Uno dei più complessi ed enigmatici testi di Luigi Pirandello, scritto nel 1933, arriva al Teatro Carcano di Milano a quasi un anno dal debutto al Teatro Piccinni di Bari, per la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. I due artisti siciliani, qui anche interpreti, sono impegnati da anni in una rilettura dei classici teatrali. In un'atmosfera magica e surreale, il potere evocativo della parola e le virtù esoteriche del Mago Cotrone guidano gli spettatori in un gioco fantastico di doppi, illusioni, apparizioni e furti d'identità. Per riflettere sul potere e sul futuro del teatro ma anche sulla “maschera” che ognuno sceglie di indossare...
Dramma tra i meno conosciuti di Pirandello, portato in scena anche da Strehler, I Giganti della Montagna narra l'incontro tra la Compagnia della Contessa e il Mago Cotrone coi suoi “Scalognati”, nella Villa in cui questi ultimi hanno scelto di vivere lontano dalla “civiltà”. È l'incontro tra due universi uguali e contrari. La Compagnia, ormai ridotta in miseria perché fedele all'idea di Poesia assoluta, cerca di rappresentare, invano, la Favola del figlio cambiato (altro testo pirandelliano), perché nessuno nel mondo è più disposto ad ascoltare e a comprendere. Nella Villa, come in un sogno, gli attori vedranno materializzarsi personaggi, scene e atmosfere della Favola del figlio cambiato. Il Mago Cotrone invita la Contessa Ilse a restare con i suoi attori per creare insieme nuovi e favolosi incanti solo per loro, ma lei non può accettare perché la sua missione è portare e far vivere la Poesia tra la gente. Ilse decide così di affrontare la realtà anche a costo della sua stessa vita. Nel finale, infatti, (che Pirandello non scrisse mai ma sognò e raccontò al figlio Stefano dopo una notte molto agitata) soccombe nel suo estremo sacrificio. Secondo Randisi e Vetrano “Ilse incarna l'idea di purezza e necessità del Teatro, Ilse è il Teatro. Deve vivere tra la gente, rischiare, offrirsi, inerme e vulnerabile, anche a un pubblico che non capirà il suo messaggio e che (come accade alla fine di questa storia) in un furore di violenza e di ignoranza, la annienterà. Vogliamo che la nostra Ilse ci lasci in dono il Teatro che non muore, come l'olivo saraceno che Pirandello sognò e descrisse al figlio prima di morire, quell'olivo che alla fine del terzo atto doveva rimanere al centro della scena, a rappresentare e contenere il passato, il presente, il futuro”.
IL DUBBIO E IL DOPPIO - Vetrano e Randisi allestiscono una scenografia spoglia ed essenziale (solo un pannello rigido velato e opaco sullo sfondo) per far risaltare la parola in tutte le sue sfumature. Parola che appare amplificata, nonostante sia sussurrata, e si dispiega sulla scena con inusuale profondità e suggestione. E suscita, riappropriandosi del potere evocativo, un caleidoscopio di emozioni e stati d'animo, dalla paura alla meraviglia, alla curiosità ma anche paesaggi siciliani illuminati da una luna piena, così limpida che pare di vederla. Il testo risalta così, con grande nitidezza, sulle bocche degli attori. Sulla scena manichini inanimati che si animano in una citazione della Classe morta di Kantor, apparizioni, echi di voci lontane e figure inquietanti o grottesche, a volte comiche, dialogano tra loro tra sogni, rimorsi e rimpianti. Bravissimo il Mago Cotrone (Enzo Vetrano) che evoca magistralmente atmosfere oniriche e surreali, insinua dubbi nei personaggi (e negli spettatori) mostrando il materializzarsi del loro doppio. Ma anche dell'opera che non riescono più a mettere in scena. Prodotto delle virtù esoteriche di Cotrone o frutto dell'immaginazione degli attori? Il personaggio di Ilse si sdoppia continuamente, appare e scompare, cambia persino il timbro della voce: è sulla scena ma un attimo dopo la vediamo tra il pubblico. In certi momenti viene da chiedersi se gli attori che compaiono dietro (o davanti) al pannello non siano il risultato delle immagini proiettate su uno schermo. Si rimane perciò tanto più impressionati quando si scopre che Ilse è, in realtà, interpretata da due attrici gemelle. Completano il quadro anche il magico gioco delle luci e le musiche.
SOLLEVARE GLI ORLI - Perché vedere I giganti della Montagna (presto in cartellone anche a Napoli, Roma, Palermo e Verona)? Per confrontarsi con l'attualità di un testo di uno dei maestri della letteratura del Novecento, ricco di rimandi, significati e immagini che lo spettatore “costruisce” insieme ai personaggi. Per lasciarsi guidare in una dimensione apparentemente illusoria, che, pur appartenendo all'esperienza umana, si diluisce e sfugge nella fretta e nelle incombenze del quotidiano ma che si risveglia nei territori di confine come quelli del sogno, dell'arte e del teatro. Da vedere per farsi insinuare dubbi da uno dei maestri di tale arte, autore di Uno Nessuno, Centomila. E magari anche per riflettere sulla “maschera” che ognuno ha scelto di indossare: “Nessun attore si sceglie una maschera per caso”, dice Cotrone – Pirandello agli attori, ognuno di fronte al proprio doppio. Nella Villa/Teatro, luogo prodigioso in cui è possibile “sollevare (anche solo per un po') gli orli della vita”.
I Giganti della Montagna
di Luigi Pirandello
Regia: Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Con: Ester Cucinotti e Maria Cucinotti (Ilse la Contessa), Enzo Vetrano (Cotrone, detto il Mago),
Stefano Randisi (il Conte), Marika Pugliatti (Diamante),
Giovanni Moschella (Cromo, il Caratterista), Giuliano Brunazzi (Spizzi, l'Attor Giovane),
Luigi Tabita (Battaglia), Antonio Lo Presti (Duccio Doccia e il nano Quaquèo),
Margherita Smedile (La Sgricia), Eleonora Giua (Mara – Mara), Paolo Baietta (Milordino)
Al Teatro Carcano di Milano
Corso di Porta Romana, 63
da Mercoledì 12 a Domenica 23 Gennaio 2011
Orari: da Martedì a Sabato ore 20.30 – Domenica ore 15.30
Prezzi: poltronissima € 34,00 – balconata € 25,00
Durata: 1 ora e 50 minuti
Per prenotazioni: 02/55181377 – 02/55181362
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