
Agli inizi del '900, mentre il dittatore Fulgencio Batista governava su Cuba, nel popoloso quartiere di Buena Vista, nella città di L'Havana, le diverse etnie dell'isola costruivano i propri centri di aggregazione. Prima del 1959, esistevano a Cuba diverse società (associazioni), spesso legate alle differenti etnie: quella nera, quella spagnola, quella cinese e molte altre ancora. Il Club Social Buena Vista, che prendeva il nome dal quartiere di L'Havana, era il punto di riferimento dei neri della capitale. Da questo club sono passati i più grandi musicisti cubani e da qui prende il nome uno storico album, inciso da chi in quel locale ci ha passato una vita. Qui a FusiOrari, Cuba si racconta.
BUENA VISTA - Il club, oltre a fornire i servizi tipici di un'associazione, come lezioni di cucito per le adolescenti ad esempio,
concentrava la propria attenzione nell'organizzazione delle sale da ballo. Orchestre di varia estrazione accompagnavano i balli della tradizione cubana e la strada su cui affacciava l'ingresso del club si riempiva di appassionati, spesso bianchi, a cui era negata l'entrata. La successiva svolta comunista del governo, che vedeva in Fidel Castro il nuovo leader, ebbe come obiettivo l'abolizione dei club riservati a singole etnie, favorendo invece l'apertura di centri di socializzazione privi di discriminazioni sociali o etniche. La nuova normativa decretò la chiusura definitiva del Social Club nel 1962. Il blog openars.it di Patrizia Bellinelli ci racconta il resto di questa storia appassionante. «Quarant’anni dopo la sua chiusura, un gruppo di musicisti del famoso club, furono “riscoperti” da Ry Cooder (celebre chitarrista e autore di diverse colonne sonore) e, a dispetto dell’età, alcuni di loro si riunirono per incidere un disco che porta il nome del locale e ripropone i suoi pezzi storici. L'album, inaspettatamente, incontrò un grandissimo successo tra gli appassionati di tutto il mondo, ottenendo per i musicisti ormai attempati, un trionfo insperato con decenni e decenni di ritardo. Nel 1999, Wim Wenders filmò un documentario raccontando la storia del club e dei suoi fantastici protagonisti, portando così all’attenzione del grande pubblico i nomi di Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén Gonzales e molti altri, il cui straordinario talento era rimasto sepolto tra le pieghe del tempo. Del resto non è mai troppo tardi per conoscere una storia, anche perché ci sono racconti che non ne vogliono sapere di finire».
TROPICANA - A circa un chilometro di distanza dal Buena Vista Social Club, nel 1939, nel quartiere Marianao di L'Havana, nasceva il leggendario Tropicana Club. L'impresario cubano Victor de Correa aveva intenzione di aprire un casinò in cui si tenessero anche spettacoli di cabaret. L'area individuata per il club era una vasto fondo di sei acri alla periferia dell'Havana, appartenente a Guillermina Pérez Chaumont, meglio nota in città come Mina, la quale concesse in locazione la sua terra a de Correa. I giardini tropicali di Villa Mina si rivelarono ideali, date le finalità del progetto e fornirono una vegetazione perfetta per gli spettacoli di
cabaret all'aperto. Subito dopo aver firmato il contratto, de Correa trasferì la sua compagnia di cantanti, ballerini e musicisti nella villa e decise di modificare il nome originario, El Beau Site, in Tropicana Club, vista l'atmosfera tropicale del luogo. Il Tropicana venne inaugurato il 30 dicembre del 1939 e la cerimonia fu animata dalle note della Alfredo Brito Orchestra, all'epoca molto in voga. La popolarità del club nel corso degli anni crebbe costantemente tra i turisti, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, che ridusse bruscamente il turismo sull'isola di Cuba. Negli articoli di metà '900, il Tropicana viene descritto come un luogo fatato, pieno di lusso e divertimento, dove "per non far perdere tempo a nessuno, la sala da gioco d'azzardo si trova subito fuori dalla hall d'ingresso e [...] trenta slot machine ricoprono le pareti. Proseguendo oltre la sala da gioco, ci sono i nightclub. [...] La capacità totale del Tropicana è di 1.750 posti a sedere ma naturalmente si può stare al bar o al tavolo, e la dirigenza non si opporrà affatto. […] Uno show del Tropicana non è completo se non comprende almeno metà della linea di ballo e del coro [...]. Un insegnante di Paducah rimase impressionato quando vide quelle ragazze così disinibite di fronte a lui, alla sua destra, alla sua sinistra e sopra di lui. I muscoli del suo collo vennero messi sotto sforzo come se avvesse guardato una partita di tennis".
IL CARNEVALE – Guantanamo invece, nonostante sia celebre per il suo campo di prigionia, a differenza della capitale, non è una città turistica e questo le permette di essere uno dei pochi luoghi in cui si respira il vero spirito delle feste cubane, quelle fatte dai cubani per i cubani e non per i turisti. Le danze durano per tutta la notte e persone di tutte le età si mettono in fila dietro i carri mascherati sui quali i ballerini ballano la famosa Conga, un ballo popolare cubano di origine africana caratterizzato da un ritmo sincopato e scandito dalle percussioni. Il nome di questa particolare danza deriva dalla parola africana conja, che significa “grande tamburo”, oggi infatti esistono strumenti musicali omonimi che vengono utilizzati proprio per animare questo ballo. Durante il periodo del carnevale, l'intera città si riempie di concerti musicali di cantanti e gruppi cubani appartenenti alla lunga tradizione cubana ed è in queste notti che l'anima di Cuba emerge in tutta la sua passione e il suo brio. L'allegria di questa terra sembra essere contagiosa, anche per chi, come chi vi scrive, ne ha semplicemente sentito parlare o si è documentato sul web e sui libri. Forse Cuba è il posto giusto per chi si accontenta di poco per essere felice, virtù quanto mai rara al giorno d'oggi. Proprio come sottolineava nel 1659 il teologo inglese Richard Baxter: un'oncia di allegria vale una libbra di tristezza.

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