Il 27 gennaio esce nelle sale cinematografiche italiane l’atteso film su Margaret Thatcher, la Lady di Ferro che ha guidato la Gran Bretagna dal 1979 al 1990, e qui interpretata da Meryl Streep. Negli Stati Uniti e oltre la Manica, la pellicola ha raccolto giudizi positivi e negativi: molti sono gli aspetti contraddittori o, quantomeno, discutibili.
Chi è Margaret Thatcher? È il Primo Ministro che ha rivoltato come un calzino la Gran Bretagna negli anni Ottanta? O è l’anziana signora che vive i suoi ultimi anni afflitta dal morbo di Alzheimer? O, ancora, semplicemente è una donna che ha straordinariamente amato suo marito, Denis, per tutta una vita? Una risposta non esclude l’altra. Anzi. La Baronessa Thatcher è stata un animale politico formidabile. Ha vissuto fedelmente al fianco del compagno fino alla sua morte. Ed oggi convive con la demenza senile. Nelle parole della regista, Phylippa Lloyd, il suo vuole essere un film «apolitico […] senza che sia richiesto di giudicare la sua politica (della Thatcher ndA)». Lodevole intento. Come, dunque, far saggiare al pubblico «il fervore delle sue convinzioni e la sua inflessibile ferocia (sic)»? La Lloyd intende rispondere con una narrazione «quasi shakespeariana […] una storia universale […] uno specchio dell’esistenza di ognuno di noi». Nella pellicola ciò conduce, però, alla riduzione della straordinarietà della Thatcher ad una dimensione ordinaria, comune a tutti gli spettatori, puntando sulla storia d’amore tra lei e Denis. Ed è questo il fil rouge che vuole legare gli eventi storici raccontati nei 104 minuti del film, i quali però propendono ad apparire per lo più come un banale «catalogo di fatti» che hanno forgiato l’esperienza politica ed umana della Lady di Ferro. Il proposito di proporli al pubblico de-ideologizzati nasconde, inoltre, una contraddizione intrinseca. Chiedere alle azioni politiche della Thatcher di non essere giudicate, proponendo un’esposizione asettica, collide con l’essenza stessa dell'ex Primo Ministro. Un natura contraddistinta da saldi valori e principi, che non ammettono negoziati, e che non possono essere slegati dalla loro dimensione politica e, in particolare, dalla drammatica situazione sociale che attraversava la Gran Bretagna. Il risultato sul grande schermo è una via di mezzo piuttosto insipida: non è una vera biografia, né può essere considerata una storia romanzata. Non convince nemmeno lo stesso (superficiale) espediente narrativo, che consente alla Lloyd di elencare le vicende passate: «spesso il meccanismo del ricordo scatta con un suono, un odore o un evento casuale [...] come un bottone che viene cucito».
MAGGIE PRIVATA - Ma il punto più delicato, che più ha fatto finora discutere, è un altro. Ed è ciò per cui l’attuale Primo Ministro britannico, David Cameron, si è chiesto «perché abbiamo dovuto fare questo film ora? È molto più centrato sulla vecchiaia e sugli elementi di demenza senile piuttosto che su uno straordinario Primo Ministro». In effetti, la pellicola appare piuttosto sbilanciata verso l’attualità –non certo gloriosa– della Thatcher. “Quale riscontro ha con la realtà?” è la prima domanda che spontaneamente tende a porsi lo spettatore. In realtà, nessuno: come racconta la regista, «Abi (Morgan, la sceneggiatrice ndA) ha creato uno straordinario mondo nel presente, puro frutto della sua immaginazione». Ed è in questo senso che il film, in alcuni frangenti, sembra addirittura speculare sulla malattia, accentuandone gli aspetti drammatici e dipingendo “Maggie” come una vecchietta pazzoide che, in preda a deliri notturni, ne combina di cotte e di crude. Quasi da scadere in una grottesca commedia. Si potrebbe obiettare che si tratta, evidentemente, di pura finzione. Ma fino a che punto spingersi nella pubblicizzazione di (presunti ed ipotetici) aspetti estremamente privati di una donna gravemente malata, ancora in vita, e della sua famiglia? Pur accettando che la sceneggiatura non sia da considerarsi «un biopic convenzionale», rimane pur sempre il dubbio se fosse necessario espandere così eccessivamente l’immaginazione del copione. Fino all’ultima scena del film, che si propone di “umanizzare” ordinariamente Margaret, ma in realtà contraddice il fondamento stesso su cui si sono poggiate tanto la sua esperienza politica quanto la storia d’amore con Denis: il suo essere donna straordinaria. È questo un commiato per una pellicola che –nonostante l'ottima Meryl Streep– non rende giustizia alla figura della Thatcher. Lei che sempre ha vissuto con, e per, la salda coerenza dei suoi principi. Insomma, una Iron Lady che, pur vincendo la sua ultima sfida con la malattia, qui tanto “di ferro” non sembra proprio apparire.
THE IRON LADY
Diretto da: Phyllida Lloyd
Prodotto da: Damian Jones
Sceneggiatura di: Abi Morgan
Cast: Meryl Streep, Jim Broadbent, Anthony Head
Musica di: Thomas Newman
Distribuito da: Pathé Productions Limited
Data di uscita: 27 gennaio 2012
Durata: 104 minuti
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