Oltre al contributo di Alessandro Bizzotto, FusiOrari propone anche la lettura di Chiara Pedretti, altra critica del nostro Settimanale.
Per la prima volta nella sua versione completa, il Teatro alla Scala ha presentato Jewels di George Balanchine, un balletto in tre atti dedicato ai gioielli, appunto: Emeralds, Rubies e Diamonds.
I GIOIELLI DI BALANCHINE - Finora in Scala si era visto solo la seconda parte di quest’opera, ossia i Rubini, intitolato anche Capriccio Per Piano. Questa volta, il teatro milanese ha proposto tutta la parure, come l’aveva pensata il coreografo georgiano (naturalizzato americano) Balanchine. Presentato per la prima volta a New York nel 1967, è un inno alla femminilità, di cui l’amore per i gioielli è senza dubbio caratteristica. Come tutte le opere del coreografo, non è narrativa: un susseguirsi di pura tecnica senza alcuna storia di sfondo. Si dice che Balanchine pensò ad un lavoro di questo tipo dopo aver visto una delle collezioni del gioielliere Claude Arpels: tre pietre preziose, tre diversi compositori per un'unica opera coreografica.
SMERALDI - Emeralds (Smeraldi) apre il trittico: due coppie soliste ed il corpo di ballo, tutti rigorosamente in verde, su musica di Gabriel Fauré. Coreograficamente molto balanchiniano, grande uso delle braccia, molto in punta, molto schematico e simmetrico. Gilda Gelati con Alessandro Grillo e Maria Francesca Garritano con Mick Zeni (in sostituzione dell’infortunato Andrea Volpintesta) danno corpo alle due coppie principali. L’esecuzione è abbastanza precisa, si vede che la linea del direttore Maziev, ex Kirov di San Pietroburgo, è di riportare un rigore tecnico all’altezza di un corpo di ballo degno del nome della Scala. Era ora.
RUBINI - Segue Rubies (Rubini), su musica di Igor Stravinskij, il compositore preferito da Balanchine: hanno lavorato insieme una vita, legati da grande amicizia e da stima reciproca. Qui, ovviamente, tutto in rosso: pensato per una solista, una coppia ed il corpo di ballo, è un pezzo molto dinamico e coreograficamente interessante, un po’ più vivace del solito. Marta Romagna è la danzatrice solista, tornata in splendida forma dopo la maternità, ed una bella sorpresa: Alessandra Vassallo e Federico Fresi, danzano con entusiasmo e buona tecnica le complesse idee del coreografo: soprattutto lei, molto giovane, davvero interessante: la terremo d’occhio per il futuro. Bei piedi e gran sorriso che dimostra che ama quello che fa e non lo fa perché deve. Meritati applausi alla fine per un ruolo tutt’altro che semplice.
DIAMANTI - Per ultimo, la punta di diamante della parure (è proprio il caso di dirlo): Diamonds (Diamanti), appunto, su musica di Ciaikovskij, per una coppia ed il corpo di ballo, tutto in bianco/argento. La coppia solista è formata da Polina Semionova e Guillaume Coté, étoiles ospiti, semplicemente stupendi. Lei, russa in forza all’Opera di Berlino, già vista altre volte in Scala, è di una bellezza e di una precisione tecnica impressionante. Molto alta e magrissima, gambe infinite e linee incredibili, è l’esatta incarnazione della danzatrice, e non solo fisicamente: esegue tutto senza la minima idea di sforzo. Le è accanto, degno partner, Guillaume Coté, canadese: insieme formano una coppia stupenda per livello e bravura. Pur non dovendo interpretare un ruolo narrativo, si muovono agilmente fra gli intricati passi pensati da Balanchine, ed il corpo di ballo, molto numeroso in questa parte, passa decisamente in secondo piano. Alla fine, poi, salutano i fans, firmano autografi e fanno foto senza alcun problema: hanno un sorriso per tutti, e non è certo comune, soprattutto nel mondo della danza classica, sempre un po’ snob.
Tutto sommato non male, manca però l’anima: vero che un balletto non narrativo è di non facile interpretazione, ma Semionova e Coté danno proprio un colore diverso. Gli altri, molto ordinari e poco convinti, anche se abbastanza precisi; la precisione senza sentimento, però, annoia.
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