Prosegue al Teatro alle Colonne il percorso teatrale "ad alto contenuto umano”, ideato dalla compagnia scheriANIMAndelli, con la programmazione del Meccanismo dell’ombra: con il culo sulla sedia elettrica. Patrocinata da Amnesty International, la rappresentazione artistica si offre al pubblico teatrale come discorso etico, civile e giuridico intorno a una delle più discusse e ostinate piaghe della storia della civiltà.
LUCE E TENEBRE - Dopo Human discount, il Teatro alle Colonne apre il sipario a una nuova struggente proposta umanitaria e drammaturgica del sodalizio artistico scheriANIMAndelli. Il “Migliore dei mondi possibili”, icona espressiva e traguardo morale della prima stagione a tema del teatro milanese, non può che accogliere nella stessa coscienza reale e collettiva una meditazione accorta e profonda sulla violazione del diritto alla vita; violazione che ieri come oggi, da secoli, trova una sua gretta e tragica espressione nella pena di morte. Una pena dura a morire, quella che castiga la colpa con la colpa, il crimine nel crimine: il meccanismo dell’ombra non è che l’enunciazione poetica di una contraddizione autentica, logica e antropologica, in cui l’intelligenza tecnica di esecuzione asservisce l’irrazionalità sterile e passionale della vendetta. Se il dramma reale della condanna incontra la bellezza lirica di una fabula, consegnando l’attualità storica della vita alla finzione archetipica e imperitura del linguaggio scenico, avviene che un detenuto, nell’insensato intervallo della sua ultima ora di vita, racconta ai suoi ultimi interlocutori di morire per un orologio: quello che scandisce le cadenze terminali del suo respiro e i minuti concessi al suo discorso estremo, ma anche l’orologio d’oro che la sua famiglia paterna conservava in eredità di generazione in generazione, prima che suo padre, sul punto di tramutarlo in prezzo di scambio per una prostituta, interrompesse lo scorrere decennale e simbolico di quelle lancette. Chi uccide per un orologio, vuole la legge del taglione, è condannato a morire nel lento e calcolato ritmo di un orologio, illuminato da una penombra dorata nell’oscurità della propria camera mortuaria.
TRA VITA E TEATRO - «Cosa pensate, di assistere a uno spettacolo?» Nel botteghino del Teatro alle Colonne, prima che la rappresentazione abbia inizio, tutti credono che a breve assisteranno a uno spettacolo. A una finzione scenica, alla sospensione dell’incredulità. Fino a quando, però, un tesserino da indossare sui loro panni di spettatori non ne dichiara il ruolo di visitatori: di giornalisti, di avvocato difensore, di parenti della vittima; personalità autorizzate, come nella prassi reale e ordinaria, ad assistere all’esecuzione del condannato, al raccapricciante sussulto del suo corpo che tenta invano di respingere la morte. Prima di assistere a un’effettiva esecuzione i visitatori possono persino godere di un caffè, che viene quindi offerto al pubblico del Meccanismo dell’ombra all’ingresso del carcere immaginario. Nessuno rimane convinto di assistere a uno spettacolo quando Paolo Scheriani, nelle vesti anonime di un condannato anonimo, ce lo domanda con sdegno e collera. L’uomo nell’attore, o l’attore nell’uomo, allunga il braccio della morte per toccare con mano le coscienze di ogni visitatore e di ogni spettatore; riflette con i presenti sull’assurdità ragionata della pena, sui numeri infami del suo esercizio, sulla brutalità mascherata delle tecniche di uccisione, sulla strumentalizzazione politica della colpa. Implora la pietà del suo pubblico, lo guarda negli occhi, lo insulta. Il luogo-non luogo dello spazio scenico tradisce l’identità reale del territorio di condanna in scarse e scottanti allusioni al più controverso tra i Paesi che oggi praticano la pena di morte. Con mirabile abilità interpretativa, il gesto artistico di Paolo Scheriani - diretto da Nicoletta Mandelli - infrange il vetro che separa nelle carceri condannato e ascoltatori per ricomporre, attraverso la fusione emozionante e sovversiva di palcoscenico e platea, l’unità sottaciuta di visione e riflessione, suggestione stilistica ed esaltazione del valore della vita che afferma la vocazione formativa, avvincente e compiutamente umanistica della rappresentazione teatrale.
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