
The Hunter – Il Cacciatore è il quarto lungometraggio dell’iraniano Rafi Pitts, per l’occasione regista, sceneggiatore e attore protagonista. Il film, girato quasi completamente senza attori professionisti, racconta della vita difficile di un uomo nella Tehran odierna, un agglomerato urbano alienante e destabilizzato da una complessa situazione politica. Coprodotto con i tedeschi della ZDF e supportato dal World Cinema Fund della Berlinale e dal Medienboard Berlin-Branderburg, il film è già stato presentato anche al Torino Film Festival 2010.
Alì, interpretato dallo stesso regista Rafi Pitts, è un ex carcerato che, una volta scontata la pena, cerca di reinserirsi nella società. La macchia della prigione lo costringe però ad accontentarsi di un impiego come guardiano notturno, un’occupazione che gli impedisce di vivere appieno il tempo con la famiglia. Alì si sforza per dedicarsi quanto è possibile alla moglie e alla figlia e, mentre queste sono assenti da casa, ne approfitta per recarsi nei boschi di periferia per cacciare. Un momento di rilassante solitudine, dove prendere fiato dalla Tehran caotica e alienante. Una vita non facile, che prende una tragica svolta quando moglie e figlia rimangono coinvolte negli scontri tra dei manifestanti e la polizia. Il già precario equilibrio emotivo di Alì crolla definitivamente e, travolto dalla rabbia, si scaglia contro l’autorità, innescando una serie di eventi che lo porteranno nuovamente nei suoi boschi, ma ora nei panni della preda.
ASCIUTTO - The Hunter è un film “anestetizzato”. Quasi tutti i personaggi non si abbandonano mai a scene di trasporto emotivo e persino il protagonista, sebbene interiormente sconvolto, mantiene esternamente un contegno quasi innaturale. Una scelta espressiva che, sommata al ritmo lento della pellicola, impedisce allo spettatore di lasciarsi coinvolgere nel profondo per Alì, ma che trasmette piuttosto una sorta di disagio emotivo, probabilmente analogo a quello del protagonista immerso in una Tehran così aliena per lui. Del resto il film di Rafi Pitts non è solo la tragica storia di un uomo, ma è anche una diapositiva della realtà odierna iraniana. Gli elementi socio-politici non vengono mai proposti in modo veemente o invasivo, ma sono piuttosto situati con delicatezza sullo sfondo della vita di Alì fino a quando non irrompono nella manifestazione che coinvolge la famiglia del protagonista. A chiarire che il film è più della vita di un ex carcerato ci pensa il regista, che apre i titoli di testa su una fotografia del 1981 che ritrae i pasdaran della rivoluzione islamica del 1979.
PROFONDO DISTACCO – The hunter è però anche diviso in due parti profondamente diverse tra loro. L’evento drammatico che a circa metà pellicola stravolge la vita di Alì produce una profonda lacerazione anche nel film, che da quel punto in avanti cambia registro e ambientazione. Abbandonata la critica alla società, l’attenzione al disagio del protagonista e la Tehran grigia e caotica, prende prepotentemente spazio il verde dei boschi di periferia, prima solo una parentesi per il cacciatore Alì. Qui il tema centrale diventa la natura dell’uomo, in tutte le sue contraddizioni e debolezze. Tuttavia questo stacco violento, sebbene coerente con la narrazione, è anche il limite principale del film. La seconda parte risulta molto meno incisiva rispetto alla prima e vengono meno tutte le dicotomie evidenziate in principio: città/natura, caos/silenzio, ressa/solitudine. Le risposte ai problemi - ma forse anche le domande stesse – sollevati all’inizio rimangono quindi insoluti, lasciando nello spettatore un senso di incompiutezza.
Regia: Rafi Pitts
Cast: Rafi Pitts, Mitra Hajjar, Naser Madahi, Malek Jahan Khazai, Ali Nicksaulat
Nazione: Iran
Anno: 2010
Durata: 90 minuti
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