Tap Dogs, dall'Australia con furore

Martedì 17 Gennaio 2012 00:00 Chiara Pedretti Performances - Danza
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Sono in tournée per una settimana a Milano, al Teatro Nuovo, i Tap Dogs, gruppo australiano che propone un tip tap decisamente alternativo.

TIP-TAP CONTEMPORANEO - Se credete di andare a vedere dei novelli Fred Astaire, tutti smoking, cilindro e bastone... Avete sbagliato spettacolo. Il tip tap è nell’immaginario del grande pubblico proprio con il grande ballerino americano, seguito a breve da un altro grandissimo, Gene Kelly, che proponevano una danza sobria, elegante, delicata. Danza che si basa esclusivamente sul suono prodotto dalle claquettes, pezzi di speciale metallo applicati a tacco, punta e parte iniziale della suola della scarpa, che richiede grande abilità, virtuosismo e soprattutto allenamento quotidiano: basta poco per perdere la meccanica e l’agilità, tenendo conto che la scarpa suona solo a partire da movimenti generati dal ginocchio in giù, specialmente punta del piede, tallone e caviglia. Entrando in teatro, a sipario già aperto, una scenografia essenziale ma molto urbana. Una suola di uno scarpone stilizzata proiettata su una parete di laminato, come quelle che si mettono per delimitare le aree di cantiere. Di sicuro non siamo in una sala da ballo degli anni ’30! Inizia lo spettacolo ed arrivano loro, sei ragazzi vestiti in modo improbabile (jeans, shorts, canotte) ma soprattutto con scarponi ed anfibi al posto della classica, elegante, e spesso di vernice, scarpa da tap. L’opposto di quanto siamo abituati a vedere.

LA STORIA - Un’ora e venti circa di adrenalina pura, come recita il manifesto pubblicitario: non si fermano, ma danzano senza sosta su piattaforme, scale, pedane in pendenza, a testa in giù, nell’acqua! Il gruppo nasce nel 1995 da un’idea del coreografo Dein Perry e del regista Nigel Triffit: inizialmente provavano in un garage di Newcastle, città mineraria a nord di Sydney. Da qui l’idea di uno spettacolo ispirato proprio all’esperienza di operaio in fabbrica del coreografo. Inizialmente denominati Tap Brothers, diventano Tap Dogs quando Perry conosce Triffit e decidono di dare anima e corpo a questo progetto. Nel 2000 il film Bootmen, diretto dallo stesso Perry, porta sul grande schermo la loro storia; dopo vari anni di grandi successi, però, il gruppo si scioglie, con grande disappunto dei fans, a cui segue un periodo di inattività. Ma nel 2010 la compagnia riprende vita ed eccoli a di nuovo Milano, 14 anni dopo la precedente tournée del 1998.

I DOGS A MILANO - Un gruppo tutto al maschile, composto da sei elementi che davvero sembrano usciti dai bassifondi di una qualsiasi metropoli. Allo stesso tempo molto espressivi e comunicativi, interagiscono anche con i pubblico in modo simpatico e coinvolgente. Tutti tecnicamente perfetti: colui che può essere considerato il capo balletto (si nota perché da’ gli accenti e guida il gruppo) è Sheldon Perry, già campione di tap di Sidney quando aveva solo 10 anni. Dei sei è quello un po’ più maturo, e si vede dallo stile di danza. Se non lo si guarda, ma si ascolta solo il suono delle sue claquettes, sembra di sentire davvero Fred Astaire o Gene Kelly: suono pulito, dolce, elegante e raffinato. Gli altri cinque, molto giovani, sono della nuova scuola: a parità di tecnica, più energia e violenza nel suono. James Doubtfire, Anthony Russo, Matt Papa, Richie Miller, Nathaniel Hancock completano il sestetto base.
La scena finale, uno dei loro pezzi forti, è davvero originale: entrano due danzatori dei secchi d’acqua, vuotati in una apposita vasca, ed appaiono gli altri quattro con normalissimi stivali in gomma per la pioggia: danzano tap in acqua, lo stivale suona e le prime file di spettatori vivono un’esperienza alla Singin’ In The Rain (anche se all’ingresso sono stati forniti degli appositi impermeabili). E quando si accorgono che schizzano poco, fanno di tutto per aumentare la portata d’acqua! In tema con loro, le due percussioniste che li accompagnano suonano questo pezzo con dell’acqua versata sugli strumenti, di modo che, ad ogni battuta, si crea l’effetto “fontana”.
In un mondo, quello della danza, dove la qualità è sempre più difficile da trovare, in un mondo dove si pensa di saper danzare solo se si partecipa ad Amici, è il caso di andare a vedere compagnie come questa, che ottengono risultati di perfezione pressoché assoluta, senza andare in televisione. Assolutamente da vedere!

 

Fino al 15 gennaio 2012

Teatro Nuovo

Piazza San Babila, Milano

www.teatronuovo.it

 

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Gennaio 2012 19:04

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