
A pochi giorni dalla Giornata della Memoria, dedicata al ricordo delle vittime della Shoah, arriva nelle sale La chiave di Sara, film del regista francese Gilles Paquet-Brenner. La pellicola si propone di portare all'attenzione del grande pubblico uno dei fatti meno noti legati all'Olocausto, il rastrellamento del Velodromo d'inverno che ebbe luogo nella Parigi collaborazionista del 1942. Intrecciando ricostruzione dei fatti storici e narrazione di drammatiche vicende personali, il filo della storia si dipana negli anni fino ad arrivare ai giorni nostri.
Parigi, 16 luglio 1942. Una delle giornate più tristi e vergognose del governo francese, segnata da un episodio passato alla storia con il nome di Rafle du Vel d'Hiv, rastrellamento del Velodoromo d'inverno. I funzionari del governo collaborazionista di Vichy ordinano l'arresto di 12.000 ebrei e la reclusione degli stessi nel Velodromo d'inverno, dove vengono lasciati per giorni in condizioni igienico-sanitarie pietose, in attesa di essere caricati sui treni diretti nei lager tedeschi. Tra le famiglie deportate vi è quella di Sara (Mélusine Mayance), bambina tanto coraggiosa e risoluta da essere riuscita a strappare una promessa al fratellino, nel momento stesso in cui la polizia militare bussava alla loro porta per condurli al loro destino. Una promessa dalle conseguenze devastanti, che tormenteranno Sara anche una volta fuggita dall'orrore del campo di concentramento. Sessant'anni dopo, il compito di ricostruire la vicenda del Velodorno d'inverno e portarla davanti all'opinione pubblica francese viene affidato a Julia (Kristin Scott Thomas), giornalista americana da anni residente in Francia. Indagando sugli avvenimenti del luglio '42, Julia viene però a conoscenza di particolari che si intrecciano alla propria storia personale; comincia allora una vera e propria battaglia per la ricerca della verità, destinata a sconvolgere la vita di Julia e dei suoi cari.
TRA REALTÀ E FICTION - «Finora i film sull'Olocausto sono rimasti, in modo comunque indispensabile, sul piano della Storia con la esse maiuscola. Mi sembrava giusto cercare di far 'sentire' questa tragedia alla gente per restituirle una dimensione concreta e palpabile, una dimensione umana» afferma il regista Gilles Paquet-Brenner. Senza dubbio la ricostruzione della vita nel Velodromo d'inverno in quel terribile luglio messa in atto da Paquet-Brenner ha un grande potere evocativo: le immagini che passano sullo schermo danno un'immediata quanto angosciante sensazione di claustrofobia e afflizione. Altrettanto encomiabile è la volontà di accendere i riflettori su un avvenimento storico poco noto ma sicuramente degno di essere raccontato; apprezzabile anche la scelta di intrecciare la narrazione dei fatti storici alle vicende personali della protagonista, dando dunque un taglio quasi romanzesco ad un film che rimane in ogni caso estremamente drammatico. La sensazione, però, è che ad un certo punto questo taglio romanzesco subisca una deriva eccessiva e pertanto poco credibile, oltre che responsabile di un inutile quanto noioso allungamento della pellicola. A riscattare parzialmente il film interviene l'ottima performance delle due protagoniste, la piccola Mélusine Mayance e l'affermata Kristin Scott-Thomas, entrambe impegnate una recitazione densa ma non eccessiva, come forse avrebbe dovuto essere l'intera pellicola.
Regia: Gilles Paquet-Brenner
Cast: Kristin Scott Thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Michel Duchaussoy, Aidan Quinn
Nazione: Francia
Anno: 2010
Durata: 111 minuti
Uscita nelle sale: 13 gennaio
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