
Presentato alla 68° Mostra del Cinema di Venezia, A dangerous method porta sul grande schermo le relazioni complesse tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, e quella tra quest’ultimo e la sua paziente-amante Sabine Spielrein. Si tratta di una rivisitazione cinematografica della pièce teatrale The talking cure di Christopher Hampton, a sua volta ispiratasi ad un libro del 1993, Un metodo molto pericoloso, di John Kerr.
Zurigo, 1904. Sabine Spielrein, una diciottenne russa con gravi squilibri mentali, si trova all’ospedale Burghölzli, dove il ventinovenne Jung la prende in cura. Lo psichiatra svizzero, affascinato dalla terapia dell’approccio formulato da Sigmund Freud, decide di sperimentarlo sulla ragazza. Dopo una serie di colloqui terapeutici, da cui emergono una serie di violenze del padre di Sabine e gli effetti nefasti sulla sua psiche, i buoni risultati della terapia inducono Jung ad avviare una corrispondenza con Freud. I due si incontrano, poco tempo dopo, a Vienna. Freud individua nel giovane dottore una mente brillante, capace di raccogliere la sua eredità. Mentre si ispessisce il loro rapporto, Jung approfondisce anche quello con Sabine, ormai guarita e dedita anche lei allo studio della psicoanalisi. Combattuto se intraprendere una relazione con Sabine, tradendo quindi la moglie, Jung scioglie le proprie resistenze grazie alle influenze esercitate su di lui da un collega più giovane, Otto Gross, inviatogli come “paziente” da Freud. Per lo svizzero la tresca amorosa si rivelerà ardua da gestire, così come il rapporto con l’intransigente Freud, un mentore fin troppo autorevole.
CAST IMPORTANTE – È un cast di spessore quello selezionato da David Cronenberg. Il tedesco Michael Fassbender - ormai una celebrità di Hollywood dopo la partecipazione a Bastardi senza gloria e X-Men: L’inizio e miglior attore a Venezia per Shame – veste con successo i panni del pacato Jung. La parte di Freud è toccata a Viggo Mortensen, attore apprezzato dal regista, considerate le recenti collaborazioni in A history of violence e La promessa dell’assassino. Il terzo ruolo-chiave, probabilmente il più difficile, è quello di Sabine Spielrein: Keira Knightley lo interpreta in modo convincente. Degna di nota, sebbene ridotta nel minutaggio, l’interpretazione di Vincent Cassel nelle vesti del dissoluto psicoanalista Otto Gross.
PELLICOLA COMPLESSA – Coraggiosa la scelta di David Cronenberg di portare The talking cure sul grande schermo. I temi che tratta, sanità mentale e sessualità, non sono semplici. Inoltre i lunghi dialoghi senza azione e gli intensi scambi epistolari avrebbero potuto rappresentare un limite per la sceneggiatura. Ma il regista riesce ad esplorare con efficacie il lato umano dei personaggi, rendendo appieno l’intensità delle relazioni tra Jung, Sabine e Freud. Il turbinio amoroso tra Jung e Sabine si innesta perfettamente nel difficile tentativo d’indipendenza dal mentore Freud, finendo per minare irreversibilmente le certezze e gli equilibri dello psicoanalista svizzero. Il film appare profondamente riflessivo e, nel suo complesso, non delude.
Regia: David Cronenberg
Cast: Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley,
Vincent Cassel, Sarah Gadon, Katherina Palm
Nazione: Gran Bretagna, Germania, Canada
Anno: 2011
Durata: 99 minuti
Uscita nelle sale: 30 settembre
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