Dodo Fiori, il regista del film, cerca di raccontare la vita, le relazioni, i sentimenti di una famiglia italiana alto borghese. I protagonisti sono semplicemente una madre, un padre ed un figlio incapaci di trovare dei punti in comune, di avere dei momenti di unione e solidarietà, di volersi bene sinceramente e incondizionatamente. Una storia normale che scava nel profondo dell’anima dei personaggi.
Paolo è una persona ormai affermata nel mondo del lavoro: ha una bella casa, una bella moglie, un futuro assicurato. Durante la riabilitazione di un vecchio amico di gioventù, colpito da un grave incidente d’auto, decide di ospitare la figlia in casa sua fino a quando il padre, Diego, non si sarà ristabilito. Con il passare dei giorni l’apparente calma e serenità della famiglia inizia a vacillare. Matteo, figlio unico, diventa sempre più inquieto e angosciato dalla sua difficoltà nel socializzare con i coetanei, dal suo insuccesso con le ragazze e dai difficili rapporti con i genitori. Ciò che più lo preoccupa è la distanza che lo separa dal padre; Paolo sembra non avere molto tempo da dedicargli, ma soprattutto dimostra di non avere molta stima e considerazione per il figlio. Anche con la mamma, Carla, le cose non vanno molto bene; il suo amore diventa eccessivo, iperprotettivo, soffocante, portando Matteo a chiudersi sempre più in sé stesso e ad avere paura del mondo esterno. Così, un ragazzo grande e grosso, appassionato di rugby, si rivela essere un bambino viziato, intimorito dalle nuove esperienze, corroso da una vita spesa in un carcere d’orato; un “bambinone” alla disperata ricerca di una nuova identità e di un vero amore.
Effetto “Reality Show” – La storia raccontata altro non è che la rappresentazione della vita quotidiana di una normale famiglia benestante. Lo spettatore può così spiare “dal buco della serratura” i piccoli avvenimenti di tutti i giorni che animano la casa: i dolori che tormentano il giovane Matteo, i tradimenti ed il cinismo di Paolo, la mania di nascondersi dietro i freddi rituali della famiglia da “Mulino Bianco” di Carla. È come assistere ad una sorta di “Grande Fratello” cinematografico, dove ogni segreto e sentimento viene esternato dai protagonisti nel tentativo di sottoporsi ad una terapia collettiva e trovare l’amore famigliare. Il privato più intimo, i pensieri e le azioni peggiori, i dolori più acuti sono svelati allo spettatore; questa è la trama portante, questo è lo spettacolo. L’effetto realtà è dato soprattutto dall’accantonamento della tipica struttura narrativa basata sulla divisione del mondo e dei suoi attori in bene e male, buoni e cattivi. Il pubblico non ha punti di riferimento, non ha la sensazione di sapere come andrà a finire, ma si ritrova avvolto dall’incertezza e dalla complessità delle cose; proprio come nel mondo reale. Matteo, Carla e Paolo esemplificano la natura poliedrica e contraddittoria di ogni essere umano; a volte sono simpatici, comprensivi, “buoni”, altre invece sono spietati, egoisti, arrivisti, violenti. Non esiste un inizio ed una fine, così come non c’è una morale o una soluzione ad ogni problema; l’obiettivo della storia è solamente cercare di mettere in mostra ciò che può essere reale, anche se magari non se ne trova il senso.
Regia: Dodo Fiori
Cast: Davide Nebbia, Paolo Sassanelli, Marta Iacopini
Nazione: Italia
Distribuzione: Cinecittà Luce
Anno: 2008
Genere: drammatico
Uscita: 27 agosto 2010
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