Catartico e beffardo. Con un attacco irriverente. Il Teatro della Cooperativa torna a riflettere sul tema del lavoro con Tempo Indeterminato, il nuovo spettacolo presentato dalla Compagnia Lab 21, in prima nazionale fino a domenica 30 gennaio. Questa volta però la protagonista non è più la precaria senza futuro della piéce Mi chiamo Roberta, ho quarant’anni, guadagno duecentocinquanta euro al mese..., ma Lella, tipologia di lavoratrice in via di estinzione perché a tempo indeterminato.
Quando il lavoro viene ridotto a mera sopravvivenza individuale, perde quella caratteristica che dovrebbe distinguere l'uomo dall'animale e consentirgli di appropriarsi della natura per modificarla. Ma a venir meno è anche la dimensione comunitaria del lavoro e l'uomo si aliena della sua essenza sociale. Riflessioni del 1844, “roba vecchia”: si parlava di lavoro in fabbrica all'epoca, mentre la rivoluzione industriale si diffondeva nel continente europeo. Riflessioni tutt'altro che polverose, quelle dei Manoscritti di Marx, che analizzano dinamiche non solo attuali ma radicate oggi ancora più profondamente nei meccanismi sociali al punto da diventare parte costitutiva, purtroppo, dei rapporti umani.
NUOVI MOSTRI - Si aggirano negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole e in tutti i luoghi di lavoro, ormai una categoria in via d'estinzione, come i
panda. Sono i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, aggressivi e determinati a mantenere ben saldi i loro privilegi, non sempre acquisiti per anzianità, pronti a far pesare ai nuovi arrivati la propria supremazia. Chi non li ha incontrati? Sul palco hanno la voce e il volto di Lella (la brava Paola Palmieri): apparentemente la sua è una vita squallida, fatta di compiti di routine. Attraverso un monologo, in cui i pensieri, le paure e la rabbia si alternano in una sorta di flusso di coscienza, Lella conduce gli spettatori nel suo mondo grigio e piatto, eppure invidiato dai colleghi, che si anima in funzione del venerdì sera al J'adore: la discoteca, come l'ufficio, diventa terreno di caccia in cui ribadire il proprio status e imporre la propria supremazia, mostrando le scarpe leopardate e lo stile impeccabile. Lella allaccia relazioni con l'altro sesso infarcite di disprezzo, con uomini che ritiene inferiori a lei e che usa come oggetti. È migliore degli altri e non annaspa come i suoi colleghi, interinali, stagisti, co.co.pro. o a tempo determinato. L'identità è sancita dalla durata del contratto. La cena di Natale con il capo e la “sedia” da cui dominare l'open space costituiscono il suo orizzonte di vita. Intorno a Lella si agitano due colleghi sbiaditi, che dialogano con lei esprimendo pensieri e paure legati alla conquista del contratto e per i quali prova disprezzo, odio e paura. Lella non ha relazioni umane autentiche: non ama nessuno a parte il Capo-Orco. La sua unica certezza è il contratto. Finché non arriva una bionda stagista, giovane e carina, a insidiare la sua posizione, perché, come nota Lella con disappunto, fa carriera con una rapidità minacciosa. Lella però non è un mostro, ma una persona come tante: l'idea di questo lavoro teatrale è nata infatti dall'osservazione e da esperienze dirette negli ambienti di lavoro.
GIUNGLA DI SCRIVANIE - Tempo Indeterminato è uno spettacolo che, mettendo in scena vizi e aggressività, a volte invisibili, subite quotidianamente da chi sgomita per entrare nel mondo del lavoro, è per molti aspetti liberatorio. Il tema del lavoro è affrontato questa volta dal punto di vista non del precario ma di chi, assunto a tempo indeterminato, è disposto a tutto pur di non perdere la sua posizione. Bravi gli interpreti che attraverso una mimica deformata e il lavoro sul corpo riescono a dare forza ai pensieri e a situazioni grottesche. E l'ufficio è rappresentato attraverso la suddivisione dello spazio scenico in tre porzioni: una tripartizione che è manifestazione del dividi et impera, strategia di controllo sulle persone utilizzata frequentemente negli ambienti di lavoro. Una soluzione che ribadisce lo status e le gerarchie lavorative. Nei diversi spazi si muovono i tre personaggi, ognuno con la rispettiva postazione dotata di scrivania in formica illuminata da un pallido neon. Persino lo spazio della discoteca è tripartito. Tempo indeterminato mostra uno spaccato sociale, quello del lavoro, in cui appare difficile mantenere la lucidità che permette di riflettere sui comportamenti grotteschi di cui spesso noi stessi siamo protagonisti per difendere il nostro “territorio” anche a costo di mercanteggiare la nostra dignità, come illustrano chiaramente gli attori che all'inizio dello spettacolo mostrano le terga al pubblico. Altro che lotta di classe! Che fine ha fatto la solidarietà? Possiamo ancora permettercela? Spettacolo consigliato, per non assuefarsi e tenere accesa la riflessione critica, anche sull'apparente banalità del quotidiano. Oltre che per non dimenticare la sana lezione dell'ironia.
Lab 121 presenta
TEMPO INDETERMINATO
di: Elisabetta Bocchino
Regia: Maria Pia Pagliarecci
Con: Paola Palmieri, Ginevra Notarbartolo, Denis Michallet
Scene: Alessandro Aresu
Costumi: Paola Tintinelli
Da mercoledì 26 a domenica 30 gennaio 2011
Teatro della Cooperativa
Via Hermada 8, Milano
tel. 02.64749997
Orari: Feriali h 20.45 - Domenica h 16.00
Biglietti: Intero 16 € - Ridotto 13/10 €
www.teatrodellacooperativa.it
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