e adattato da Michele Di Martino e Maurizio Panici, l'accento è posto sulla modernità del personaggio, capace di scardinare i ruoli. Spinto non da un impulso erotico o sentimentale ma per ribellarsi ad un'ingiustizia. La splendida scenografia, quasi un quadro, richiama il fuoco e la luce abbagliante del sole, con al centro un enorme disco cangiante color rame che riflette le luci mutevoli. Medea, infatti, discendeva dal Sole.
Scrosci di applausi per la prima di Medea. Che interromperli, ha dichiarato Pamela Villoresi dal palco alla fine dello spettacolo, “è quasi un sacrilegio, ci è venuta la pelle d'oca”. Applausi che non attendono la fine della piéce, ma sottolineano i momenti più intensi. L'attrice dà vita ad una Medea lacerata, intensa e coinvolgente, facendo gravitare attorno a lei tutto lo spettacolo. Conducendo il pubblico in un frenetico oscillare di emozioni, mostra, attraverso una grande ampiezza di toni, presenza scenica, gestualità e commovente intensità drammatica, tutto il tormento interiore del suo personaggio. E mentre la scenografia sottolinea la forza delle passioni, i costumi contribuiscono a renderne attuale e surreale al contempo la storia.
AGIATEZZA PIENA DI DOLORE - In questo allestimento di Medea , personaggio sfaccettato, l'accento è posto non tanto sulla madre che uccide i propri figli, quanto sulla donna vittima di un sistema di potere maschile. Che difendendo la propria dignità mette in discussione la vecchia cultura e i rapporti uomo - donna, evidenziandone le sbilanciamento di forze. Suscitando dubbi, si fa portatrice di un nuovo pensiero e di nuove possibilità. Oggi come allora, sono le donne a mettere in discussione la cultura tradizionale, ponendosi come elemento di rottura. In questa chiave la vicenda di Medea appare ancora oggi in tutta la sua modernità. Donna “straniera in terra straniera” che ha abbandonato la casa paterna e il suo paese (la Colchide, al confine tra Turchia e Armenia), considerato “barbaro” dai colti ateniesi, per seguire Giasone (un bravo David Sebasti). Il quale, dopo aver diviso con lei per anni il tetto coniugale, accetta l'offerta di Creonte, re di Corinto, di sposarne la giovane figlia Glauce in nome di potere, agiatezza e fama. Di fronte ai quali Medea avrebbe dovuto rassegnarsi alla sua nuova sorte e accettare una quieta convivenza con la nuova sposa, anche per il bene dei figli. Agiatezza e fama, in realtà, le appaiono intrise di dolore e veleno. Nipote del Sole e della maga Circe, è ora una donna umiliata e senza scelta. Ormai anche senza patria, in quanto condannata all'esilio per aver rifiutato il ruolo impostole. Per la prima volta in una tragedia il conflitto non è più fuori ma dentro il personaggio, come dimostrano i monologhi, fondamentali nello sviluppo della struttura drammaturgica. E gli dei sono sullo sfondo. Al centro è l'uomo con le sue passioni.
FUOCO E SOLE - Passione, luce, fuoco, energia e furore sono gli elementi evocati. Che devastano e distruggono. Il costume di Medea è rosso fuoco e la scena è sovrastata da un enorme disco (progettato dal pittore Michele Cacciofera) che richiama il sole. Brilla di rame e oro ed emana bagliori cangianti al variare delle luci che, seguendo la trama degli eventi, tingono la scena di colori cupi e sinistri per poi illuminarla nuovamente. Degni di nota i costumi, di Lucia Mariani su disegno di Michele Ciacciofera: moderni e perciò surreali perché calati nel contesto dell'antica Grecia. Giasone indossa giubbotti e trench di pelle nera, mentre Creonte è in frac. Quasi a dire che il ruolo del maschio non è mutato nel tempo (gli abiti che indossa oggi sono come quelli di ieri). Egeo, che torna dalla visita all'oracolo delfico e le offre un rifugio, è vestito di bianco, ha un bastone e gli occhiali neri (è cieco come Edipo e in quanto tale riesce a vedere oltre?). Una surreale commistione di antico e attuale che dà la sensazione di essere dentro e fuori la vicenda. E mentre il pubblico oscilla tra presente e passato, Medea ondeggia tra propositi e ripensamenti, dolore, rabbia e compassione. Convincenti gli attori, dalla nutrice al messo, che quasi materializza sotto gli occhi degli spettatori la tragica scena della morte di Glauce (per il fuoco divampato dagli abiti donati da Medea) e del re Creonte. Musiche, costumi, dialoghi e performance attoriali sono fusi armoniosamente tra di loro e suscitano un forte pathos. La pièce non pone l'enfasi sulla solennità che caratterizzava ad esempio l'interpretazione di Maria Callas ma riesce a restituire in maniera magistrale quel senso della morte e del sacro primordiale che Pier Paolo Pasolini evidenziava. Antica ma attuale, quasi magica, questa Medea lascia un'impronta.
Medea
di Euripide
Da mercoledì 4 a domenica 15 maggio
Argot Produzioni - Associazione Teatrale Pistoiese
in collaborazione con Teatro dei Due Mari
Traduzione e adattamento: Michele Di Martino e Maurizio Panici
Medea: Pamela Villoresi;
Giasone: David Sebasti;
Creonte: Renato Campese;
Egeo: Maurizio Panici;
Nutrice: Silvia Budri Da Maren;
Messaggero: Andrea Bacci;
Prima Corifea: Elena Sbardella
Scena: Michele Ciacciofera
Costumi: Lucia Mariani su disegno di Michele Ciacciofera
Musiche: Luciano Vavolo
Regia: Maurizio Panici
Teatro Carcano
corso di Porta Romana, 63
Milano
Orari: da martedì a sabato ore 20,30 - domenica: ore 15,30
Durata: 1 ora e 20 minuti
Prezzi: € 34,00/25,00
Per prenotazioni: 0255181377 - 0255181362
www.teatrocarcano.com
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