Esperienza indimenticabile la sera del 23 febbraio, all'Hangar Bicocca. Più di mille persone per assistere all'esibizione teatrale della Compagnia della Fortezza, composta da attori detenuti del carcere di Volterra, nello spettacolo Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà. Dopo le messe in scena al Carcere e al Teatro Persio Flacco di Volterra nel mese di luglio ieri e al Teatro Fabbricone di Prato, la Compagnia ha riproposto la piece nell'unica data milanese.
"C'è un laghetto poco lontano da qui, nelle giornate luminose calme e senza vento riflette con infinita meraviglia la natura che si
affaccia sulle sue rive, un'immagine doppia, appena velata, lontana da quella reale, eppure così fedele, ma cosa accade quando si solleva il vento e nulla è più in equilibrio... lo specchio s’infrange e della serena e rassicurante immagine si perdono i contorni ed emerge una rivolta degli elementi...". Con queste parole Armando Punzo, tra i più importanti registi teatrali oggi in Italia, insignito del premio Ubu 2010, racconta la sua idea di teatro che fa riferimento al suo senso antico e originario. Un luogo di ricerca che si nutre dei fatti concreti della vita, strumento necessario, a maggior ragione in contesti come quello carcerario, per cercare sé stessi e la propria identità. I cui approdi sono l'individuo con le sue motivazioni e l'incontro con l'altro. Luogo di libertà in cui sperimentare ulteriori possibilità che si credevano impensabili. Un teatro vitale, fatto di sensazioni fisiche ed emotive da cui prendono forme una serie di fantastiche suggestioni.
TRASFORMAZIONE E POSSIBILITA' - Hamlice – Saggio sulla fine di una civiltà è ispirato all’Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll, spettacolo già portato in scena dalla Compagnia e all'Amleto di Shakespeare. Perché Alice ed Amleto insieme? Perché, come ha dichiarato Punzo (che ha portato il teatro nel carcere di Volterra vent'anni fa) Amleto è una tragedia del potere che si consuma all'interno delle mura di un castello, in un luogo chiuso, da cui le persone comuni sono escluse. L'opera shakspeariana muta verso un testo, quello di Carroll, che è il massimo dell'anarchia, che racconta di un altrove possibile dove niente è già definito e tutto è da scoprire. Hamlice vuol mettere in discussione l'idea stessa di teatro inteso come specchio delle nostre idee e della nostra vita. Al centro il concetto di trasformazione come possibilità di sfuggire al proprio ruolo definito per sempre. "L'origine è nella realtà di questa compagnia che come un doppio sotterraneo offre una riflessione quotidiana su questo tema. È come se lo spirito dei personaggi di Shakespeare potesse sottarsi alla propria funzione sociale. Come spiriti pensanti, in perenne trasformazione, attraversano libri di altri autori allontanandosi da quello che li conteneva come una prigione di ruoli immutabili. Cercano altre parole, altre azioni, un'altra possibilità, forse ancora non prevista, nemmeno ancora immaginata", ha affermato il regista.
LA RIVOLTA DEI PERSONAGGI E DELLE PAROLE - Allo stesso modo, davanti agli spettatori, la scena appariva in continua definizione e trasformazione e così il senso dello
spettacolo, passando dal mondo tetro del prinicipe della Danimarca a quello surreale del Bianconiglio. Difficile restituire le emozioni suscitate e ricomporre i fili del racconto. Gli eventi accadevano contemporaneamente. Niente palco da un lato e pubblico dall'altro: gli attori si muovevano tra gli spettatori, che, disorientati, erano costretti ad inseguire i surreali personaggi (quasi fellinani) tentando di capire dove si spostava l'azione negli immensi e suggestivi spazi dell'Hangar, tra I sette Palazzi celesti di Anselm Kiefer e opere come La Sequenza, scultura di Fausto Melotti e l’installazione Melting Pot 3.0 di Stefano Boccalini. Lo spettacolo è stato ospitato all'interno di Fessure, la manifestazione curata da Chiara Bertola e Andrea Lissoni incentrata sull’universo della creatività, che si interroga sul tema della vulnerabilità facendo dialogare tra di loro diverse forme d'arte, tra cui il teatro. Hamlice, nato nel 2009 come spettacolo nel carcere di Volterra col titolo Alice nel paese delle meraviglie – Saggio sulla fine di una civiltà, è stato rielaborato in una successiva versione la scorsa estate, Hamlice, qui riproposta in un allestimento site specific per adattarsi ai particolari spazi della Bicocca, tra le opere di Terre Vulnerabili. Agli attori, detenuti nel carcere di Volterra e in trasferta speciale a Milano con un permesso di lavoro, si sono aggiunti Stefano Cenci, Andrea Salvadori, autore ed esecutore dal vivo delle musiche di scena, il pittore Enrico Pantani, i clown acrobati Guido ed Edoardo Nardin e il controtenore Maurizio Rippa. Per dar vita ad uno spettacolo visionario e fantastico, violento e misterioso al contempo. Tra le luci e le ombre di uno dei più bei spazi di arte contemporanea (ex capannone Pirelli) tantissimi erano i cellulari e le macchine fotografiche che riprendevano l'evento. Mentre un'Alice o un Cappellaio Matto era alle tue spalle e ti spingeva per passare. Armando Punzo dava corpo e voce ad un efebico Amleto, tragico e clownesco, mentre il Cappellaio Matto rideva e scriveva la storia dei personaggi che si trasformavano sotto gli occhi del pubblico con la sua lunga penna d'oca, tra grandi blocchi di polistirolo che venivano lasciati cadere con violenza sul pavimento. Tristi e grotteschi personaggi di una corte si esibivano in un minuetto. Tavoli coperti di cartapesta bianca su cui erano trascritti i versi dell'Amleto, con una serie di oggetti per il make up, teiere e tazzine, una grande voliera, schermi su cui apparivano e si cancellavano parole, casse che amplificavano le voci degli attori, costituivano il resto della scenografia.
SCARDINARE E RISVEGLIARE CON LA BELLEZZA - Ogni attore, impersonando il suo ruolo, sembrava raccontare in realtà qualcosa di sé, mettendosi in gioco. Così vedevi uno di loro avvicinarsi ad un piccolo gruppo di persone e sussurargli qualcosa, mentre altri si aggiravano tra il pubblico avvolti in giacche di cartapesta con teschi di polistirolo in mano, alcuni con grandi parrucche e rose sulla testa, altri con teste di coniglio, altri ancora a torso nudo, vestiti da cortigiane o con tacchi altissimi. Lettere di polistirolo volavano in un finale emozionante tra il pubblico, metafora delle parole che si liberano e ritrovano il loro senso. Lo spettacolo si è concluso con grandi applausi, lasciando addosso una sensazione di mistero e di indefinito.
Regia: Armando Punzo
Con: i detenuti attori della Compagnia della Fortezza
HangarBicocca
via delle Chiese 2
Milano
tel. 02.66111573
www.hangarbicocca.it
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