
In uscita nelle sale italiane l'8 luglio, Ballkan Bazar accende i riflettori sul conflitto tra albanesi e greci per il possesso delle terre di confine, ma non riesce a dare consistenza a una trama che arranca disorientata nell'intreccio tra amori, ricerca di cadaveri perduti e contrasti tra popoli.
Jolie (Catherine Wilkening), un'affascinante quarantenne francese fresca di divorzio dal marito italiano, decide di tornare a vivere in Francia, riportando in patria le spoglie del padre, un ufficiale morto alcuni anni prima. Per errore, però, la bara finisce in Albania, così Jolie e la figlia Orsola (Veronica Gentili) compiono un bizzarro viaggio che le porta prima a Tirana, poi in un piccolo paese dell'Albania meridionale alla ricerca dell'urna scomparsa. Si troveranno immerse in un mondo rurale e arretrato, tutto impegnato nel conflitto tra albanesi e greci per il possesso di luoghi di culto e la rivendicazione di appezzamenti di terre dove sono sepolti i morti di ciascuna delle due nazionalità. Ben presto, infatti, la ricerca di Jolie e Orsola, aiutate dal giornalista albanese Genti (Visar Vishka), si concentra intorno a una chiesa ortodossa guidata da un losco prete greco (Edmond Budina). Il prelato, si scopre, sta al centro di un affare, che coinvolge anche console e polizia, volto a riesumare i cadaveri dei cittadini albanesi dal cimitero locale al fine di spacciarli per soldati greci e giustificare così il possesso ellenico della zona. L'urna con le spoglie del padre di Jolie è custodita nelle segrete della chiesetta insieme ad altre bare tutte uguali e pare non esserci modo di ottenerla indietro. Nel frattempo Cupido scocca le sue frecce internazionali e fa innamorare prima Orsola e Genti, poi Jolie e il greco Dionisio (Karafil Shena).
UNA MISCELA CONFUSIONARIA- Il lungometraggio ha il merito di puntare i riflettori sull'interessante quanto poco nota situazione che interessa l'Albania del Sud e la Grecia, impegnate in un conflitto per il possesso delle terre di confine, che gli ellenici considerano Epiro del Nord, mentre gli albanesi rivendicano come suolo patrio perché custodiscono i resti dei loro antenati. Il regista albanese Edmond Budina cala la sua storia in un umile contesto rurale e arcaico, dove regnano ancora superstizione arretratezza, in totale contrasto con la realtà moderna europea. Tinte comico-grottesche, soprannaturali e a tratti drammatiche si confondono però in una miscela confusionaria e inconsistente, che procede disorientata e si trascina verso un finale che non spiega né risolve nulla. Non si riesce a capire infatti come mai la bara di un ufficiale francese sia potuta finire in una chiesa ortodossa albanese e perché il prete non voglia restituirla alle legittime proprietarie. Conflitto tra nazioni, traffico di spoglie e questioni di cuore si intrecciano in un meccanismo mal congegnato e farraginoso e sfociano nella scena finale di una comica rissa cittadina in cui il tutti contro tutti si converte in un tutti contro il prete. Il messaggio del film, chiaramente espresso alle battute iniziali e finali attraverso uno sventolio di bandiere di differenti nazioni che viene sostituito progressivamente da quello di mutande multicolor, è che i conflitti di ogni tipo possono essere risolti attraverso la forza totalizzante e pacificatrice dell'amore. Troppo debole e mal dimostrato.
Regia: Edmond Budina
Cast: Catherine Wilkening, Veronica Gentili, Visar Vishka, Edmond Budina, Erand Sojli
Nazione: Italia-Albania
Anno: 2011
Durata: 88 minuti
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