
DAL NOSTRO INVIATO - Alla Mostra del cinema passano tre pellicole tratte da tre opere di letteratura: Wilde Salomé di Al Pacino da Oscar Wilde, il nuovo Cime tempestose di Andrea Arnold e Tinker, Tailor, Soldier, Spy basato sul romanzo di John Le Carré.
VENEZIA – La Mostra passa il giro di boa guardando (anche) alla letteratura. Fra i film più attesi, transitano sugli schermi del Festival tre pellicole ispirate a tre autori molto diversi: Oscar Wilde, Emily Brontë e John Le Carré. Il primo è fuori concorso: Wilde Salomé, diretto da Al Pacino, presentato a Venezia in occasione della consegna al regista stesso del premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2011. Il secondo, Wuthering Heights (Cime tempestose), è in concorso e diretto dalla regista Andrea Arnold. Il terzo è Tinker, Tailor, Soldier, Spy: tratto da John Le Carré, è interpretato (fra gli altri) da Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt e Mark Strong.
LA SALOME DI PACINO – Film sperimentale, che racconta il viaggio di Al Pacino nella messa in scena della Salomé di Oscar Wilde, Wilde Salomé racconta dell’ossessione del regista e attore per l’opera e per il suo autore. Le fatiche dell’allestimento teatrale si intrecciano a quelle della produzione cinematografica in un continuo scambio di ruoli. Già più di dieci anni fa Pacino ci aveva provato. All’epoca era Shakespeare (Riccardo III – Un uomo, un re). Ma, pur scavando in un processo di ricerca che porta l’opera ad ossessionare il suo regista, Wilde Salomé rende ostico un approccio che mesce tensione narrativa e spinte documentariste. Per Pacino, che oltre a dirigere interpreta Erode, rumorosissime ovazioni dal pubblico. Assai loquace in conferenza stampa («Fermatemi, signori, altrimenti parlo troppo»), è stato accompagnato a Venezia dalla sua protagonista Jessica Chastain, già interprete di The Tree of Life di Malick.
L’AMORE ARRABBIATO – Heathcliff diventa nero. È la prima delle novità che Andrea Arnold (vincitrice dell’Oscar nel 2005 per il miglior corto) inserisce nel suo adattamento cinematografico di Cime tempestose. La campagna che vede nascere l’amore fra due ragazzini – diversi per estrazione sociale – è piovosa, inospitale, violenta. Il giovane di colore, adottato dal padre di famiglia, è disprezzato e vessato dal fratello maggiore. «Uno degli aspetti più interessanti è stato proprio questo» ha dichiarato la regista. «Heathcliff viene trattato in modo molto rude quando è ancora un bambino. Cosa succede a un bimbo maltrattato, quando diventa adulto? È il tema che più mi ha attratto nel romanzo della Brontë: ho voluto esplorarlo a modo mio. Heathcliff, poi, è una figura atipica, un maschio androgino. Un personaggio interessantissimo, che catalizza spesso l’attenzione femminile». La macchina da presa, mossa sempre a mano, insegue i protagonisti negli spazi bui e angusti delle case e alla luce degli esterni investiti dal vento. La natura, in questo Cime tempestose, è aspra e inospitale. «Ho cercato di rendere la natura parte integrante del racconto filmico» ha spiegato la Arnold. «Fa parte del film e dei suoi personaggi. Noi stessi, in fondo, abbiamo gli stessi istinti degli animali… anche se andiamo in giro vestiti e cerchiamo di comportarci razionalmente». «Ho cercato di rispettare lo spirito del romanzo di Emily Brontë» ha continuato. «Alla fine delle riprese, mi hanno raccontato che lei non voleva farlo leggere a nessuno. Il testo è cupo e oscuro: trasporlo sul grande schermo è stato un lavoro lungo e interessante».
LE SPIE DI ALFREDSON – Un ex-agente segreto inglese (Gary Oldman) torna al lavoro durante la guerra fredda: deve scoprire chi è la talpa che sta collaborando con la Russia. Da questo spunto prende il via Tinker, Tailor, Soldier, Spy di Tomas Alfredson (in Italia si chiamerà La talpa), raffinatissima spy story in cui niente – ovviamente – è come sembra. Velocissimi, i meccanismi narrativi di Alfredson si muovono quasi senza che lo spettatore se ne accorga: arduo seguire il filo del racconto, spesso allusivo, ma grande il fascino esercitato dal film sulle platee di Venezia, anche per merito della suggestiva fotografia di Hoyte Van Hoytema. Gli applausi alla proiezione stampa sono stati convinti. «È stata una grande fortuna avere il romanzo di Le Carré come fonte di ispirazione» ha dichiarato Oldman. «E tornare a girare in Inghilterra con una fantastica squadra di attori è stata una gioia». Difficile adattare il romanzo? «Un tema principale va sempre trovato quando porti sul grande schermo un’opera letteraria» ha spiegato il regista. «Quella dei temi da affrontare è una scelta inevitabile, e sapevo che dovevo confrontarmici da subito, dopo aver letto il romanzo. È stato straordinario vedere come gli attori siano riusciti a costruire i loro personaggi, tirandoli fuori dalla sceneggiatura».
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