Per la prima volta in assoluto, il Teatro alla Scala ha presentato Raymonda, uno dei balletti storici più antichi della tradizione russa.
L'ATMOSFERA DELLA CREAZIONE - Non c’è che dire, a fine Ottocento, nell’opera lirica così come nel balletto, andavano di moda grandi drammi con colpi di scena, finali più o meno tristi ma, sicuramente, sempre con una protagonista femminile vittima di vili agguati e vicende tragiche. Per quanto riguarda la danza, dopo i primi due grandi balletti, La Sylphide (1832) e Giselle (1841), l’ultima decade del XIX secolo vede la genesi dei capolavori che ancora oggi ammiriamo nei teatri di tutto il mondo: La Bella Addormentata (1890), Lo Schiaccianoci (1892), Il Lago dei Cigni (1894) e, appunto, Raymonda (1898).
LA TRAMA - La storia, ambientata nella Francia medievale, vede la principessa Raymonda De Doris, promessa sposa del cavaliere Jean De Brienne, festeggiare il suo onomastico, nonostante la contrarietà della zia Sybille, che ricorda la leggenda della Dama Bianca, protettrice del castello, che, oltre a mostrarsi solo quando qualcuno della famiglia è in pericolo, punisce chi si perde in ozi inutili. Un messo di De Brienne annuncia la vittoria di re Andrea II d’Ungheria ed il conseguente ritorno in patria dell’amato, che giungerà al castello De Doris il giorno successivo. Ad un certo punto gli invitati cadono però vittima di uno strano torpore ed appare la Dama Bianca che invita Raymonda a seguirla. La principessa si ritrova in mezzo alla nebbia dove le appare l’amato, che ad un certo punto viene sostituito da un misterioso cavaliere saraceno che le dichiara il suo amore: Raymonda lo respinge. La visione scompare, così come la Dama Bianca. Il Secondo Atto vede i preparativi per l’arrivo di Jean De Brienne, ma alla festa irrompe Abderahman: è proprio il saraceno che Raymonda ha visto in sogno, il quale le dichiara ancora una volta il suo amore, ed ancora una volta viene respinto; il saraceno allora offre del vino nel quale ha versato un filtro che fa ubriacare gli invitati e, una volta narcotizzati, ordina ai suoi adepti di rapire Raymonda. Nello stesso momento arriva finalmente Jean De Brienne, che libera la promessa sposa e sfida il saraceno a duello: appare la Dama Bianca, Abderahman viene colto da uno strano intorpidimento che fa sì che Jean De Brienne possa ucciderlo. Re Andrea benedice i futuri sposi ed il Terzo Atto è, come ne La Bella Addormentata, dedicato ai festeggiamenti e all’apoteosi della coppia.
IL CAST - Tipico tema e struttura ottocentesca, quindi: la fanciulla irreprensibile, l’eroe senza macchia e senza paura, il cattivo sconfitto, il lieto fine. La musica molto russa di Alexandr Glazunov fa da sfondo alla coreografia originale di Marius Petipa, il coreografo di quasi tutti i grandi balletti di repertorio. La prima Raymonda fu l’italianissima Pierina Legnani, che, come molte nostre connazionali, ebbe fortuna in Russia e fu una delle interpreti preferite dal coreografo Petipa; oggi, più di un secolo dopo, in Scala c’è Olesia Novikova, russa, ospite dal teatro Kirov di San Pietroburgo. Bastano pochi passi per riconoscere l’impronta russa: tecnica eccellente, espressività inesistente. In tre ore circa di balletto, nemmeno una piccola sbavatura da parte dell’étoile, ma anche nessuna anima. Bisogna sempre pensare che non è detto che il pubblico conosca la storia: un danzatore deve anche far capire cosa sta succedendo, non avendo la possibilità di parlare. Un ruolo narrativo, che passa dalla gioia del festeggiamento al terrore per l’incontro col saraceno, non è solo gambe e pirouéttes. Accanto a lei come Jean De Brienne, Friedemann Vogel, tedesco dello Stuttgart Ballet, bello e bravo. Già visto in Scala, convince molto, anche se il suo ruolo è abbastanza limitato, com’era nello stile dell’epoca, quando bisognava dare risalto alla prima ballerina, relegando il partner a puro sostegno della stessa. In quel poco che può fare, non solo dimostra una bellissima tecnica (scuola John Cranko, e si vede), ma vive il ruolo come deve essere, ed ha il pregio di far sembrare ogni passo semplicissimo; aiutato anche nel fisico, alto e atletico, incarna proprio il Principe Azzurro delle fiabe. Stupendo Mick Zeni come Abderahman: primo ballerino del Teatro Alla Scala, si è sempre distinto per tecnica ed interpretazione. E’ un saraceno cattivo, deciso, ma anche dolce ed innamorato. Discutibile, molto, la scelta registica di farlo rientrare nel Terzo Atto, durante i festeggiamenti per il matrimonio di Raymonda e Jean De Brienne: perché, se è morto alla fine del Secondo Atto, deve rientrare sotto altre spoglie nel Terzo per danzare la parte denominata Palotás? Per il resto, abbastanza bene il Corpo di Ballo, specialmente Antonella Albano e Petra Conti nei ruoli delle amiche di Raymonda, accompagnate da Claudio Coviello e Marco Agostino.
Se piacciono i drammoni ottocenteschi, decisamente da vedere.
Fino al 4 Novembre 2011
Teatro alla Scala
Piazza della Scala, Milano
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