Scenografia scarna e intensi giochi di luce per rievocare l'Alessandria d'Egitto del V secolo, multietnica megalopoli travagliata da sanguinose lotte per il potere, politico e religioso. Uno scenario di violenza e irrazionalità in cui si materializza il profilo di Ipazia, grande filosofa e scienziata, a capo della grande scuola alessandrina. Nell'appassionato monologo di Francesca Bianco il pubblico rivive con lei le ultime ore prima della morte, il suo profondo amore per la conoscenza e la libertà di pensiero, la meraviglia per la bellezza dell'universo, alla ricerca del suo segreto. Ma anche le tenere scene d'infanzia col padre Teone, davanti alle onde del mare o sotto il cielo stellato. Una figura emblematica che, come un fascio di luce, torna ad illuminare con la forza del pensiero, le tinte scure della contemporaneità. In scena al Teatro Libero di Milano.
Dopo lavori di ristrutturazione riapre a Milano uno spazio di cultura giovane e dinamico, con una programmazione attenta alle dinamiche del presente: il Teatro Libero. E celebra la riapertura con Il sogno di Ipazia. All'inizio del V secolo d. C. ad Alessandria la partita si gioca tra pagani, giudei e cristiani. Questi ultimi, dopo secoli di persecuzione, con l'editto di Costantino del 313 ottengono la libertà di culto e nel 390 l'editto di Teodosio dichiara il Cristianesimo religione ufficiale dell'Impero e proibisce il paganesimo. E in questo progetto di proselitismo e di conquista del potere temporale, i cristiani, da perseguiti, diventano persecutori. Ipazia (Alessandria d'Egitto, 370 - 415 d. C.), filosofa neoplatonica e aristotelica, medico, matematica e astronoma (inventò l'idroscopio, l'astrolabio e l'aerometro) vive in un periodo di lotte, dominato a livello scientifico dal paradigma tolemaico. E' figlia dell'ultimo reggente della Biblioteca d'Alessandria, il matematico Teone. Donna bellissima e custode della sapienza pagana, consultata dal prefetto romano d'Egitto, Oreste per dirimere quesionti civili e politiche. Gli elementi ci sono tutti perché appaia al vescovo Cirillo un ostacolo all'acquisizione del potere e che per questo va eliminata barbaramente, facendo massacrare il corpo dalle milizie di monaci della Nitria al suo seguito, cancellando ogni traccia della sua esistenza. Omicidio rimasto impunito, dato che Cirillo, indicato dalle fonti come mandante, è venerato come Dottore della Chiesa ed è stato addirittura santificato. Santo al quale tuttavia gli intellettuali, nel corso dei secoli, non hanno risparmiato un processo (sotterraneo), continuando a ricordare la figura della grande scienziata.
DIO DALLE MANI D'INCHIOSTRO - Una figura femminile emblema del sapere laico e indipendente, sostenitrice di ragione e tolleranza, attuale oggi più che mai, in tempi di irrazionalismo serpeggiante e di scadimento del senso civico, in cui gli integralismi sono sempre più marcati e l'attacco alla cultura nel nostro Paese non è mai stato così massiccio e sistematico (basta guardare alla "riforma" scolastica e universitaria e ai tagli ad esempio, al settore dello spettacolo). In cui il senso critico è sostituito dagli istinti più bassi, da ideologie consumistiche. In cui i mezzi di comunicazione, che dovrebbero essere strumento di lettura del presente e di formazione del senso critico, sono servi di una o dell'altro schieramento, creando confusione e disorientamento, oltre che distacco dalla realtà politico - sociale. Una scienziata, che parla di desiderio per la conoscenza e di tolleranza, dotata di immenso prestigio e rinomanza, rifiuta di convertirsi e di asservire il sapere al potere politico e religioso ("Se il loro Dio esistesse, avrebbe le dita sporche di inchiostro e gli occhi rossi per il troppo leggere") e viene scarnificata con conchiglie e privata degli occhi. Che si chiede perché i suoi discepoli l'abbiano lasciata sola. Che non vuole cedere alla paura instillata dal potere per impedire di pensare. "Ma il pensiero non brucia", grida Ipazia sul palco, anche se si bruciano i libri e si uccidono i cattivi maestri. Un mestiere pericoloso, quello dell'intellettuale, dice Luciano Canfora. Ricordare Ipazia oggi ha un senso non per commemorare ma per interrogarsi su quali strade oggi stiamo percorrendo e che ruolo abbiano gli intellettuali.
ULTIMO PIANO - Il Teatro Libero apre i battenti nella stagione 98/99 fondato e diretto dall'attore e regista Corrado d'Elia, è uno spazio particolare. Sospeso all'ultimo piano di uno stabile che un tempo ospitava una fabbrica alimentare, è una suggestiva sala con 99 posti. Fa parte del circuito Teatri Possibili, un progetto artistico di produzione, formazione e diffusione della prosa, nato a Milano nel '96. L'attività è stata sospesa a luglio, in seguito ad un'ispezione e per lavori di messa a norma della struttura: gli spettacoli della compagnia sono stati ospitati da altri teatri e questo ha permesso di sostenere le spese di ristrutturazione. La narrazione di Ipazia, pur fedele alle fonti storiografiche, è in gran parte rielaborata e porta la firma di Massimo Vincenzi, giornalista di Repubblica e scrittore. Atmosfere oniriche, una nota incalzante, libri e pochi leggii (per rappresentare gli allievi di Ipazia) in scena. Francesca Bianco, unica protagonista, si alterna alla voce fuori campo che legge testi tratti dagli editti di Teodosio e da frammenti liberamente riadattati dei discorsi del vescovo Cirillo. Alle spalle dell'attrice le luci vestono la scena del bianco dell'alba, del blu della notte e del rosso del sangue e del fuoco. Alla fine Ipazia muore. Ma il pensiero non brucia.
Il sogno di Ipazia
di Massimo Vincenzi
regia: Carlo Emilio Lerici
con: Francesca Bianco
voce fuori campo: Stefano Molinari
musiche: Francesco Verdinelli
Teatro Libero
via Savona 10 – Milano
dal 15 al 21 marzo
orari: da lunedì a sabato ore 21.00 – domenica ore 16.00
(durata: 60 minuti)
tel. 02-8323126
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www.teatrolibero.it
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