Teatro Verdi – Antigone. Storia della perduta città di Tebe

Sabato 04 Dicembre 2010 17:19 Mimma Marongiu Performances - Teatro
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Prosegue, sul palco del Teatro Verdi, il viaggio di Elisabetta Vergani – insieme a Farneto Teatro - tra gli antichi miti femminili della tragedia greca per sottoporli alla risonanza del mondo contemporaneo, nell’ambito del progetto Le eroine del mito.

Dopo le figure di Cassandra e Medea (raccontata nelle riscritture di Christa Wolf), la scelta ricade ora su Antigone, non più vittima o capro espiatorio come le sue precedentrici, ma fiera oppositrice alle ottuse leggi della polis, imposte dal feroce tiranno, e testimone impotente, nella sua condizione di giovane donna, dello sfacelo dei tempi.

UNA TERRORISTA CONSERVATRICE
- L’elaborazione drammaturgica di Maurizio Schmidt (che cura anche la regia) segue un filo letterario che prende le mosse dall’opera di Sofocle, Eschilo, Euripide per spingersi fino alle suggestioni derivanti dall’opera di Maria Zambrano e Marguerite Yourcenar.
L’ambizione è quella di raccontare attraverso gli occhi della protagonista l’ascesa e la caduta di una città mitica: la perduta Tebe, la città maledetta, soverchiata dalla potenza di Atene. Le tragedie del ciclo tebano, infatti, costituiscono una saga di cui Antigone è solo l’ultimo, terribile capitolo.
Lo spettacolo cerca di immaginare i suoi ultimi momenti: Antigone, alla vigilia delle nozze con il cugino Ermone, dalla grotta in cui è stata rinchiusa, ricostruisce la sua storia dolorosa, che si dipana in parallelo a quella della ineluttabile decadenza della sua città.
Racconta che è stata rinchiusa in quella prigione da Creonte che rappresenta la superbia, l’arroganza, la ferocia, l’ottusità del potere. La materia del dissidio è un gesto religioso: Antigone, invocando la legge divina, vuole dare sepoltura al corpo del fratello Polinice, caduto combattendo contro la patria. Ma Creonte, che considera Polinice un traditore, si oppone a questo atto di pietà imponendo la sua legge malgrado il veggente Tiresia (che rappresenta la coscienza critica) gli predichi la morte del figlio Emone e della moglie Euridice.
Le leggi della città e le leggi della vita, del sangue, si oppongono irrimediabilmente: quello di Antigone è l’estremo tentativo di arrestare una caduta, la ricerca di un rispetto per le regole ancestrali, condivise ed asserite da tutti, ma non rispettate.
Questa versione di Antigone non offre una linea narrativa, è piuttosto la storia di una vergine che non ha mai vissuto e che, per amore di giustizia, di libertà e di pace, si suicida nella grotta dove è stata rinchiusa e la sua morte fa ripartire la maledizione.
La sua storia rappresenta il paradosso che costringe un oppositore ad essere “perbene” quando è il potere stesso ad agire contro la legalità, quando un’intera comunità rinnega un passato glorioso e produce il peggio dell’essere umano.
Antigone è la metafora della condizione femminile - oggi come ieri - nel mondo: è la testimonianza del carico che la donna assume davanti alle distorsioni della nostra cultura in epoca di decadenza, ora come allora.

di Maurizio Schmidt

regia Maurizio Schmidt
con Elisabetta Vergani
luci Paolo Latini
percussioni dal vivo Danila Massimi
elettricista Giulia Rota
macchinista
Alice Capoani
Dal 30 novembre al 12 dicembre 2010 al Teatro Verdi
Via Pastrengo, 16 – Milano
Informazioni: 02.6880038
Orario spettacolo: da martedì a sabato h. 21, domenica h. 16:30
Internet: www.teatrodelburatto.it





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