
Torna a rivivere sul grande schermo l'indomita eroina creata dalla penna della scrittrice inglese Charlotte Bronte nel lontano 1847. Il regista semi-esordiente Cary Fukunaga, coadiuvato dalla navigata sceneggiatrice Moira Buffini, mette in scena una Jane Eyre credibile e fedele all'originale, regalando allo spettatore un'opera dai toni dolcemente struggenti, un inno allo sturm und drang stemperato da calde tazze di the e catartiche passeggiate nella solitaria campagna inglese.
In un'Inghilterra di metà XIX secolo, fiera delle proprie conquiste e ingabbiata in rigide convenzioni sociali, si snoda la storia di Jane Eyre, dapprima orfana, poi governante, poi insegnante, fiera non delle proprie conquiste ma delle proprie umili origini e libera, perlomeno nell'animo, da imposizioni sociali che imponevano alle giovani fanciulle di reprimere le proprie pulsioni individuali e accettare il ruolo che la società aveva deciso per loro. Jane Eyre, reclamando la possibilità per una donna di mettere a frutto la propria intelligenza e lamentandosi del fatto che l'orizzonte sia comunque un confine troppo restrittivo per le infinite possibilità che ci portiamo dentro, accetta con caparbietà i colpi che la sorte sembra decisa a infliggerle uno dopo l'altro: la morte dei genitori, l'affidamento a una zia crudele e vendicativa, gli anni di collegio dove l'istruzione veniva impartita a colpi di frusta. La sorte la farà approdare nella dimora di Thornfield Hall nel ruolo di insegnante privata della piccola Adele, pupilla del proprietario della tenuta, Lord Rochester. Archetipo dell'eroe byroniano, tormentato, di umore mutevole ma dall'irresistibile magnetismo, Rochester instaura con Jane un legame tormentato, allo stesso tempo passionale e composto, e reso ancor più complicato dagli inquietanti avvenimenti che si succedono nella casa, soprattutto nella soffitta, dove è vietato salire. Sarà proprio il segreto che si cela in soffitta a spingere Jane alla fuga e all'approdo tra le braccia del reverendo St. John Rivers, un uomo che deve vivere imponendosi rigorose regole e controlli perchè probabilmente spaventato da ciò che potrebbe essere in grado di fare. Un uomo che viene definito “inesorabile come la morte”, che rappresenta il conformismo, la rigida obbedienza alle imposizioni sociali, e che proprio per questo non riesce a spezzare il filo rosso, fatto di desiderio e di disperazione, che lega Jane a Rochester.
UN MELODRAMMA APPASSIONANTE E MAI STUCCHEVOLE – Il regista Cary Fokunaga, alla sua seconda prova dietro la cinepresa, dà prova di notevole talento e di grande attenzione per i particolari: dalla collaborazione con costumisti e direttore della fotografia sono risultate scene che rappresentano veri e propri quadri d'epoca, basati su un sapiente gioco di luci e ombre e su un uso misurato del contrasto risultante in un'attenuazione dei colori profondamente in linea con il richiamo gotico della vicenda. La sceneggiatura, firmata da Moira Buffini, rispecchia in maniera abbastanza fedele il contenuto originale del romanzo; la scelta di fare ricorso a diversi flashback rompe la coincidenza tra fabula e intreccio che è invece presente nel romanzo originale, ma risulta tutto sommato funzionale all'economia della pellicola, rendendola avvincente e coinvolgente. La necessità di rispettare i tempi cinematografici sacrifica la trattazione più approfondita di alcuni personaggi e relazioni funzionali alla storia, come quella con la piccola Helen Burns, sua unica amica negli anni del collegio, ma nel complesso le dinamiche fondamentali vengono rispettate. L'intero cast si rivela estremamente convincente: oltre ai bravi protagonisti Mia Wasikowska (Alice in Wonderland) e Michael Fassbender (Bastardi senza gloria, X-Men, A dangerous method), sono particolarmente degne di nota le interpretazioni di Jamie Bell (il piccolo Billy Elliot di Stephen Daldry) e del Premio Oscar Judi Dench, nei panni della materna governante. In conclusione, una trasposizione vincente, che fornisce un'ottima finestra tanto su un particolare momento della storia britannica quanto sulla complessità della natura umana. Proprio il tema della scoperta dei sentimenti, tanto da parte di Jane, giovane e inesperta, quanto da parte di Rochester, adulto ma abituato a forme d'amore meno elevate, è ciò che più contribuisce al successo della storia e ne preserva l'attualità. L'atmosfera cupa e tetra, tipica di un viaggio profondamente romantico, stende la propria carica melò su un pubblico, prettamente femminile, che vede in Jane, “eroina modesta e piccola”, un modello con il quale continuare a identificarsi e che ha ancora voglia, o forse bisogno, di sperare che doti quali l'intelligenza, l'educazione e la fermezza possano un giorno portare quell'orizzonte così lontano ad avvicinarsi almeno di qualche passo.
Regia: Cary Fukunaga
Cast: Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Judi Dench, Sally Hawkins, Imogen Poots, Amelia Clarkson, Freya Parks
Nazione: Regno Unito - Usa
Anno: 2011
Durata: 120 minuti
Uscita nelle sale: 7 ottobre
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