Vanessa Gravina, accanto a Edoardo Siravo, recita nelle vesti della nota protagonista shakespeariana alla prima della Bisbetica domata sul palcoscenico del teatro Carcano a Milano. Retaggi cinquecenteschi e modernità di adattamento annunciano i caratteri della più recente rappresentazione di una fortunata opera del corpus teatrale elisabettiano.
LO SPETTACOLO - L’estro della commedia elisabettiana diletterà il pubblico del Carcano milanese nella prima decade della nuova stagione teatrale dedicata a Giulio Bosetti. La compagnia delle Indie Occidentali e il Teatro Stabile d’Abruzzo, per la regia di Armando Pugliese, ha inaugurato mercoledì 13 ottobre il nuovo ciclo di rappresentazioni – e la sala teatrale rinnovata dopo i lavori estivi – con la messa in scena della Bisbetica domata, una delle trame più popolari e rappresentate della commedia di William Shakespeare. Nella brillante interpretazione di Edoardo Siravo e Vanessa Gravina rivive la storia farsesca della scorbutica, irriverente e mascolina Caterina Minola, primogenita di un ricco mercante padovano e sorella della prediletta e più gentile Bianca, attorniata da numerosi spasimanti in burlesca competizione per la mano della ragazza. Per disposizione di papà Battista, nessuno avrà in moglie Bianca se non si sarà prima combinato il matrimonio di Caterina, destinata a un uomo curiosamente disposto a sopportare il suo intrattabile carattere. E’ quindi il momento, per i pretendenti di Bianca, di proporre a Battista il veronese Petruccio, in cerca di moglie e attratto dalla ricca dote di Caterina: così, mentre il nubilato di Bianca viene venduto al miglior offrente, si celebrano a Padova – tra imprevisti e comicità – le nozze di Petruccio e Caterina. Apparentemente ottuso e volgare, Petruccio mette in opera un piano di eccellente arguzia tattica e psicologica attraverso il quale riesce infine ad ammansire la bisbetica moglie, che al termine della vicenda si presenterà non solo più docile e garbata della sorella Bianca, ma convinta sostenitrice e divulgatrice delle ragioni della sottomissione femminile all’autorità maschile.
SOLUZIONI DI REGIA - Gradevole e accurato il riadattamento della commedia shakespeariana da parte della regia di Armando Pugliese, che con precisione e al contempo originalità interpretativa ripercorre gli schemi del rovesciamento e dell’ipocrisia, insiti nella linearità strutturale del dramma, tanto nella marcatura dell’intreccio quanto nel contrasto di configurazioni scenografiche. Alle sembianze fittizie e quasi futuristiche di una Padova metropolitana, densa di grattacieli e forme squadrate, si contrappone un retroscena veronese evocato dallo sfondo naturalistico di cupe montagne in penombra: se nel contesto sociale e cittadino stride l’insolenza di Caterina, poco incline al buon senso civile, è nello scenario a tinte romantiche e irrazionali che avverrà l’educazione e la conversione attitudinale della ragazza. Non meno eclatante l’antinomia del perbenismo piccolo-borghese, che mentre esalta l’immagine di donne affabili e cortesi ne decreta il brutale assoggettamento alle scelte, alle logiche e alle avidità maschili: problematicità smussate, come nella migliore tradizione comico-satirica, dalla forza briosa e coreografica di gestualità accentuate e di scambi verbali fitti e spassosi, il più delle volte distanti dal proverbiale umorismo di gusto classico e conformi invece ai toni spigliati della commedia all’italiana, con propensioni linguistiche e fonetiche alla cadenza centromeridionale. Celebrazione della tragicità misogina nel comico, dunque, e della parallela oscillazione tra verità e apparenza: apparenza che offusca e confonde il temperamento sincero delle sorelle Minola e la stessa credibilità della storia, ricorsa in sogno – ad inizio del testo shakespeariano e della sua riproduzione milanese – al calderaio Sly durante il sonno che segue una sbornia consumata sulla scena più realistica del dramma. Ampiamente acclamata dalla platea della prima serata, la Bisbetica domata si appresta a riscuotere alto gradimento nell’autunno teatrale del capoluogo lombardo.
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