
DAL NOSTRO INVIATO - La Mostra si avvia alla conclusione. Quando la notte di Cristina Comencini solleva risate. Gli applausi sono tutti per William Friedkin, regista premio Oscar del folle Killer Joe.
VENEZIA – La Mostra del cinema spara le ultime cartucce: la panoramica del concorso sta per chiudersi, e al Lido già si sentono i primi sussurri del toto-Leone. Carnage di Polanski, com’era prevedibile, resta in testa alle preferenze della stampa. Ma tra i favoriti ci sono anche Shame di Steve McQueen (sulla discesa agli inferi di un sex-addicted), A Dangerous Method di Cronenberg e Le idi di marzo di Clooney. Si è appena visto sugli schermi del Festival Faust di Aleksander Sokurov, rilettura filosofica (e molto oleografica) dell’opera di Goethe che – nonostante una narrazione piatta e priva di emozione – viene indicata come pretendente a uno dei premi più importanti.
Non ha convinto 4:44 Last Day on Earth di Abel Ferrara, mentre fra i premiabili si piazza anche A Simple Life di Ann Hui: la sua anziana protagonista – secondo qualche voce – è nuovamente attesa in laguna, indizio di una possibile Coppa Volpi come migliore attrice. Applausi e fischi, intanto, restano all’ordine del giorno. Sfilano in concorso due opere molto diverse a sollevare pareri opposti: Quando la notte di Cristina Comencini passa subito in secondo piano, fra fischi e scrollate di spalle; a entusiasmare, invece, è Killer Joe del premio Oscar William Friedkin.
FISCHI E RISATE – Una madre in montagna con il figlio piccolo, confinata per un mese sulle alpi piemontesi. L’amore, l’odio, la solitudine: partendo dal suo romanzo (omonimo), Cristina Comencini racconta le difficoltà nascoste dietro la maternità. «Quante madri hanno portato via, durante l’estate, i figli piccoli per guarirli dai loro piccoli malanni?» commenta la regista a Venezia. «La montagna isola la protagonista del film e ingigantisce le difficoltà che si trova ad affrontare: è così che i suoi problemi vengono a galla».
Un esilio che esaspera la protagonista (Claudia Pandolfi): un gesto estremo, inconfessabile, ne interromperà la routine. «In quanto madre, questo film ha rappresentato un’esperienza travolgente» spiega l’attrice. «Anch’io mi sono trovata in difficoltà, una volta diventata madre: ma è qualcosa di cui non si parla mai». Alla prima proiezione per la stampa, però, la seconda parte del film ha scatenato risate. Nonostante il rigore della regia della Comencini, la sceneggiatura risulta forzata e innaturale, rendendo il risultato non sempre credibile e macchiandolo con sfumature involontariamente comiche. «Assurdo» si sussurrava in sala, fra le risa. Al termine, implacabili, i fischi. Alla Comencini e al cast viene detto in conferenza stampa. Lei, dietro l’aplomb, non ci sta. «Non sono d’accordo» replica. «Il film ha dialoghi ridotti all’essenziale, anche se i momenti emotivi sono molto complessi. Ma ai festival spesso le emozioni non vengono accettate… ci vuole coraggio per emozionarsi! Qui probabilmente manca».
APPLAUSI ALL’IRONIA DARK – Alla polemica, però, non presta attenzione nessuno: the show must go on. I tempi della Mostra sono sempre serrati, si guarda avanti. Sbarca a Venezia William Friedkin, regista de Il braccio violento della legge e L’esorcista: presenta il suo Killer Joe e catalizza l’attenzione della kermesse. La storia è quella di un giovane spacciatore (Emile Hirsch) che, messo alle strette, progetta di far uccidere la madre, con cui ha un pessimo rapporto, da un professionista (Matthew McConaughey) per incassare i soldi dell’assicurazione. I piani, ovviamente, non vanno come sperato.
Applaudito con entusiasmo, Killer Joe è in realtà un’opera sopra le righe, che graffia con il suo umorismo nerissimo ma è incapace di alludere, e annaspa qua e là in una narrazione grossolana. La regia di Friedkin, però, si mantiene lucida e consapevole, coerente con le intenzioni del racconto filmico, e ben è supportata dall’ottima prova di Emile Hirsch.
Il film è tratto dal lavoro teatrale di Tracy Letts. «Ma non ho mai pensato al film come ad una pièce teatrale» mette in chiaro il regista, allegrissimo in conferenza stampa. «Vi è piaciuto Casablanca con Humphrey Bogart? Ecco, è tratto da una pièce praticamente sconosciuta. I film possono avere le fonti d’ispirazione più diverse: romanzi, opere teatrali, videogiochi… Per i miei film sono un po’ come il direttore d’orchestra: non mi prendo il merito del lavoro di Strauss o di Puccini». Il regista è scatenato, firma un autografo dietro l’altro. «Ma vorrei anche cantarvi qualcosa. Avete richieste? Posso proporvi Volare… non sono male, sapete?». In Killer Joe l’ironia ha sempre un risvolto cupo. «Un paio d’anni fa ho studiato Amleto» racconta Emile Hirsch, «e vi dico che mi è stato d’aiuto nell’interpretazione di un ruolo come questo, dalla natura piuttosto dark». «Questo humour nero era presente già nel testo originale» gli fa eco Friedkin. «Molti non lo troveranno divertente come quello di Totò o di Roberto Benigni… ma a volte anch’io mi trovo a ridere davanti alle situazioni più impensate: rido, ad esempio, quando vedo o sento i politici americani che dicono cosa faranno per la popolazione!».
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