"Onegin": chi la fa, l'aspetti

Martedì 19 Ottobre 2010 16:11 Chiara Pedretti Performances - Danza
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E’ in scena al Teatro Alla Scala, fino al 13 novembre, il balletto tratto dal romanzo in versi di Aleksandr Puskin Evgenij Onegin, di cui esiste anche la versione come opera lirica. Creato nel 1965 su musica di Ciaikovskij da John Cranko, coreografo sudafricano anima dello Stuttgart Ballet per anni, racconta la storia tipicamente ottocentesca delle sorelle Larin: Olga, allegra e solare, e Tatjana, riflessiva e amante dei libri.

 

Olga è fidanzata con il poeta Lenskij, che, durante una visita all’amata, porta con sé l’amico Onegin, di cui Tatjana, sorella di Olga, si innamora all’istante. Fedele alla sua indole romantica e sognatrice, Tatjana scrive ad Onegin una lettera appassionata in cui gli dichiara il suo amore; ne riceve, in risposta, la visita dell’aristocratico durante la sua festa di compleanno in cui prima le mostra la lettera, poi gliela strappa davanti agli occhi, mandando in frantumi i suoi sogni. Ma non solo: Onegin inizia a corteggiare spudoratamente Olga, che non disdegna, suscitando la folle gelosia di Lenskij che lo sfida a duello. Nonostante le sorelle e Onegin stesso cerchino di dissuadere il poeta dal suo intento, Lenskij non cambia idea: durante il duello, con la pistola come arma, Onegin, suo malgrado, uccide l’amico. Dieci anni dopo ritroviamo Tatjana, ormai moglie del Principe Gremin, padrona di casa di una festa a cui partecipa anche Onegin: invecchiato, devastato da una vita senza soddisfazioni, deluso dal mondo intero, al rivedere inaspettatamente Tatjana capisce che il suo amore è stata l’unica cosa bella e pura che la vita gli abbia mai offerto. E’ lui ora a scriverle una lettera d’amore, ed è Tatjana a stracciarla davanti ai suoi occhi: ormai è troppo tardi.

UN BALLETTO ATTUALE - Un bel drammone del XIX Secolo dove, davvero, chi la fa l’aspetti, in una sorta di giustizia che chiunque spera di incontrare prima o poi. Nonostante abbia 45 anni, il balletto è molto attuale, bello, ben strutturato, con due passi a due di straordinaria intensità: il primo, nel I Atto, quando Tatjana immagina Onegin corrispondere il suo amore; il secondo, nel III Atto, prima che la principessa respinga definitivamente l’amore di gioventù. Cranko è, come McMillan, un coreografo specializzato in balletti narrativi e di particolare carica emotiva e narrativa: i suoi capolavori, oltre a Onegin, sono appunto Romeo E Giulietta (1958), Sogno di Una Notte di Mezza Estate (1960) e La Bisbetica Domata (1969). Fu lui, al suo arrivo a Stoccarda, ad esaltare le qualità straordinarie della coppia Marcia Haydée-Richard Cragun, uno dei sodalizi artistici migliori del secolo scorso con Margot Fonteyn-Rudolf Nureyev e Alessandra Ferri-Julio Bocca.

I PROTAGONISTI - Sempre con una grossa nostalgia per la grandissima Alessandra Ferri, che ha danzato innumerevoli volte il ruolo di Tatjana, la Scala ha invitato Maria Eichwald, étoile kazaka in forza allo Stuttgart Ballet; protagonista di uno scandalo di rare dimensioni, quando già stella del Balletto di Monaco di Baviera, lasciò improvvisamente la compagnia per “vendersi” alla concorrente di Stoccarda. E’ una Tatjana di straordinaria bellezza e purezza stilistica, tecnicamente ineccepibile, e discretamente interpretativa: sicuramente il ruolo è nelle sue corde per origine (è una storia russa) e per formazione (allo Stuttgart Ballet ancora oggi si vive a pane e Cranko); belle linee, bei piedi e una leggerezza di movimento che la rende quasi immateriale. Roberto Bolle è Onegin, bellissimo e misterioso, in un ruolo da “cattivo” che non è la normalità per lui, ma è piacevole vederlo fuori dal suo standard di Principe Azzurro Senza Macchia e Senza Paura: come sempre, perfetto tecnicamente e gelido. Stupendo Antonino Sutera come Lenskij, non danza, vola e non recita ma è Lenskij fino al midollo; non alla sua altezza la Olga di Daniela Cavalleri, diversi errori ed imprecisioni a sporcare delle vere perle coreografiche.
Belle le scene ed i costumi di Pierluigi Samaritani e Roberta Guidi di Bagno, ottima l’orchestra diretta da Ermanno Florio. Lunghi applausi soprattutto al Roberto nazionale e ressa all’uscita per strappare un’autografo, una foto o semplicemente un sorriso al divo del balletto nostrano. Da vedere.

Teatro alla Scala
Piazza della Scala, Milano
Fino al 13 Novembre 2010, ore 20.00
www.teatroallascala.org

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Ottobre 2010 21:57

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