
Arriva nelle nostre sale il lungometraggio tratto da una delle più famose strip americane, nota in Italia soprattutto ai lettori di Topolino. Dopo Garfield, il protagonista è ancora un animale: ora tocca a Sansone. Il divertimento per i più piccoli è assicurato, ma quale sarà questa volta il risultato artistico?
Sansone è un grosso alano specializzato nel fare la cosa sbagliata al momento sbagliato che, insieme alla sua famiglia, i Wislow, si trasferisce in California. La storia segue due strade parallele, per molti aspetti simili, che ogni tanto si incrociano. Da una parte Sansone incontra delle difficoltà ad ambientarsi in un posto dove i cani del parco si relazionano in base al loro status sociale e al pedigree. I meticci e i cani più deboli sono esclusi, mentre i più forti e quelli di razza sono al potere; una critica morale verso la società dello spettacolo, proprio dalla “terra promessa” dove il sogno americano diviene realtà. Sull’altro binario invece abbiamo una tipica storia famigliare postmoderna: ovvero il capofamiglia Phil, alla ricerca del successo lavorativo, finisce inconsapevolmente col trascurare la famiglia ed in particolare i figli. Tra tanti disastri e avventure canine, sia Sansone che i Wislow compiono un percorso che li porterà a capire i veri valori della famiglia e dell’amicizia a discapito della voglia di fama e successo personale.
LA DIFFICILE RELAZIONE TRA FILM E FUMETTI - Nel 1954 esce la prima edizione americana di una striscia a fumetti ispirata alle avventure della famiglia Wislow e del loro simpatico alano, Marmaduke. In Italia abbiamo imparato a conoscerlo con il nome di Sansone, attraverso la pagina dedicata alle barzellette presente sul settimanale Topolino. Dopo i recenti successi dei vari episodi di Spider Man e di Batman, i produttori cinematografici continuano ad attingere al mondo dei fumetti con profitto assicurato; ormai però l’impressione è che si stia raschiando il fondo del barile. Nel periodo temporale tra gli anni ’60 e gli anni ’80 i personaggi dei fumetti sono stati trasposti sul piccolo e sul grande schermo, senza però cercare minimamente di adattarli a tecnologie comunicative diverse; la famosa frase di McLuhan “il mezzo è il messaggio” non ha trovato applicazione. I fumetti erano ancora considerati materiale di serie B, prodotti culturali di nicchia adatti solo ai ragazzini; non degni di una rappresentazione artistica ma buoni solo per fare un po’ di soldi. Un chiaro esempio è dato dalla serie tv degli anni ’60 dedicata a “Batman”, interpretato da Adam West. Il linguaggio visivo utilizzato era a metà tra il cartone animato e il semplice fumetto; insomma storie “leggere” e semplici, protagonisti simili a pupazzi, costumi sgargianti e abbaglianti, linguaggio elementare, scazzottate rafforzate da giganteschi “Boom” e “Bang” che apparivano a pieno schermo, proprio come se si stesse leggendo un giornaletto.
“REVOLUTION IS MY NAME” – Negli anni ’90, con il Batman di Tim Burton, assistiamo nel mondo del cinema alla prima vera elaborazione artistica e culturale di una serie a fumetti. La fredda e spietata Gotham City, con tutti i suoi personaggi, diventa finalmente un qualcosa di vero e concreto, onirico ma reale; dove lo storyboard prende vita. Il regista più dark di Hollywood, “fratello gemello” del leader dei “Cure” Robert Smith, decide di sviluppare il potenziale fotografico e scenico del fumetto originale, riuscendo nel suo tentativo di creare uno stile figurativo originale e particolare. Con le ultime due uscite “Batman Begins” e “The Dark Knight”, non più diretti da Burton, i racconti dell’uomo pipistrello hanno subito un restyling, sia nell’immagine che nelle componenti psicologiche dei personaggi; sempre però alla ricerca di un’idea artistica e di un percorso che dia un’identità fisica alla pellicola. Con l’arrivo nelle sale della nuova saga di “Spider-Man”, diretta da Sam Raimi, si ritorna invece ad una concezione più commerciale dei fumetti al cinema. Alternando le classiche vicende di amori e amicizie con scene d’azione “virtuali”, si rinuncia a sperimentare e amplificare il lato artistico e culturale della narrazione. Il risultato è un lungometraggio, in parte commedia sentimentale ed in parte fumetto-videogioco dedicato a fasce di consumo prelibate; un cross-over che dà i suoi frutti al botteghino.
SANSONE AL CINEMA – La pellicola non sembra proporsi nessun obiettivo impegnativo, se non quello di divertire i più piccoli con semplici sketch basati prevalentemente sulle disavventura di Sansone, doppiato nella versione originale da Owen Wilson e in quella italiana da Pupo, e dei suoi amici pelosi. Elemento fondativo e caratterizzante del film è l’antropomorfizzazione elettronica dei cani: ovvero i nostri animali domestici hanno finalmente l’opportunità di pensare, parlare, e soprattutto provare sentimenti, proprio come noi umani. La sottile, ma invalicabile, barriera comunicativa che ci divide inesorabilmente, in questa pellicola viene abbattuta e per i bambini è una vera liberazione ed una grande gioia.
Regia: Tom Dey
Cast: William H. Macy, Lee Pace, Finley Jacobsen,
Caroline Sunshine, Judy Greer
Nazione: Usa
Distribuzione: 20th Century Fox
Anno: 2010
Genere: ragazzi, commedia.
Durata: 87 minuti.
Uscita: 13 agosto 2010
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