
Ci sono film privi di effetti speciali, semplici nella storia e nelle pretese, che si avvalgono di un cast di illustri sconosciuti per portare in scena la genuina bellezza del quotidiano. Miracolo a Le Havre è uno di questi film, così pregno di semplicità da trasformarsi immediatamente in poesia, così povero nelle pretese da diventare senza indugio fonte di incanto e ammirazione. Una pausa dal grigiore, dai toni accesi e dalle discussioni urlate, per riposare gli occhi e il cuore in una pellicola che invita all'essenzialità, all'autenticità e alla comprensione. Un invito a riscoprire - o scoprire - le cose che contano veramente, per poi impegnarsi a coltivarle e proteggerle in silenzio e con discrezione, così come si confà alle cose veramente preziose.
SCARPE PIENE DI PASSI - “Ogni scarpa una camminata. Ogni camminata una diversa concezione del mondo” diceva Nanni Moretti nel monologo di chiusura del suo film Bianca. E le scarpe sono le indirette protagoniste di questo nuovo meraviglioso film di Aki Kaurismäki, regista finlandese con una passione per la vita bohémienne, i miracoli e i buoni sentimenti. Marcel Marx è un ex clochard, convertito alla vita sedentaria dall'amore di una donna che ha saputo e voluto prendersi cura di lui. Insieme alla moglie Arletty e alla cagnetta Laika, Marcel si è stabilito a Le Havre, città portuale dell'Alta Normandia, snodo di primaria importanza della rete globale che connette Regno Unito-Francia-resto del mondo. A Le Havre Marcel sceglie di fare un mestiere antico e di rara umiltà: il lustrascarpe. Appostandosi fuori dai negozi di scarpe di lusso, così come ai binari dei treni su cui viaggiano ricchi uomini d'affari, Marcel si inchina ogni volta ai piedi del cliente di turno, facendo del proprio umile lavoro una vera e propria missione, eseguita ogni volta con cura e devozione, come solo certi mestieri artigianali insegnano a fare. Si badi bene però, Marcel non è il buon samaritano di turno. Caustico, pungente e sprezzante come solo certi vecchi sanno essere, Marcel è l'esempio di come la bontà d'animo e la più grande umanità alberghino anche nelle dimore più improbabili. Sarà l'incontro con Idrissa, adolescente del Gabon scappato da uno dei tanti container stipati di viaggiatori clandestini che affollano il porto di Le Havre, a far trasparire la generosa natura di Marcel che, passo dopo passo, scarpa dopo scarpa, si prodigherà affinchè Idrissa possa intraprendere la strada che lo porterà a ricongiungersi con i propri famigliari a Londra. Ma la missione di Marcel non sarà finita. Ad attenderlo, ci sarà la prova più difficile: stare accanto alla compagna di una vita, colpita da una grave malattia.
“RESTANO I MIRACOLI” - Attori francesi e finlandesi sconosciuti ai più, paesaggi freddi e grigi, battute semplici ma incisive. Kaurismäki ci regala la favola di cui tante volte si ha bisogno per poter continuare a credere nella realtà; una pellicola che si fregia in primo luogo della propria semplicità, che racconta una storia piccola, modesta e che fa della bontà e del senso di umanità il proprio baluardo. Una storia delicata e silenziosa, che affronta su diversi piani il senso di appartenenza che lega come un filo rosso la storia di ognuno a quella di ciascun altro, senza cadere nella banalità del buonismo da commedia sentimentale: “Hai pianto?” “No.” “Bravo, non serve a niente”. Vi è in primo luogo il tema dell'immigrazione clandestina, trattato con delicatezza, più allo scopo di segnalarne l'esistenza che non al fine di proporre una soluzione. E d'altronde, qual è la soluzione davanti a un bambino impaurito che vuole raggiungere i propri genitori, o davanti alla storia di Chang, collega lustrascarpe di Marcel, che tra le mille identità fornite alla polizia non sa più dire chi sia in realtà? “Nel Mediterraneo ci sono più certificati di nascita che pesci”; ogni certificato un paio di scarpe, scarpe rotte eppur bisogna andar. Vi è poi il tema della comunità, della rete sociale che quando stai per andare a fondo ti ripesca e ti riporta a galla. La fornaia, il fruttivendolo, la barista, le amiche che vanno a trovare Arletty in ospedale e le leggono le novelle di Kafka per farla addormentare, ci parlano di quell'idea di comunità intesa come gemeinschaft, fondata sul senso di appartenenza più che sulla relazione di scambio. Vi è poi, sottotraccia per tutto lo svolgimento della storia, la presenza discreta e silenziosa del tema dell'Amore con la A maiuscola, quello che ti fa indossare il vestito della festa e comprare un mazzo di fiori per andare a trovare tua moglie malata in ospedale, quello che dopo una vita passata insieme ti fa battere il cuore e tremare di stupore come il giorno del primo appuntamento. “Mamma diceva sempre che i miracoli succedono tutti i giorni. Certe persone non ci credono ma invece è così”, diceva un dolcissimo Tom Hanks in Forrest Gump. In Miracolo a Le Havre di miracoli ce n'è più d'uno, ed hanno il sapore e la meraviglia di un ramo di ciliegio che fiorisce all'improvviso, come nell'ultima, incantevole, scena. Fortemente consigliato ai sensibili, ai romantici, ai sognatori, ma ancora di più ai rassegnati, ai disillusi e ai lamentosi, che troveranno in questa pellicola un caldo abbraccio consolatorio, in grado di abbattere le pesanti mura del disincanto e di restituire la capacità innata di credere nei miracoli.
Regia: Aki Kaurismäki
Cast: André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo, Evelyne Didi, Quoc-Dung Nguyen
Nazione: Finlandia, Francia, Germania
Anno: 2011
Durata: 93 minuti
Uscita nelle sale: 25 novembre
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