Toni cupi, eleganza formale e un finale tragico per l'ultimo film di Im Sang-soo, cineasta coreano che si confronta con un classico anni '60 del cinema del suo Paese. The Housemaid, presentato nella selezione ufficiale del 63esimo Festival di Cannes, racconta la storia di Euny, assunta come aiuto-governante e bambinaia da una facoltosa famiglia borghese. Sedotta da Hoon, il padrone di casa, ne diventa l'amante. La vendetta feroce della giovane moglie e della suocera non si fa attendere. L'equilibrio della casa vacilla.
RITRATTO DELLA BORGHESIA COREANA – The Housemaid è una reinterpretazione di Hanyo, leggendario film della cinematografia sud coreana, diretto nel 1960 da Kim Ki-young e confronto obbligato per i cineasti asiatici. Nella versione originale è una fedele rappresentazione della società coreana dell’epoca. A 50 anni di distanza, Im Sang-soo ne rappresenta l'evoluzione. 'Per me', ha dichiarato 'il soggetto profondo del film, la posta in gioco più importante, era descrivere quelli che chiamo i “super ricchi” del 2010. Persone che vivono dietro un muro, isolati dal resto della società, protetti dal culto del segreto, ma che sono i veri dirigenti della Corea odierna. Capisco che il film possa dare l’impressione di essere un esercizio di stile barocco e stravagante, ma la realtà è che sono obbligato a passare da qui per descrivere queste persone in maniera realistica. Perché è dai loro rifugi dorati, dissimulati dietro un velo misterioso, che orchestrano la nostra società.' Im Sang-soo descrive l'evoluzione dei costumi anche attraverso l'anziana domestica, confusa in un ruolo profondamente ambiguo: da un lato si schiera con i padroni, dall'altro sa che non potrà mai essere come loro; cerca di mettere in guardia Euny, di cui invidia la purezza, ma dopo averla tradita. Euny, in un ambiente sofisticato ed elegante, ma profondamente corrotto, è l'unica che rimane fedele a se stessa, l'unico personaggio libero del film. Non si sottomette ed è l'unica in realtà che, alla fine, non è una serva. Se Kim Ki-young, nell'originale, adottava il punto di vista del padrone di casa, Sang-soo sposa quello di Euny.
TRA SCANDALO E ANALISI – Prima di dedicarsi alla settima arte, Im Sang-soo, classe 1962, figlio di un critico cinematografico, studia sociologia. Scienza che influenzerà il suo sguardo d'autore, quando racconterà i mali della società coreana. Girls’Night Out (1998), il primo film, è già un successo: una commedia ambientata nella Corea moderna, che racconta, senza tanti tabù, le avventure sentimentali di tre giovani donne. Tears (2000) è un film su quattro adolescenti in fuga da Seul: per scriverne la sceneggiatura il regista ha vissuto cinque mesi in un quartiere della capitale, tra gli adolescenti che saranno i veri protagonisti della pellicola. Ma è con La Moglie dell’Avvocato, storia di una giovane borghese frustrata che intreccia una relazione erotica con un diciassettenne, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2003, che gli arrivano i riconoscimenti internazionali. Nel 2005 Im Sang-soo torna a far parlare di sé a Cannes con The President’s Last Bang in cui affronta un tema tabù: l'assassinio, nel 1979, del presidente Park Chung-hee per mano del direttore dei suoi servizi segreti. Il film scatena polemiche e la famiglia del presidente lo cita in giudizio: nonostante la sentenza finale confermi il diritto a rappresentare liberamente figure storiche pubbliche, la casa di produzione, la MK Pictures, è condannata ad una multa di 100 milioni di won. Con The Old Garden, infine, si cimenta in un dramma storico e traspone su pellicola un famoso romanzo di Hwang Sok-yong.
'FACCIO FILM CHE MI VA DI VEDERE' – In The Housemaid la sessualità gioca un ruolo importante e per motivi di marketing il film è stato inizialmente presentato come un thriller erotico. A chi gli ha chiesto se in alcune scene citi Lolita di Stanley Kubrick o se s'ispiri a qualche regista in particolare, Im Sang-soo ha risposto: 'Faccio i film che mi va di vedere al cinema, senza preoccuparmi di influenze, di essere alla moda o di rientrare nelle categorie di ciò che piace per partecipare ai festival', aggiungendo che lo stesso Kubrick sarebbe sopravvalutato. E ha aggiunto: 'La forma di cinema che a me interessa è solo una: un misto tra satira e tragedia. All’inizio degli anni Sessanta, il cinema d’arte e d’essai, così com’era interpretato dai francesi o da Antonioni, era sinonimo di modernità, perché molto innovativo rispetto ai tempi. Da allora tutti quelli che hanno subito questa influenza sono stati sostenuti dalla critica e mai messi in discussione, quindi secondo me, ripetere ancora gli stessi film di un tempo non ha più nulla a che vedere con la modernità. È al contrario un modo di riprodurre delle formule inerti che generalmente non offrono altro che filmetti noiosi.' Per questo è importante secondo il regista, 'determinare lo stile del film, perché è in parte quello che determinerà il futuro del cinema'. The Housemaid ha una serie di pregi estetici, come le eleganti inquadrature degli interni (è quasi tutto in interni), che ricordano Orson Welles. Prologo ed epilogo, molto diversi dal resto del film, aprono e chiudono la storia. La prima scena è stata girata in due notti con 200 comparse nei quartieri popolari di Seul. Secondo Im Sang-soo, prologo ed epilogo sono fondamentali in The Housemaid: il primo mostra, per contrapposizione, un mondo in cui i ricchi non vanno mai; il secondo 'i ricchi nel cuore delle loro vaste proprietà, in quei posti lussuosi di cui i poveri neanche sospettano l’esistenza'. La giustapposizione di questi due mondi con questo espediente sottolineerebbe l'esistenza di queste due comunità che coabitano nello stesso Paese senza mai incrociarsi e che nel film si incontrano attraverso il personaggio di Euny.
IL LATO OSCURO – Nel prologo è mostrato anche il suicidio di una ragazza, dal quale Euny rimane molto scossa. Da questa prima immagine lo spettatore è invitato a seguire la protagonista fino al suo suicidio e a cercare di capirne le ragioni. Secondo il regista, in questo gesto estremo c'è l'intenzione di comunicare un messaggio e di creare un forte impatto emotivo e spettacolare. Una ritualizzazione a cui si assiste quotidianamente, secondo Im Sang-soo, basti pensare ad attentati come l’11 settembre e a quelli di Londra o Madrid. Euny vuole vendicarsi arrecando una ferita: è nella scena finale che si concretizza questa vendetta. Ha piantato un seme nello spirito della bambina, ma non si sa quali saranno le conseguenze. Un film gelido e angosciante, rivitalizzato da scene erotiche e immagini sofisticate e bilanciato da una buona struttura. Che parla di rapporti tra le persone privi di umanità e di affetto. Di una classe sociale ormai svuotata di ogni afflato di vitalità, che crede nell'apparenza e nel denaro, il cui unico obiettivo è la difesa e la perpetuazione del suo status quo. Che racconta di una società ingabbiata in rigide gerarchie, molto distante dalla nostra, e forse, per questa ragione, non è un film che piacerà a molti.
The Housemaid
Regia: Im Sang-soo
Con: Jeon Do-yeon, Lee Jung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo, Park Ji-young
Genere: Thrille
Durata: 106 min.
Paese: Corea del sud
Anno: 2010
VM 14
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