DAL NOSTRO INVIATO - Primi giorni di Mostra sotto il segno delle dive. Kate Winslet bissa presentando la serie tv Mildred Pierce, Keira Knightely convince in A Dangerous Method, Gwyneth Paltrow sbarca per Contagion.
VENEZIA – La Mostra è diva. Dopo il gran clamore dell’apertura è un terzetto di attrici A-list a far parlare del Festival: Kate Winslet, Keira Knightley e Gwyneth Paltrow. Non certo la nostra Monica Bellucci, messa in ombra dal glamour hollywoodiano delle tre star e dai fischi piovuti sul suo film Un été brûlant di Philippe Garrel. Dopo il successo di Carnage, la Winslet fa il bis presentando la serie per la tv Mildred Pierce, diretta da Todd Haynes (giurato a Venezia). La Knightley accompagna in concorso A Dangerous Method di David Cronenberg, in cui interpreta Sabina Spielrein, la donna che fa innamorare Gustav Jung. La Paltrow è invece nel cast di Contagion, diretto da Steven Soderbergh. E in due giorni il Lido fa il pieno di allure.
WINSLET – Tratta dal romanzo di James M. Cain, Mildred Pierce è una mini-serie in cinque puntate che batte bandiera HBO. «Ma vi garantisco che la produzione è stata tutt’altro che mini» asserisce la Winslet, che interpreta la protagonista. Una donna che, lasciata dal marito, arriva al successo come cuoca e proprietaria di una catena di ristoranti nell’America degli anni Trenta. Cinque puntate da oltre un’ora. Quasi sei ore di proiezioni, divise in più sale e in diversi orari. L’ottima confezione, nella smagliante fotografia di Ed Lachman, non imbriglia la narrazione di Todd Haynes: Mildred Pierce non affoga nella melassa né nell’enfasi ottimista. Elegante ma a tratti durissima, la serie procede nel corso delle cinque puntate in un impercettibile crescendo drammatico. Generosi gli applausi alla proiezione in Sala Grande con regista e cast (proiettati i primi due episodi) e alle proiezioni successive. «La differenza fra girare per la tv e girare per il cinema? Praticamente nessuna» spiega la Winslet, che in conferenza stampa si alza per versare l’acqua all’anziano Ed Lachman. «Ma abbiamo avuto più di cinque ore di tempo per raccontare la storia: un lusso che con il cinema non puoi permetterti. Occorre maggiore velocità, ad ogni modo, nel lavoro in tv: devi essere pronto, veloce… Credo che Mildred Pierce sia stata la mia più grande sfida professionale, dopo Titanic».
KNIGHTLEY – Diretto con lucidissimo rigore da David Cronenberg, A Dangerous Method è a oggi una delle pellicole più acclamate della Mostra, insieme a Carnage. «Sono un’attrice… quindi evidentemente sono pazza!» scherza Keira Knightley al Lido, arrivata con i co-protagonisti Viggo Mortensen e Michael Fassbender. Nel film è Sabina Spelrein, una delle prime donne della storia a esercitare come psicanalista. Guarita dall’isteria da Carl Jung, instaurò con lui un legame che (secondo l’ipotesi sposata dal film) andò oltre l’amicizia. «Sì, ho letto parecchi libri e parlato con diversi psicanalisti per prepararmi a A Dangerous Method» rivela la Knightley. Il plauso alla sua prova è già rimbalzato sulla stampa internazionale. È troppo presto però, secondo i più, per ipotizzare una Coppa Volpi come migliore attrice. Il film affonda le mani nella teoria psicanalitica senza mai appannarsi. Fiction e ricerca, dunque. Viggo Mortensen, che nel film interpreta Freud, chiosa: «Sarebbe bello se la famiglia Jung rendesse pubbliche le molte lettere, ancora segrete, scritte da Carl Jung alla Spelrein». «Le lettere che si scrissero sono tantissime» gli fa eco Cronenberg. «All’epoca si consegnava la posta più di una volta al giorno… la rapidità era più o meno quella con cui oggi ci si scrive via e-mail. Ad ogni modo, ormai ho fatto mio un principio basilare, quando giro: il film ti dice di cosa ha bisogno, e io cerco di darglielo. Ecco perché riprendo il film così come chiede di essere ripreso».
PALTROW – Fuori concorso viene presentato in anteprima mondiale anche Contagion di Steven Soderbergh. Storia di una pandemia che scatena il panico. Del cast di all-stars (fra cui la stessa Kate Winslet, che non si è trattenuta per la proiezione ufficiale, Marion Cotillard e Jude Law) arrivano a Venezia Gwyneth Paltrow, Matt Damon, Laurence Fishburne e Jennifer Ehle. «Il segreto per convincere così tanti divi a lavorare con me? La qualità dei progetti, che inseguo sempre» dichiara il regista. Il film ha un ritmo serratissimo, quasi asettico. Montato con efficace rapidità, gonfia l’ansia per lasciarla sciogliere in un finale consolatorio, ma non troppo happy. Un film che Gwyneth Paltrow (ammiratissima) farebbe vedere ai suoi figli? «No» scherza lei, «ma i miei figli non hanno visto nemmeno Babe maialino coraggioso, quindi…». Red carpet serale, con Gwyneth avvolta in una nuvola rosa, applauditissimo. Nel film il suo personaggio è proprio il paziente zero. «In realtà mi sono divertita sul set» racconta lei. «Ho girato a Hong Kong, una città che non avevo mai visitato… ed è stata un’esperienza nuova anche stramazzare a terra, fingere di stare così male. Alla fine, ho fatto quello che Steven mi diceva di fare».
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