
Dopo ventisette anni il celebre barbaro torna sul grande schermo. È Jason Momoa, reduce dal recente impegno nella riuscita serie fantasy Game of Thrones, a raccogliere il ruolo che fu di Arnold Schwarzenegger. Alla regia Marcus Nispel, che già aveva esplorato il genere nel 2007 con Pathfinder - La leggenda del guerriero vichingo, nel quale si ritrovano richiami al più noto guerriero cimmero. Dopo il tentativo poco felice, sommariamente bocciato da critica e pubblico, il regista tedesco ci riprova con un Conan – The Barbarian, per cui si parla di un budget che supera gli ottanta milioni di dollari.
Sul campo di battaglia, mentre orde di barbari si affrontano con ferocia, nasce tra le braccia della madre morente il piccolo Conan. Il padre, fiero e orgoglioso capo-villaggio cimmero, cresce il giovane e lo prepara all’arte del combattimento, osservando con soddisfazione l’impressionante talento bellico del figlio. Tuttavia, prima che l’immaturo guerriero possa essere completamente formato, un’armata straniera saccheggia e stermina il villaggio. Motivo della razzia è la ricerca del frammento di un’antica reliquia, parte di un’antica maschera che conferirà infiniti poteri al perfido Khalar Zym, comandante degli invasori. Unico sopravvissuto della propria gente e costretto ad assistere impotente alla morte del padre, Conan si arrangia come può, diventando adulto tra pirati e saccheggi, affrontando con spavalderia ogni genere di impresa. La sete di vendetta per l’omicidio del padre non viene mai meno e porterà Conan a intrecciare ancora una volta il proprio sentiero con Khalar Zym, facendo del barbaro l’unico ostacolo alle sue folli ambizioni di dominio universale.
LA LUNGA STORIA DI CONAN – Le origini del personaggio risalgono al 1932, quando il suo creatore, lo statunitense Robert Evin Howard, ne pubblica le gesta su una rivista di racconti horror e fantastici. Lo scrittore si era già fatto conoscere sul medesimo magazine grazie ad un altro personaggio, Solomon Kane, ma è comunque con l’aitante cimmero che arriva il vero successo. La fortuna di questo eroe atipico, grezzo e violento, si espande oltre i confini della narrativa: i diritti per il personaggio vengono acquisiti dalla Marvel, che dà vita ad una popolare serie a fumetti. Il passo successivo è verso il grande schermo, con Arnold Schwarzenegger che veste i panni del guerriero barbaro in ben due occasioni: Conan il barbaro (1982) e Conan il distruttore(1984). Seguono negli anni una serie animata e un telefilm, nonché alcuni videogiochi, fino ad arrivare all’odierno tentativo di rinvigorire il personaggio tramite il reboot cinematografico.
REBOOT NON ENTUSIASMANTE – Manca però tanto a questo film per poter riportare in auge la figura di Conan. Innanzitutto, una sceneggiatura più suggestiva. Personaggi poco o per nulla caratterizzati, come pure una storia che si dipana lungo una sequenza di eventi di una linearità disarmante svuotano di gran parte d’interesse la produzione. Anche i tentativi di innestare un senso epico ad alcuni passaggi della pellicola sembrano poco coordinati e mancano nel complesso il loro obiettivo, finendo per rifugiarsi in alcune presunte frasi ad effetto e inquadrature che esaltano la possanza dell’audace barbaro. Quello che però non si riesce proprio a perdonare sono le pessime scene d’azione, fulcro di un film di questo genere. Le inquadrature troppo strette e il ritmo eccessivamente frenetico infatti hanno l’odioso effetto di rendere difficoltosa la visione, confondendo e infastidendo inutilmente lo spettatore. Nel complesso si tratta di un film che trova la sua unica ragion d’essere nella comunque povera programmazione cinematografica d’agosto.
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