
Il grande sogno americano e il mito sportivo raccontati da un cast totalmente inadeguato e sviluppati da una pessima regia di Sebastiano Sandro Ravagnini: così imbarazzante da scadere nel ridicolo.
Fullerton, California, quartiere di “Little Italy”. James (Ivano De Cristofaro)è un giovane immigrato italiano che, dopo la morte del padrino insieme al quale lavorava in un'officina, diventa un teppistello a capo di una piccola banda di ragazzi che trascorrono le giornate tra bagordi, risse, sfide a biliardo ed estorsioni ai danni dei commercianti del quartiere. Un giorno James, mal conciato dopo aver fatto a botte, viene ospitato e curato dal buon Frank (Franco Columbu), un artigiano che realizza giocattoli e la cui bottega è stata messa a soqquadro poche ore prima proprio dalla banda del ragazzo. I giorni passano e Frank comincia a considerare James come un figlio, quel figlio che molti anni prima ha perduto in un incidente insieme all'amatissima moglie. D'altronde l'affetto e il calore della famiglia fanno ritrovare la retta via a James, ora del tutto intenzionato a cambiare vita: riesce a convincere gli amici a smettere con i soprusi e l'illegalità, si lega a Michela (Priscilla d'Amanzo Citti), la figlia di Sofia (Rita Statte), compagna di Frank, e inizia a coltivare il sogno di diventare un grande pugile. Sarà proprio grazie alla fiducia e alla caparbietà di Frank, ex pugile, che James riuscirà a placare la sua sete di riscatto.
DELUSIONE- Come suggerito ambiziosamente dal titolo, “Dreamland” dovrebbe essere un film sul grande sogno americano, quel miraggio che ha attirato tra le braccia degli Stati Uniti milioni di persone vogliose di riscattarsi da una condizione misera e di provare a costruire il proprio successo grazie al duro lavoro. Non solo, la pellicola si propone di raccontare in tutta la sua carica emotiva la storia di un italiano emigrato all'estero, nonché un percorso di formazione e redenzione attraverso la famiglia e lo sport. Gli ingredienti sarebbero quelli giusti per una prova di grande cinema. Ebbene, il lavoro di Sebastiano Sandro Ravagnani, lontanissimo dai toni epici e drammatici che normalmente il kolossal d'oltreoceano tributa a questo genere di storie, non può essere definito più che un banale pasticcio amatoriale. Recitato malissimo da tutto il cast e in particolare dallo scialbo protagonista, Ivano De Cristoforo, un culturista che non ha nulla da offrire al grande schermo se non i muscoli, e Franco Columbu, grande campione di pugilato tra gli anni Sessanta e Settanta, il film scorre lento e noioso. Scene eterne sono accompagnate da una perenne e fastidiosa colonna sonora di sapore jazz, raffazzonate l'una dietro all'altra, pare, con completa incuria, degne di un filmetto da dilettanti. I dialoghi, per giunta, sono all'insegna del più desolante e scadente piattume. È così che il grande potenziale di questa storia viene liquidato da una completa e sconcertante inadeguatezza generale. Inadeguatezza che emerge in tutta la sua evidenza alle battute finali, quando il regista decide inspiegabilmente di inserire alcune scene che immortalano Arnold Schwarzenegger mentre si allena insieme a Columbu e di sfidare il buon gusto con una lunga sequenza che inquadra in primo piano un inespressivo De Cristoforo incappucciato, pronto per la sua prima sfida, mentre ricorda i momenti più intensi del suo percorso di formazione. Normalmente questi sono i momenti in cui ci si commuove. Dreamland fa sbellicare dalle risate, tanto rasenta il ridicolo.
Regia: Sebastiano Sandro Ravagnani
Cast: Franco Columbu, Ivano de Cristoforo, Tony Sperandeo, Nino Fuscagni, Elena Presti
Nazione: Italia
Anno: 2011
Durata: 94 minuti
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