"Excelsior": bei tempi!

Lunedì 06 Febbraio 2012 10:21 Chiara Pedretti Performances - Danza
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excelsior-3-492x329Dopo circa dieci anni torna in scena al Teatro alla Scala il balletto che celebra il progresso e la civiltà, portato in scena per la prima volta nel lontano 1881.
Era l’11 gennaio 1881 quando si alzò per la prima volta il sipario su Excelsior – azione coreografica, storica, allegorica, fantastica in 6 parti ed 11 quadri, firmato da Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco. Lo stesso Manzotti scrive: “Vidi il monumento innalzato a Torino in gloria del portentoso traforo del Cenisio ed immaginai la presente composizione coreografica. 

E’ la titanica lotta sostenuta dal Progresso contro il Regresso ch’io presento all’intelligente pubblico milanese: è la grandezza della Civiltà che vince, abbatte, distrugge, pel bene dei popoli, l’antico potere dell’Oscurantismo, che li teneva nelle tenebre del servaggio e dell’ignominia. Partendo dall’epoca dell’Inquisizione di Spagna arrivo al traforo del Cenisio, mostrando le scoperte portentose, le opre gigantesche del nostro secolo. Ecco il mio Excelsior che sottopongo al giudizio del colto Pubblico Milanese”.

LA STORIA - Già si comprende molto da queste parole dell’autore, che ha quindi creato un’opera maestosa, tutta allegorica, per celebrare le scoperte scientifiche ed i progressi incredibili del periodo: periodo particolarmente fertile e fervido dal punto di vista intellettuale, che ha visto cambiamenti radicali per lo sviluppo dell’umanità. Rosina Viale interpretò per prima la Civiltà, Bice Vergani la Luce e Carlo Montanara l’Oscurantismo (denominato allora le Tenebre). Dal 1881 replica diverse volte fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale; poi più nulla, finché nel 1967 l’allora sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, Remigio Paone, volle rimetterlo in scena, ed affidò la coreografia a Ugo Dall’Ara, già danzatore di chiara fama, che lo riprese e lo modernizzò, in particolar modo sostituendo con parti danzate quelle mimate, tanto di moda all’epoca del Manzotti. Tenne per sé il ruolo dell’Oscurantismo ed affidò a due stelle dell’epoca, Ludmilla Tcherina e Carla Fracci, quelli di Luce e Civiltà. In Scala torna nel 1974, replicando diverse volte fino al 1978, poi un vuoto di circa vent’anni, quando lo si riprese per le celebrazioni del cambio di secolo nel dicembre del 1999: protagonisti, fra gli altri, Isabel Seabra, Carla Fracci e Massimo Murru.

LO SPETTACOLO - Lo spettacolo si apre con la Luce (Marta Romagna) incatenata, prigioniera dell’Oscurantismo (Massimo Garon), che riesce però a liberarsi: segue il trionfo allegorico di Fama (Francesca Podini), Valore (Emanuela Montanari), Invenzione (Beatrice Carbone), Concordia (Giulia Schembri) e Costanza (Serena Sarnataro), con relativi seguiti. Si passa poi ad una scena più quotidiana: il ritorno di due equipaggi di battellieri da una regata, dove uno dei vincitori, Valentino (Federico Fresi), viene sfidato da un avversario: nel bel mezzo della discussione, Denis Papin (Riccardo Massimi), inventore del battello a vapore, arriva a spiegare la sua invenzione: significando perdita di lavoro per i barcaioli, questi malmenano Papin, sotto l’occhio soddisfatto dell’Oscurantismo, ma interviene la Luce a salvarlo. La scena successiva vede il tavolo da lavoro di Alessandro Volta (Matteo Buongiorno), che cerca di far funzionare la sua pila, finché ci riesce: l’Oscurantismo è ancora una volta sconfitto, ed è il trionfo della Luce, in tutti i sensi, anche fisico. L’ultima scena della prima parte rappresenta l’invenzione del telegrafo. La seconda parte invece si apre nel deserto, dove un gruppo di persone è vittima di una tempesta di sabbia e di una banda di briganti: interviene la Luce ad indicare loro la via, che porta fino al canale di Suez, altro grande evento nella storia dell’umanità, celebrato con danze di paesi diversi. Altra scena, presso il Moncenisio: il traforo è quasi completato, italiani e francesi non stanno progredendo ed iniziano ad essere preda dello sconforto, finché l’ultima detonazione apre un varco nel punto giusto e le due nazioni sono finalmente unite. L’Oscurantismo deve subire il trionfo della Luce, e lo spettacolo termina con una maestosa apoteosi di tutti i popoli, con tanto di bandiere e divise militari.

TEATRO ALLA SCALA, 2012 - Un’opera senz’altro di altri tempi, mastodontica e maestosa, che ci ricorda tempi di progresso e prosperità ormai andati. Un’opera assolutamente geometrica e di repertorio nel senso “russo” del termine: coreografia standard, moduli a gruppi con un solista leader, qualche momento di passo a due, finale grandioso. Solo l’Oscurantismo propone dei momenti coreografici più moderni. Da padroni la fanno Marta Romagna e Massimo Garon, a cui vanno i nostri complimenti in quanto, dopo aver interpretato l’Oscurantismo, è stato promosso da Corpo di Ballo a Solista; Marta è splendida, come sempre del resto, lunghe linee, bei piedi, bella interpretazione: Massimo convince, cattivissimo, nel personaggio fino alla fine. La Civiltà è interpretata dall’ospite Alina Somova dal Mariinskji di San Pietroburgo: come tutta la scuola russa, tecnica ineccepibile ma senza anima. Sarà che l’attuale direttore del Corpo di Ballo, M° Makhar Vaziev, è di quelle parti, ma ci piacerebbe vedere anche qualche stella di altra provenienza, invece della sfilata di russi/e a cui stiamo assistendo, tutti molto simili (Somova, Novikova, Zakharova, Sarafanov per citarne alcuni) tanto da confondersi… Con lei, di cui non c’è molto da dire, la stella di casa e non solo Roberto Bolle, nel ruolo dello Schiavo, personaggio che interviene nella Seconda Parte, liberato poi dalla Civiltà. Non c’è che dire, Bolle è sempre Bolle: perfetto e bello come una statua greca, non sbaglia nulla e, non essendo un ruolo troppo interpretativo, fa proprio al caso suo. Sommerso da applausi e complimenti, il pubblico senza dubbio non ha occhi che per lui. Completa il cast la stupenda danzatrice indiana di Sabrina Brazzo.

Il Corpo di Ballo, vero protagonista di questa coreografia, mostra abbastanza omogeneità anche se le solite pecche: non sempre insieme, non sempre rispettate le geometrie. Senz’altro, con tutti quei movimenti, la quantità di danzatori che vanno e vengono, ci si potrebbe anche non accorgere delle imprecisioni. Tripudio di scenografie e di costumi, entrambi di Giulio Coltellacci. In scena fino al 9 febbraio.

Fino al 9 febbraio 2012

Teatro alla Scala

Piazza della Scala, Milano

www.teatroallascala.org

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Febbraio 2012 13:25

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