Dante lascia Firenze per Verona: "La Divina Commedia" all'Arena

Venerdì 15 Ottobre 2010 16:28 Chiara Pedretti Performances - Teatro
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E’ ricominciato dall’Arena di Verona il tour de “La Divina Commedia”, il musical tratto dall’opera che abbiamo o amato o odiato immensamente a scuola. Anche Dante su un palcoscenico!

Dopo il successo di “Notre Dame De Paris”, il capolavoro musicato da Riccardo Cocciante, sono fioccati e fioccano ogni momento i musicals italiani; che si chiamino “opera popolare”, “opera rock”,”opera musical”, alla fine sempre di derivazioni di Notre Dame si tratta. Tra i tanti, diversi prodotti senza dubbio di qualità, ma anche molti scadenti. Non è il caso di questa “Divina”, che ha in primis l’arduo compito di raggruppare in un paio d’ore circa un’opera della vastità e della profondità del capolavoro dantesco. Il pensiero di molti spettatori, all’ingresso, sarà sicuramente stato “Chissà a che ora andrò a casa”. Tranquilli: per ovvi motivi, sono rappresentate sette scene per Inferno e Paradiso, due per il Purgatorio. Non si poteva pensare di mettere in scena tutti i personaggi che animano il viaggio di Dante nell’aldilà. Come per l’opera letteraria, la parte migliore è il I Atto, l’Inferno: dopo l’inizio nell’immancabile selva oscura, l’apparizione di Beatrice e l’incontro con Virgilio, sono rappresentati gli episodi delle tre Fiere, di Caronte, di Paolo e Francesca (lei cantante, lui ballerino), delle Tre Furie, di Pier Delle Vigne, di Ulisse, del Conte Ugolino. Per il Purgatorio, ecco Pia De’ Tolomei e i poeti; per il Paradiso, Matelda, Piccarda, San Bernardo.

LE SCENOGRAFIE - Quello che ruba davvero l’attenzione sono le scenografie: inesistenti da un punto di vista fisico, in quanto si tratta di enormi schermi (che fungono anche da quinte) su cui vengono proiettate immagini, sfondi, creature che si muovono. A livello teatrale, ciò evita un sacco di problemi: nessun cambio scena, nessuna struttura sul palco, e molte scene risolte: ad esempio, bellissima quella di Lucifero, dove appare dal nulla dallo schermo centrale e diventa enorme e davvero realistico, espandendosi anche sulle quinte. Non a caso la realizzazione è di Carlo Rambaldi, il padre di ET: per questo allestimento ha fatto davvero un lavoro incredibile. Davvero belle le musiche, scritte da Don Marco Frisina, con libretto di Gianmario Pagano: uno stile alla Riz Ortolani. Peccato che non fossero dal vivo! Le coreografie di Casalino, noto per essere il coreografo de “La Corrida”, sono belle, ma tipicamente televisive tanto che in certi momenti stonano con l’ambientazione e si rivelano fuori posto: fare coreografie per la TV è un conto, per il teatro decisamente un altro. I danzatori sono 18, alcuni notevoli, altri meno: abbiano notato delle ragazze abbastanza in carne per un mestiere come questo, e non tutti tecnicamente all’altezza. Un difetto ricorrente su tutti: i piedi non tesi erano abbastanza frequenti. Ma li scusiamo in quanto, essendo all’aperto, faceva già abbastanza freddo, e non c’è niente di peggio di lavorare con il corpo a basse temperature.

IL CAST - E veniamo al cast, partendo da chi ha incantato il pubblico e oscurato davvero tutti gli altri: il Virgilio di Lalo Cibelli. Una gavetta infinita alle spalle, voce da brivido, presenza scenica impressionante, l’artista modenese non ha lasciato spazio a nessuno, pur non essendo il protagonista. Già apprezzato Spoletta in Tosca, Amore Disperato di Lucio Dalla, qui da’ il meglio, vocalmente e teatralmente, nonostante un problema al microfono. Gli altri, tutti con una bella voce, risultano però poco incisivi scenicamente parlando: Vittorio Bari è Dante, bravo ma asettico; Mariangela Aruanno una Beatrice dalla voce acutissima e che appare ovunque in Arena (bella trovata registica di utilizzare le gradinate per i suoi interventi). Una trovata invece poco felice è che gli stessi interpreti dell’Inferno si ritrovano anche negli altri cantici: ma come, quel cantante che era il Conte Ugolino adesso è San Tommaso? Così il cast cantanti si riduce di molto, a scapito della riuscita dello spettacolo, tanto che si possono citare tutti: un bravissimo Paolo Bianca, l’unico oltre a Cibelli davvero convincente, è Caronte, Ugolino e San Tommaso; Valentina Spreca è Francesca e Matelda; Giorgio Adamo, Pier Delle Vigne ed Arnaut Daniel; Elena Tavella, Pia De’ Tolomei e Piccarda; Giovanni de Filippi, Ulisse, Guido Guinizzelli e San Bernardo.
Dopo un tripudio di tecnologia, un finale davvero paradisiaco, tra suoni, luci e colori, dove né Dio né la Vergine Maria si vedono fisicamente in scena, ma se ne percepisce la presenza. Tutto sommato un bel lavoro impegnativo, che potrebbe essere migliorato.

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Ottobre 2010 21:42

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