
Si alza il sipario sulla 68^ Mostra del Cinema. Le idi di marzo di George Clooney apre la kermesse e piace alla stampa. E l’apertura si infiamma con la classe di Kate Winslet e il media power della regina del pop.
VENEZIA – L’impegno politico apre il Festival di Venezia: è Le idi di marzo di George Clooney a dare il via alle danze della rassegna cinematografica più glamour. Il film convince le platee: pungente (anche se a tratti stereotipato) panoramica sui compromessi cui obbliga il potere, segue la corsa alle primarie di un governatore democratico che mira alla presidenza degli Stati Uniti. Nell’ombra, le ambizioni e i dubbi etici della giovane «punta di diamante» del suo staff. Clooney sbarca in Laguna con il suo cast (quasi) al completo. Con lui sul red carpet anche i premi Oscar Marisa Tomei e Philip Seymour Hoffman, oltre a Paul Giamatti e Evan Rachel Wood. Le micce si accendono e la Mostra carbura in tempi lampo.
GLAMOUR-WINSLET - Primo picco di divismo subito dopo l’apertura. Sugli schermi di Venezia passa, in concorso, Carnage di Roman Polanski. Brillante dramma-comico costruito su tempi perfetti, strappa il primo grande applauso del Festival. Due coppie di genitori si ritrovano dopo una lite fra i rispettivi figli: uno dei due ha ferito l’altro. Il confronto civile lascia presto spazio a un crescendo di rabbia e isteria. Magistralmente diretto da Polanski, che fa muovere la macchina da presa negli interni assecondando l’amplificarsi delle reazioni drammatiche (ma senza far pesare l’ambientazione interamente in interno), Carnage è interpretato da un quartetto di all star: la due volte premio Oscar Jodie Foster, il premio Oscar Kate Winslet, il premio Oscar Christoph Waltz e John C. Reilly. Assenti Polanski e la Foster, il glamour è stato tutto di Kate Winslet. «Quando sei genitore e vieni da una famiglia molto unita, come la mia, è facile provare un’inconsapevole attrazione per storie sulla famiglia» ha dichiarato la Winslet. «Sono madre: so quanto può essere complesso il mondo della scuola, fra ragazzini». Carnage è basato sull’opera teatrale Il dio della carneficina di Yasmina Reza, presente al Lido in quanto co-sceneggiatrice. «Avevo visto l’opera teatrale a New York» rivela Kate, «e all’inizio la mia preoccupazione era essere divertente quanto Hope Davis, che aveva interpretato il mio personaggio sul palco. Una fase che ho superato presto: le dinamiche del cinema sono completamente diverse».
Christoph Waltz, nel film, è il marito della Winslet. Cinico e proiettato solo sul lavoro. «Abbiamo provato parecchio» rivela, «senza sacrificare le nostre caratteristiche e le nostre personalità di attori. La metodologia? Eravamo troppo occupati per preoccuparcene». Applausi scroscianti hanno salutato le proiezioni di Carnage. La Winslet è stata la diva più ammirata dai cinefili. «Polanski ha detto di non aver mai diretto una squadra di attori così poco in competizione fra loro», ha dichiarato, tagliando corto alle domande sul recente incendio nella villa di Richard Branson. «Sul set non ho cercato di imitare nessuno. Il primo giorno delle prove non sapevamo come avremmo lavorato… Abbiamo provato come in teatro per tutta la prima settimana. Nel week-end abbiamo studiato le battute, e dal lunedì successivo abbiamo iniziato a provare senza i copioni alla mano».
CICLONE-MADONNA - Il delirio della folla, invece, l’ha scatenato Madonna. La pop star è arrivata a Venezia (con grossi occhiali scuri e altrettanto grosse occhiaie blu) per presentare fuori concorso W.E., di cui è regista. Storia dell’amore fra Wallis Simpson ed Edoardo VIII, che abdicò per sposarla, vissuta (anche) attraverso gli occhi di una donna che negli anni Novanta vede naufragare il suo matrimonio. In laguna, boati da concerto. Ma solo per il personaggio. Pasticciato e confuso, W.E. non ha convinto: la regia della regina del pop non graffia, mescola stili diversi senza una logica, annaspa fra le secche di una sceneggiatura sfilacciata, non a fuoco. In conferenza stampa, quindi, si parla anche d’altro. «Se rinuncerei al successo e alla carriera per amore di un uomo… o di una donna?» risponde Madonna a domanda. «Forse… certo avere entrambe le cose sarebbe meglio. O meglio ancora tutte e tre!». Alla sua uscita dalla conferenza stampa, decine di fan - battezzati a Venezia «madonnari» - abituati ai suoi show. La sicurezza è in difficoltà. Dalla sala stampa si sentono le urla «I love you. You are my life». La sera il red carpet è preso d’assedio. I fan aspettano anche da sedici ore. Lei, diva, li ignora: foto di rito e poi in sala. Mentre la proiezione ufficiale inizia, porta un dito alle labbra: zittisce gli irriducibili che hanno strappato un biglietto per la Sala Grande e che ancora la acclamano. Poi parte il film, e la proiezione è decisamente meno vitale.
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